Avere vent’anni: HELLVETO – Autumnal Night

Il ventennale del debutto della one-man band polacca Hellveto mi dà l’occasione per parlare un po’ di questo progetto, solidamente radicato nell’underground più fosco e in quanto tale poco noto – se non del tutto sconosciuto – ai più.

La storia di Filip Mrowiński, polistrumentista e produttore di tutti i suoi dischi, inizia nel lontano 1995. Fa sorridere quanto diavolo sono cambiati i tempi nel breve volgere di due decenni appena: oggi sarebbe del tutto impensabile (lo sottolineo pure) che passino sette anni (sette anni!) dal momento della nascita di una band – sia essa un progetto solista o formata da più elementi (che si suppongono amici con le stesse identiche vedute) – al suo esordio nel mercato discografico, per piccolo e poco pretenzioso che sia. Nel corso di questi sette anni L.O.N (il suo pseudonimo) ha inciso sette demo, un EP e uno split uscito solo in cassetta con gli ancor più sconosciuti Hergorn. Di questi sette demo e dell’EP, alcuni (la demo Stony Falls of Winter e l’EP Galeon) nemmeno videro la luce, se non in tempi molto successivi in forma rivista e riarrangiata.

Tra l’esordio del 2002 e il 2012, anno in cui il progetto Hellveto ha cessato di esistere, Filip ha pubblicato quindici long playing, 4 compilation (che sono ristampe delle demo, dunque accostabili a veri e propri album), un paio di split ed un altro EP. Dopodiché, quando ha avuto il sentore che il suo percorso con il progetto che gli ha dato senza dubbio notevoli soddisfazioni (andate a vedere la votazione media dei suoi dischi su Metal Archives, è altissima) fosse giunto al termine, ha avuto il coraggio di fare un passo avanti e ha cambiato nome, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi che invece trascinano stancamente le proprie creature anche quando non hanno più nulla da dire e probabilmente non hanno più alcuna rilevanza persino per loro stessi. Ha chiuso con gli Hellveto e ha iniziato un progetto nuovo, scrivendo musica diversa, meno influenzata dal black metal, più epico/pagana, più pomposa. Ha chiamato questa sua nuova entità Neoheresy come il titolo di uno dei suoi dischi uscito nel 2008, come a ribadire che lui è lo stesso artista di sempre anche se non gli interessava più comporre per gli Hellveto, preferendo dedicarsi ad altro.

Insieme agli Enid sono stati proprio gli Hellveto i primi ad ispirarsi palesemente ai Summoning di Minas Morgul e Dol Guldur contribuendo – a mio parere in modo non insignificante – a dare il via a tutto il filone epic/pagan black metal che nel suo caso specifico mantiene forti connotati melodici, sinfonici, con arrangiamenti maestosi ed evocativi grazie al continuo utilizzo di tastiere svarianti tra l’effetto orchestra d’archi, il pianoforte elettrico, il sintetizzatore e l’effettistica pura. Uno che ci mette sette anni a pubblicare il disco d’esordio è chiaro che se lo è studiato a fondo, cercando di acquisire l’esperienza necessaria per raggiungere un simile ambizioso obiettivo evitando di immortalare in cd o vinile un’accozzaglia di porcherie senza contegno.

Autumnal Night è piuttosto lungo: oltre cinquanta minuti suddivisi in otto tracce più due brevi intro ed outro di tastiere epiche e maestose. I pezzi sono tutti studiati fino al limite della ricercatezza, vari per quanto possibile, coinvolgenti con ottime melodie di chitarra rimpolpate come detto dalla forte presenza dei tasti bianchi e neri, la voce in screaming viene spesso accompagnata e raddoppiata dal classico mega-canto vichingo caro a Quorthon, i Bathory essendo un altro punto di riferimento non inessenziale per il buon Filip. La batteria invece è elettronica, ha quel suono un po’ asettico che ne è un distinguo ed è comunque mixata in secondo piano, come ad evitare che venisse notata eccessivamente. C’è, fa il suo dovere e tanto basta.

Si potrebbe obiettare che in seguito questo tipo di black metal è stato fatto centinaia di altre volte, ma non sarebbe corretto negare ad Hellveto il ruolo di capostipite in tutta la faccenda, inoltre, se pensiamo che Autumnal Night non è neanche il disco migliore che ha realizzato, ben comprenderete quante chicche e piccole gemme nascoste nei meandri dell’underground si possano ancora rinvenire. Per quanto mi riguarda io la sua discografia ce l’ho per intero e non sono mai rimasto deluso, specialmente perché con l’andare del tempo è migliorato lui come compositore e sono migliorate anche le tecnologie utili ad accompagnare tutte le sue idee verso una realizzazione completa e soddisfacente. Se vi garba potete cominciare a riscoprirlo fin da questo album, ma se mi chiedete il titolo secco di un suo disco, il classico ne-ha-fatti-tanti-ma-questo-spacca-di-brutto-fidati, cominciate con In Arms of Kurpian Phantom (2004). Vedrete che poi cercherete di ascoltarvi anche tutti gli altri.

Autumnal Night uscì in edizione limitata di 1000 copie per la microscopica label fuoco-di-paglia spagnola Sanguinae Maremagnum, che rimase attiva da Natale a Santo Stefano ed in epoca pre-Discogs il CD arrivò ad essere un Holy Graal, termine diffuso tra i collezionisti per significare un oggetto introvabile sul quale è quasi impossibile mettere le mani. Oggi lo si trova a pochi euro sul suddetto Discogs: anche questo è un segnale che i tempi sono cambiati e il passato non tornerà più indietro. Se ciò è positivo o negativo non lo so e non sta a me dirlo. (Griffar)

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