Brevi recensioni cinematografiche sparse #3

UNDISPUTED 4: IL RITORNO DI BOYKA

Lo so, sono ingiustificabile, ma non lo avevo ancora visto. Chiunque abbia visto almeno uno degli altri due seguiti di Undisputed sa di cosa sto parlando, tutti gli altri dovrebbero interrompere qualsiasi cosa stiano facendo e guardare l’intera saga, partendo anche da quel primo Undisputed che non c’entra niente con gli altri e che può essere rubricato come film vero (regia di Walter Hill, interpreti Wesley Snipes, Ving Rhames, Peter Falk, Michael Rooker… ci siamo capiti). Il vero culto è però il personaggio di Yuri Boyka, che appare a partire dal secondo film e che ha reso immortale Scott Adkins e le sue abilità acrobatiche sovrumane. La particolarità di Undisputed 2, 3 e 4 sono le scene di combattimento, probabilmente tra le meglio girate in assoluto nella storia del cinema occidentale, con piani sequenza e lunghe coreografie, senza shakycam o montaggi schizofrenici, e soprattutto interpretate da gente che sa (fare finta di) lottare sul serio, in primis lo stesso Adkins che credo sia il miglior attore di mazzate mai esistito in questo emisfero. La trama di questo quarto episodio nello specifico non ha assolutamente importanza perché di fronte a Yuri Boyka che tira calci in faccia alla gente tutto il resto scompare. Il mostro finale è Martyn Ford, the scariest man alive, un gigantesco energumeno coi tatuaggi in faccia alto tre chilometri e pesante cinque tonnellate che alla fine ovviamente dovrà soccombere sotto le scariche di calci volanti del Nostro. Imprescindibile.

FREE SOLO

Un documentario sull’impresa di questo tizio che, primo al mondo, si è arrampicato su un monte californiano in free solo, cioè senza attrezzi, corde, rampini etc: in sostanza se perdi l’equilibrio cadi e muori come un pizzarrone. Può interessare giusto tre tipologie di persone: gli appassionati di arrampicata, quelli che guardano il Motomondiale per il solo gusto di vedere un incidente e infine gli psichiatri, che possono divertirsi a classificare tutti i tipi di patologie mentali e comportamentali di cui soffrono i soggetti che rischiano la vita in questo modo.

REIGN OF FIRE

Voi avete mai sentito parlare di questo film? Io sinceramente no, eppure è uscito vent’anni fa e ha come protagonisti Christian Bale, Matthew McConaughey, Gerard Butler ed enormi draghi sputafuoco che arrostiscono le persone in un mondo postapocalittico in stile Mad Max. Non l’avevo mai sentito nominare, non l’ho mai visto passare in televisione, niente. Per carità, alla fin fine non è nulla di che, è un filmettino ad alto budget scritto coi piedi, però visto con disimpegno è divertente e anche solo per le premesse avrebbe meritato un po’ più di notorietà. Da vedere almeno una volta, quantomeno per gli attori e gli effetti speciali.

BLACKKKLANSMAN

Con tutto il cuore: Spike Lee, ma vaffanculo va’.

SPIDER-MAN: NO WAY HOME

Ormai tengo sempre le aspettative bassissime quando guardo un film, così non rischio di essere troppo deluso e qualsiasi cosa positiva arrivi è sempre una sorpresa. Questa volta però ero piuttosto fomentato e mi ero convinto che questo Spider-man fosse un capolavoro. Le motivazioni sono piuttosto semplici: i primi due episodi di questa terza saga erano sorprendentemente riusciti, e inoltre quando No Way Home è uscito ho letto un responso praticamente unanime sul fatto che fosse addirittura il migliore dei tre. Invece meh. Cioè, non è malaccio, ma è troppo confusionario e lascia la sensazione di occasione mancata. Non voglio rovinare niente a chi non lo ha ancora visto, quindi non scendo in particolari, ma qui avevano voluto fare le cose davvero in grande richiamando i protagonisti degli altri film (nota bene: tutti gli altri film) e ampliando il respiro introducendo il concetto di multiverso. Però gestire così tanti elementi e così tanti personaggi non è semplice, e alla fine finisce tutto un po’ in caciara con una scontatissima royal rumble tra buoni e cattivi. Le sorti del film sono comunque risollevate dallo spessore dei cattivi, soprattutto l’inquietantissimo Willem Dafoe che riesce a fare veramente paura. Menzione speciale per le apparizioni a sorpresa di Daredevil all’inizio e di Tom Hardy/Venom alla fine.

J. EDGAR

È il film di Clint Eastwood sulla vita del fondatore dell’FBI, interpretato da Leonardo Di Caprio. Parte con le migliori premesse ma finisce per girare a vuoto lasciando in definitiva un senso di incompiutezza. Il fatto è che J. Edgar Hoover è una delle figure più complesse e fondamentali del Novecento statunitense, quindi le implicazioni e gli argomenti da affrontare in sole due ore sono più o meno infinite, e non si scappa: bisogna sceglierne qualcuno lasciando in ombra altri. Eastwood invece non prende decisioni in tal senso, quindi il film cerca di abbracciare l’intera esistenza di Hoover allo scopo disperato di raccontare il più possibile – e quindi, alla fin fine, non raccontando niente. Però, tra tutti gli aspetti della sua vita, ce n’è uno che viene sviscerato più degli altri: la sua (peraltro supposta e per nulla confermata) relazione omosessuale con l’agente Tolson, il suo vice. Non viene mai citata, che so, l’appartenenza di Hoover alla massoneria, di cui fu membro del 33° (e quindi ultimo) grado, ma qui bisognerebbe aprire un’altra parentesi per cui la massoneria non viene praticamente mai neanche citata nei film di Hollywood, anche riguardo personaggi nella cui vita ha avuto grandissima rilevanza. Invece le insinuazioni sui rapporti amorosi con l’agente Tolson sì. Dispiace, perché il film ha ritmo e respiro da cinema americano classico, e sarebbe potuto essere molto meglio di così. (barg)

7 commenti

  • Reign of fire. L’ho visto al cinema quando è uscito. eravamo 3 in sala. La settimana dopo il cinema è fallito.

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  • Reign of Fire visto al cinema anche io. Che porcata. Però begli effetti

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  • Carissimo , mi articoli Blackkklansman ? .. dato che a me è piaciuto .. grazie.

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    • Certo: la cosa che più mi ha infastidito è lo sguardo polarizzante sulla realtà. I bianchi sono tutti brutti, sporchi, laidi e stupidi mentre i neri sono tutti bellissimi, intelligentissimi, sensibili e statuari, con quelle riprese in primo piano che sembrano uscite da una caricatura di Leni Riefenstahl. È chiaro che nessuno ha delle simpatie per il KKK, intendiamoci, ma se vuoi far passare un messaggio, un qualsiasi messaggio, non puoi rappresentare la realtà così in bianco e nero. Mi si dirà che è una commedia e quindi giustamente i personaggi sono rappresentati in maniera caricaturale, però questo vale solo per una parte. L’ideologia di cui il film è carico è figlia di tutto quel movimento neanche più sotterraneo che si agita negli Stati Uniti, che senza mezzi termini proclama la superiorità di una razza (la nera) sulle altre, o perlomeno sulla bianca. Hollywood ne è intrisa: in “Don’t Look Up” si citava ad esempio la teoria secondo cui i bianchi sono discendenti di alcuni neri malformati e geneticamente deboli che si sono rintanati nelle grotte perché non riuscivano a stare al sole (al contrario del “ceppo principale”, che al contrario è forte e sano). E tutto questo Spike Lee lo tratta con vena rancorosa, perché lui probabilmente è persona rancorosa, e in sovrappiù durante una commedia, che per colpa di tutto questo non fa ridere ed è carica di significati e messaggi buoni al massimo per un’assemblea d’istituto. L’assunto comunque rimane uno solo: qualsiasi ideologia venga dagli Stati Uniti è spazzatura, gli americani non sanno costruire un discorso complesso e ragionano come bambini; quindi continuino a fare film con inseguimenti, esplosioni e cowboy, perché quello sono e quello gli riesce meglio.

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      • mamma mia non si può più guardare niente da almeno 5 anni a sta parte, TUTTO così viene fatto, è ridicolo

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      • Scusa ho letto solo ora ..
        Che ci sia un “ribaltamento” del “colore” inferiore , soprattutto in ambito culturale in america è abbastanza evidente ..
        come è evidente anche la rancorosità di Spike lee…. anche se il film non lo butterei del tutto .. qualche auto ironia
        sulla blackexploitation c’è .. il tributo alla ragazza bianca alla fine .. non è proprio vero che tutti i bianchi son brutti sporchi
        e cattivi .. certo quelli del Klan .. ci mancherebbe .. red neck ignoranti e violenti e .. strumentalizzati ..
        vero che i neri sembrano tutti belli fighi potenti .. ma cmq la verità su quanto fatto a i neri in america e il razzismo in tutto il mondo non si può negare .. certo se vuoi combattere il razzismo devi rendere tutti uguali .. ne mejo ne pegio .. se no ..
        per dirti ho visto un video su otubbo .. di quelli che mentri sei seduto sul cesso fai girare per svagarti 30sec .. dove c’era una bella ragazza nera che assaggia il suo pasto e pensava .. non sento il gusto ! ho il covid .. ? poi guarda il marito che le sorride ai fornelli e pensa .. ah no ho sposato un bianco …. ma vaffanculo .. va .. te e tutti i rapper neri coperti d’oro circondati da gnocche e basta ..che parlano dei “fratelli” .. ma poi magari ai poveracci che campano di stenti e prendono calci dai poliziotti bianchi perché girano su macchine di merda e non limo .. non danno un centesimo .. insomma .. la questione è complessa ..
        per chiudere su Spike Lee .. ho visto un Documentario su Tarantino e parlano della polemica del Nostro vero il fatto che in Django (e altri film) si usa la parola Negro troppe volte … fantastica la risposta di Jamie Fox (e la sua imitazione di Spike Lee) ..ultima cosa .. anche questa storia che tra di loro si chiamano “negro” .. penso alle parole di Coach Carter (guarda caso interpretato da Samuel Jackson) “Negro è un termine denigratorio usato per insultare i nostri antenati. Se fosse un bianco a dirlo, sareste pronti a picchiarlo. Usandolo , insegnate a lui ad usarlo. State dicendo che è ‘fico’. Beh , non è fico..”

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  • una cosa traspare quasi sempre dai film e dalle dichiarazioni di Spike Lee: questo omino incattivito soffre di enorme senso di inferiorità.

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