ItalianoChitarra [GRIFFAR]

(ItalianoChitarra raccoglie i piùdi5menodi10 dischi italiani a cui ognuno di noi è più legato affettivamente)

ABORYM – Kali Yuga Bizarre (1999)
È il disco più completo e mirabolante uscito in Italia in tutta la storia del black metal. Sul podio a fargli da paggi ci sono Stelle senza luce del Movimento d’Avanguardia Ermetico e la demo The Black Diamond Gates degli Adversam. Solo che Kali Yuga Bizarre ha qualcosa in più, ha veramente un feeling diabolico, malvagio, funesto come pochissimi altri scandinavi o francesi, con riff uno migliore dell’altro ed almeno tre pezzi che in un’ipotetica classifica dei migliori brani black metal di sempre entrano in top 30: Roma Divina Urbs, Horrenda Peccata Christi e Darka Mysteria. Come Fabban e compagni siano riusciti a sfornare cotanto capolavoro lascia basiti, visto che già il successivo Fire Walk With Us non vale neanche la metà, e successivamente sono pure peggiorati. Un’autentica one hit wonder… ma che wonder, gente! E comunque nel black metal noi ci siamo sempre fatti valere, sia chiaro. Se mi metto a citare tutte le band valide facciamo il 2023.

ACQUA FRAGILE – Mass Media Stars (1977)
Io adoro il progressive rock italiano anni ’70, non mi metto a far tanti nomi altrimenti facciamo il 2024 (prima bisogna finire quelli black metal, naturalmente). Allora perché non citare uno per tutti un gruppo sconosciuto ai più, modenese, che riprendeva in modo egregio la musica dei Genesis (altro gruppo per me iconico) rivisitandola in modo personale, un po’ meno intricato, sempre elegante ed orchestrato con superba maestria? Ascoltate e approverete.

ADRAMELCH – Irae Melanox (1988)
Non posso non essere affezionato a questo disco, impossibile lasciarlo fuori dalla lista. Ne lessi la recensione entusiasta sul defunto (e rimpianto) H/M, cioè la prima rivista italiana che osava parlare di heavy metal uscendo nelle edicole con King Diamond in copertina, che magari trovavi a fianco di Famiglia Cristiana… m’immagino lo shock delle vecchiette dell’epoca. L’ho cercato per mari e per monti fin da subito, e non l’ho trovato fino ai primi anni 2000, quando alla fiera del vinile a Novegro riuscii a trovare un tizio che ne vendeva una copia, nuova, incellofanata. La pagai 200mila lire, e me la sono rigirata tra le mani non so quante volte, con anche qualche lacrima. Al gruppo sono rimasto affezionato e gli ho comprato tutti i dischi. Ma Irae Melanox è il loro capolavoro, e per me il modo in cui hanno suonato epic metal loro non è mai stato eguagliato da nessun altro al mondo.

ELIO E LE STORIE TESE ‎- Italyan, Rum Casusu Çikti (1992)
Adoro anche la musica demenziale, naturalmente. Mai perso un Festival di Sanscemo al Palacavolfiori a Torino, finché lo si è fatto lì l’evento era strapieno di gente, poi hanno fatto la minchiata di portarlo a Milano e da lì è morto in un paio d’anni. Elio è quello che ha sdoganato la musica demenziale in Italia, anche se Skiantos e Squallor avevano già tracciato la via, e molti altri sono seguiti, dai Powerillusi ai Karamamma, dai Prophilax a Leone di Lernia e cento miliardi ancora. Italyan, Rum Casusu Çikti è il loro disco più bello, fino a Cicciput sono uscite solo perle, li ho visti dal vivo una decina di volte sgolandomi in ognuna. Peccato per la deriva politicizzata che ha caratterizzato i loro ultimi anni di vita, ma glielo si può perdonare: chi ha scritto Essere donna oggi, Urna, Uomini col borsello e Servi della gleba merita un posto d’onore nella storia della musica. Il fatto che siano anche tutti musicisti dalla tecnica impressionante contribuisce e non poco.

RINO GAETANO – La Storia (1998)
Tra i pochi cantautori italiani pop di successo che io sia mai riuscito a sopportare; col tempo, la paglia e il maturar delle nespole il gradimento si è tramutato in stima. Il ragazzo era un visionario, andava controcorrente, e in un mondo ancora intriso di perbenismo democristiano osava l’inimmaginabile (Gianna è la prima canzone in assoluto presentata al Festival di San Remo ad includere la parola SESSO nel testo, per quei tempi una follia). Più passa il tempo e più penso che fosse un genio, strappato alla vita dal fato avverso troppo presto. Oggi avrebbe una settantina d’anni; chissà che musica e che testi scriverebbe, o come commenterebbe questi tempi odierni.

MGZ – Cambio Vita (1994)
Mauro Guazzotti aka MGZ, un punk contestatore, folle, nichilista, oltre le righe. Nel 1994 pubblica il suo disco migliore, quel Cambio Vita di cui si sta parlando. Testi polemici, corrosivi, cantati con un sarcasmo ed un disprezzo totale per la società che lo circonda. Brani feroci sebbene orecchiabili, punk con forti connotati elettronici, voci impazzite che svariano dalla nenia infantile allo screaming black metal (incredibile, vero?). Al suo attivo una decina di dischi, ma se volete ascoltarne solo uno dev’essere questo. Dal vivo, poi, un vero personaggio.

ENNIO MORRICONE – Film music 1966/87 vol. 1 & 2 (1988)
Di Morricone si è già parlato: un genio creativo come ne nascono pochi, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra, professionista della musica a tutto tondo. Di solito lo si venera per le colonne sonore dei film della Trilogia del dollaro di Sergio Leone ma oltre a quelle (che sono capolavori, naturalmente) ci sono decine di pezzi storici che in questa raccolta uscita in doppio CD per Virgin records trovate tutti: Sacco e Vanzetti, The Mission, Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Le marginal, Il mio nome è nessuno, C’era una volta il West e tanti altri, tutti parimenti capolavori.

NECRODEATH – Fragments of Insanity (1989)
Cioè uno dei più grandiosi dischi thrash di ogni epoca, picco assoluto in una scena che comprendeva altri enormi nomi come Bulldozer, Schizo, Nuclear Symphony, Incinerator, Deathrage, Creepin’ Death, Headcrasher e via discorrendo. È un disco che conosco a memoria nota per nota e parola per parola, che poteva (poteva? Può ancora, che cazzo!) tranquillamente dare del tu a icone come Endless Pain o Obsessed by Cruelty o Morbid Tales. Oggi non è più così, e meno male, ma in quegli anni i Necrodeath non se li cagava nessuno tranne i thrasher VERI, quelli che se ne infischiavano se anziché tedesco o americano eri un genovese come ti capita di trovarne in spiaggia d’estate. Hanno fatto altri dischi buoni o anche molto buoni, ma Fragments of Insanity è irripetibile, è lassù dove non osano nemmeno le aquile.

NEGAZIONE …Lo Spirito Continua… (1986)
Impossibile non citare gli alfieri di una scena, quella hardcore torinese, che oltre a loro comprendeva gente come Declino, Indigesti, Franti, Nerorgasmo, Kina, Peggio Punx e svariati altri. Avevo 14-16 anni, ero il ribelle nell’anima che sono ancora adesso (oggi magari meno esagitato), si andava con gli amici a vedere i concerti a El Paso, centro sociale (uno dei primi in Italia) quando questo termine aveva ancora un senso. Ho imparato a pogare da quella gente, tutti ragazzi forsennati senza che mai nessuno si facesse male per niente. Dove tutti si facevano i cazzi loro, e se ci andavi con una maglietta degli Slayer non fregava nulla a nessuno. Mi sembra quasi di parlare di un altro mondo. (Griffar)

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