Avere vent’anni: VERMETH – Your Ruin…

Che il black metal francese uscito sotto l’egida Les Legions Noires, o meno sciovinisticamente Black Legions, sia tra le cose più marce, putride, disgustose, ripugnanti e obbrobriose mai concepite da mente umana penso sia risaputo. Non penso ci sia bisogno di spiegare chi fossero i gruppi nello specifico o quali fossero le gesta dei vari Meyna’ch, Vordb e compari. Straordinario come ci sia stata un’aggregazione di malati di mente di quel livello, tutti nello stesso posto ed in contemporanea: noi blacksters abbiamo potuto beneficiare di questa congiunzione astrale martoriandoci i timpani con dischi ultraleggendari e dedicati ad una ristretta cerchia di ascoltatori disposti a sottoporsi a tanto strazio. Tra questi malati impossibile non includere The Black Lord Beleth’Rim, chitarrista e cantante nei Torgeist assieme a Vordb ed altri tizi, band leggendaria con all’attivo due demo (ristampati in vinile da Drakkar qualche anno fa) e il leggendario split con i Vlad Tepes Black Legions Metal, CD che credo sia uno più ricercato di ogni tempo dai collezionisti.

Terminata l’esperienza con i Torgeist, Black Lord aveva portato avanti il suo progetto dark ambient Amaka Hahina, roba che fa seriamente dubitare delle facoltà mentali di chi l’ha composta e che, per quanto mi riguarda, è indigeribile. Per chi fosse interessato, tutte le sue uscite sono fuori per Drakkar e credo si trovino ancora. Consapevole però di non aver esaurito la sua follia black metal con i Torgeist, il Nostro si è inventato il progetto solista/solitario Vermeth, il cui debutto nel 2001 fu abbastanza sorprendente perché se ne parlò pochissimo e perché Drakkar non si sbattè più di tanto a promozionarlo, “tanto è roba per pochi”, credo abbia pensato Noktu. Di Your Ruin… possiamo tranquillamente parlare come l’ultimo picco musicale uscito in terra francese a nome Black Legions. Vero, negli anni Belketre, Vordbr, Moevot ed altri hanno continuato a pubblicare dischi, sporadicamente. Ma su questi livelli non c’è mai più arrivato nessuno. Your Ruin… è l’epilogo delle Black Legions, di quelle vere. Uno degli apici di tutto il filone, per di più.

La intro è un coacervo di voci mostruose che ti portano laddove l’unica cosa che regna è il male assoluto. Subito dopo cominciano i brani veri e propri, che sono solo sei. Il disco, compreso intro e outro, dura trentadue minuti. I suoni delle chitarre sono fangosi, putridi oltre l’immaginabile. La batteria proviene da zone remote di boschi oscuri popolati da entità malvagie, le voci sono… demoniache? Forse oltre. Forse peggio. Il basso è distorto ed inglobato nelle ritmiche della chitarra, che costruisce semplici riff costituiti di poche note suonate in modo monotono spesso in monocorda, alternati a pezzi più cadenzati suonati ad accordi aperti con alte percentuali di stile punkeggiante. Non c’è nulla che vagamente somigli ad una melodia, i brani sono brevi, essenziali, spogli, quasi del tutto privi di arrangiamenti, piuttosto simili l’un l’altro sia per impostazione compositiva che per il responso sonoro finale.

Necessario ribadire che ci si muove in un contesto che più estremo non si può, e che tutti i gruppi Black legions rifiutavano nel modo più assoluto qualsiasi sfoggio di tecnica, anzi: meno si sapeva suonare meglio era, perché così il risultato sarebbe stato più genuino, vero e credibile. Per questo, nel suo ambito Your Ruin… dei Vermeth è un capolavoro oramai insuperabile. Qualcuno che ha provato a suonare di nuovo in questo modo c’è stato, ma gli è mancato il background: non puoi suonare oggi (o dieci anni fa, è uguale) quello che suonavano questi gruppi tra i venticinque e i venti anni fa senza sembrare uno che si spara le pose e se la tira da cattivone. I Vermeth hanno distrutto tutto, l’ultimo pilastro rimasto in piedi lo hanno edificato loro, tutto quello che è venuto dopo (compreso il loro secondo disco Suicide or Be Killed uscito nel 2008, ad oggi ultimo episodio discografico) non ha più avuto lo stesso carisma, la stessa potenza, lo stesso morboso fascino di questa mefitica collezione di brani.

Il disco uscì in CD in una tiratura di mille copie (c’è anche una versione in LP, ma non si è mai capito bene se fosse ufficiale oppure no). Non è mai stato ristampato, si trova ancora qualche copia su Discogs a prezzi dai 50 euro in su. Nemmeno tanti, a pensarci bene. (Griffar)

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