Macinatura fine: PLEBEIAN GRANDSTAND – Rien ne Suffit

Mi è capitato più di una volta di navigare su Amazon e di imbattermi in oggetti spacciati per idonei a finalità a dir poco assurde. Ad esempio alcuni deodoranti stick all’allume di rocca (particolarmente in voga fra gli ambientalisti ma anche fra coloro che non hanno alcun desiderio di attenuare la letalità delle proprie ascelle) sono indicati fra gli accessori per la rasatura, e, a detta dei singoli rivenditori che ne hanno curata la descrizione, cicatrizzerebbero i piccoli tagli che un rasoio tradizionale può provocare. Non è vero niente. L’allume di rocca si compra in blocco, solitamente da novanta o da cento grammi, e gli stick deodoranti oltre a deodorare ben poco non cicatrizzano nemmeno la fava. Certo, puoi ad ogni modo acquistarne uno e provare, e al limite restituirlo. Ma perché fare così quando si può acquistare a botta sicura documentandosi un minimo? L’esempio più lampante che mi sovviene sono però i macinacaffè economici, assai utopistici se ci si intende davvero macinare il caffè come un caffè meriterebbe d’esser macinato. Ma, se in fin dei conti ne fuoriesce sminuzzato, loro mica hanno detto niente di sbagliato.

A un modico costo compreso fra i venti e i quaranta euro è possibile portarsi a casa un macinacaffè elettrico che altro non è che un macinapepe, noci, mandorle o qualunque cosa vogliate introdurvi, presentato infine dal rivenditore come un macinacaffè per il semplice fatto che questi ultimi sono normalmente assai più costosi. E dunque evitati come la peste. A ragion veduta, chi è alla ricerca di un macina caffè e intende spender poco, s’accontenterà e avrà il suo oggetto del desiderio. Ma quello che toglierete dall’imballo originale non sarà mai un macinacaffè, ricordatevelo.

Ho utilizzato uno di codesti aggeggi per oltre due anni, ottenendo, a seconda della tostatura dei chicchi, risultati molto più alterni di quanto possiate immaginare. È del tutto impossibile che ci restituiscano una macinatura idonea ad estrarre il miglior espresso, sia chiaro; ma ci si può andare discretamente vicino se s’azzecca quel genere di miscela – pur sempre di buona qualità, oltre che omogenea – che il falso macinacaffè sarà in grado di lavorare come meglio può. Altrimenti si avrà a che fare con grossolane macinature da moka, che, una volta introdotte nel porta filtro, non faciliteranno affatto l’estrazione nei tempi e nei modi richiesti. E vi berrete uno sciacquone alla tedesca.

La mia vita di caffeinomane è profondamente cambiata allorché sono passato all’apparecchio originale. Il macinacaffè sta alla macchinetta del caffè come l’obiettivo sta alla reflex: molti si comprano una macchina fotografica costosa e ci montano davanti il più economico dei sottobicchieri, e qui, allo stesso modo, si tende a risparmiare sul fondamentale ignari dei risultati che seguiranno. Il macinacaffè che intendo presentarvi e consigliarvi è dotato di un serbatoio superiore, solitamente in grado di contenere oltre 350 grammi di chicchi, e, al di sotto del marchingegno che trita la materia prima, di un ausiliario serbatoio di raccolta i cui contenuti sono regolamentati da sole due manopole. La prima ha il compito di scegliere il grado di precisione della macinatura. Un’alta macinatura restituirà un caffè ideale per l’espresso; un livello intermedio favorirà una buona moka, e un basso livello di macinatura andrà benone per quei filtri che personalmente non ho mai adoperato (i medesimi che si usano per cicoria o tisane, per intenderci) e che mai adopererò. La seconda, dotata di alcuni led di segnalazione a forma di chicco i quali ne rafforzano e ne esaltano il moderno design, regolerà la quantità di caffè macinato: modalità libera tramite pulsante start-stop, oppure a intervalli di n secondi. L’utilizzo di codesto macinacaffè è esemplificato quanto la sua periodica manutenzione e pulizia. Pulizia che, nel caso dei macinatutto da venti euro, oltre che dispendiosa era particolarmente rischiosa in quanto l’acqua entrava facilmente in alcune intercapedini di plastica del tappo, rischiando di generare in secondo luogo una vistosa muffa.

Il mio Gaggia qualche difetto ce l’ha, sia chiaro. Innanzitutto si deve avere l’accortezza di stringere il coperchio (aperto al centro) del serbatoio di raccolta prima di reinserirlo nell’alloggio, altrimenti si andrà a sforzarne l’incastro, incoraggiando usura ed eventuali rotture che potrebbero presentarsi anzitempo. In secondo luogo nominerei il libretto d’istruzioni, sempre un po’ confusionario come già sperimentato all’acquisto dell’ottima macchina manuale Carezza Deluxe, firmata dalla medesima casa produttrice milanese.

In definitiva un must have per tutti gli appassionati, ma, se siete alla ricerca del top di gamma definitivo, come è riuscito a ridurmi in nanoparticelle tutt’e due i coglioni il nuovo Plebeian Grandstand direi che in commercio non c’è niente di niente. Grazie ancora Macron. (Marco Belardi)

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