R.I.P. Hank von Helvete (1972-2021)

Non si capisce ancora bene come e perché (si scoprirà prima o poi, se dovesse interessare a qualcuno), ma ieri se n’è andato Hans Erik Dyvik Husby, meglio conosciuto come Hank von Helvete e per essere stato il cantante più carismatico della leggenda che sono stati i Turbonegro.

Difficile essere teneri con la parabola di una persona per cui ho perso, artisticamente parlando, interesse una decina d’anni fa, ma di fronte al grande silenzio bisogna riconoscere gli alti e lasciar perdere i bassi di qualsiasi carriera. Va quindi dato merito a Hank di aver raccolto i Turbonegro, nel 1993, come una realtà underground e averne fatto, nel giro di pochi anni, un culto più o meno planetario. Non è operazione che riesca a molti, e va anche detto che Hank ne pagò un prezzo piuttosto alto sotto forma di varie dipendenze, che lo portarono quasi all’altro mondo e a un faticoso percorso di riabilitazione. In seguito ci fu la fiammata della reunion temporanea, e poi notte fonda. Ma se il gruppo ha continuato a campare anche dopo il suo ritiro, metà del merito va dato a lui.

Su ciò che accadde dopo, tra carriere soliste e apparizioni televisive, meglio calare un velo pietoso; la vita, come dicevo, è troppo corta per insistere sui difetti dei morti. Dicevo tempo addietro che il potenziale critico di Hank mi ricordava quello di Paolo Poli, con la sua omosessualità apparentemente giocosa ed invece distruttiva (con la differenza che Hank non mi pare fosse omosessuale, e faceva sua, in qualche modo, la battaglia di altri). Ecco, oggi la parabola di Hank mi ricorda quella di un suo grande amico, lo scrittore Ari Behn, che nel 2001 si fece sbattere fuori a pedate dal caffè del teatro nazionale di Oslo dopo aver urlato alla borghesia tutta che lui “era il vino nuovo” e li avrebbe presi a calci in culo. A questo manifesto decisamente turbonegriano, seguirono un paio di brutti libri, un matrimonio e un divorzio con la secondogenita del re, e una vita di tabloid fino al suicidio l’anno scorso. Ma anche Behn, come Husby, va ricordato per quel poco (o tanto) che è riuscito a darci nel mezzo di tutto il resto. Che la terra sia lieve all’uno e all’altro, e speriamo che stiano bevendo un po’ di quel vino nuovo insieme, adesso. (Giuliano D’Amico)

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