Fartwork: THERION – Theli

Buonasera a tutti, cari wrestler wannabe, e benvenuti in un nuovo ed avvincente episodio di Fartwork, la rubrica di Metal Skunk sulle copertine fatte con lo stesso amore che hanno i My Dying Bride per la vita.

Dovete sapere che nel quartiere della cittadina svedese dove abitava Christofer Johnsson (leader dei Therion) quando era piccolo, c’era un bullo di nome Korkko. Era alto, largo come un divano letto IKEA, due bistecche di brontosauro al posto delle braccia e aveva deciso, col consenso dei genitori, di fermarsi con gli studi alla prima elementare perché secondo lui aveva già imparato tutto ciò che c’era da imparare per avere una vita lunga e soddisfacente. Fosse stato un borgataro dei giorni nostri avrebbe sicuramente scritto “Università daa Strada” alla voce “titolo di studio/istruzione” del profilo Facebook.

Infatti Korkko era molto ignorante, sapeva a malapena leggere, a stento parlare, ma soprattutto era un violento. Bastava che qualche suo coetaneo gli passasse di fianco senza salutarlo (saluti che prevedevano di default inchini e complimenti lusinghieri, se non qualcosa di più) che lui lo prendeva e dopo due/tre giravolte in aria lo gettava in un cassonetto dell’umido (perché si sa, in Svezia la differenziata c’era già all’epoca).

Insomma tutti i bambini ne erano terrorizzati, tutti compreso il nostro Christofer Johnsson; il quale però, più paraculo della media dei suoi coetanei, cercava sempre di fare strade secondarie e poco battute per non incontrarlo.

Un bel pomeriggio di primavera però, Christofer, mentre faceva una delle sue strade secondarie e poco battute di ritorno da scuola, restò col piede sinistro intrappolato in un cespuglietto di rovi, e per tirarlo fuori da quel groviglio si graffiò tutta la caviglia e il malleolo.

Maledetti pantaloni alla pescatora! –  strillò il giovane Christofer, mentre si passava una salviettina bagnata sui graffi.

Ehi… mio papà è pescatore” – disse qualche istante dopo una voce roca e gutturale alle sue spalle.

Il giovane Christofer si voltò: era Korkko. Tutto incazzato, a petto nudo, che si scrocchiava le dita con la classica aria da badass dei film.

Christofer era nel panico più completo: “Ehhm… c-ciao Korkko… n-non volevo offendere t-tuo pa-pà e la risp-ettabilissima c-ategoria dei pescatori, sc-scusa… m-ma tu che ci fai qui?”

Korkko gli si avvicinò minaccioso, scrocchiando il collo stavolta: “Stavo andare sulla via principale per menare altri bambini quando sentivo una voce di una femminuccia che frigna e sono venii qui, e trovare te con graffio e salviettine da omosesqualo. Tu abbisogna che tu diventi vero uomo!

Nonostante il sanguinamento di orecchie per la quantità di errori morfosintattici e tempi verbali sbagliati (che si andava ad aggiungere al sanguinamento delle ferite causate da quel cespuglietto di merda), Christofer riuscì a fare un balzo all’indietro: “Ehm, su-suvvia Korkko, come p-posso diventare io un vero uomo, n-n-nessuno è un vero uomo al tuo cos-petto!

Ma niente, le lusinghe questa volta non funzionavano: Korkko era ancora all’asciutto quel giorno, e si avvicinava sempre di più con un’estrema e animalesca urgenza di menare le mani.

Stava quasi per afferrare Christofer per il colletto della camicia e fargli fare la giravolta della morte quando qualcosa lo bloccò: aveva notato sulla cartellina della sua nuova vittima una toppa con su scritto “Teatro Comunale di Stoccolma”.

Sì, perché Christofer, nonostante la giovanissima età, aveva messo su una piccolissima compagnia con alcuni amichetti del quartiere. Korkko si era bloccato perché “Comunale” e “Stoccolma” forse sì, ma quell’altra parola (TEATRO) non l’aveva mai sentita.

Te-a-tro? Cosa essere Teatro?” –  disse Korkko assai perplesso, e assumendo un’espressione che lo rendeva assai brutto (non che fosse Alain Delon normalmente) oltre che stupido.

Christofer, dopo gli istanti di completa apnea per l’avvicinarsi di quel bisonte, riprese un momento fiato:

Il teatro? Ah, certo, sì: allora Korkko, il teatro è un posto dove la gente va a vedere altra gente che fa spettacoli… sì, spettacoli, in cui solitamente ci si traveste, si recita, ci si maschera!

“Maschera!?” – esclamò Korkko mentre un sorrisetto, ingenuo e infantile, per la prima volta dopo non si sa quanto tempo, appariva su quel viso da orco – “Maschera con maschere?

Christofer non capiva cosa stesse accadendo: “S-sì… maschera con maschere, sì… ma perché me lo chiedi?”

Korkko era raggiante: “Mia mamma regalato me maschera perché dice che io troppo brutto. Io portare sempre maschera prima di andare a letto… aspetta io prendere e faccio vedere!” – e così dicendo, il giovane bullo corse a perdifiato in direzione del lotto di case popolari in eco plexiglass (sempre avanti sti svedesi) dove abitava.

Christofer, molto confuso, molto spaventato ma non un cretino, approfittò per darsela a gambe.

Tornò a casa, mangiò un panino, fece i compiti, ripensò a quanto se l’era vista brutta con Korkko, si fece venire quasi un infarto al solo pensiero di ritrovarselo di nuovo davanti a brutto muso e con quel fare minaccioso, e la sera, calmatosi, andò a teatro, per una riunione coi suoi amichetti teatranti.

Nel bel mezzo della riunione, la porta del Teatro Comunale di Stoccolma venne giù, con un tonfo. Tutti si voltarono spaventati: era Korkko, a petto nudo come quel pomeriggio ma con una maschera da… boh?

Christofer spalancò gli occhi, incredulo: “K-korkko, ma, s-sei tu?”

“Non sono Korkko, sono cerbiatto stronzo. Così chiama mia mamma!” – rispose Korkko, ieratico e fiero.

Christofer non sapeva che fare… ma se l’alternativa era farsi gonfiare di botte, tanto valeva scritturarlo:

“Ehm- sì, il cer-biatto stronzo, come ho fat-to a non pensarci! Wow! Stavamo proprio pensando di mettere in scena la storia del cerbiatto stronzo che salva la principessa cerbiatta, giusto ragazzi?”

“Giustissimo!” – fecero gli altri teatranti, all’unisono e impauriti.

Sei contento, Korkko? Sarai il protagonista!” – disse Christofer dando una forzatissima pacca amichevole sulle spalle del bullo

Porta agonista? YOOOOO!” – urlò bestialmente Korkko, facendo tremare metà Stoccolma.

Ovviamente lo spettacolo non andò mai in porto: alla seconda prova Korkko inciampò goffamente su una scenografia rompendosi tutte e due le ginocchia (con leggero compiacimento di tutti gli altri giovanotti teatranti sue ex vittime, forse c’era pure lo zampino di uno di loro dietro quel tragico incidente, chissà) e la sua futura e soddisfacente carriera nel mondo dello spettacolo finì così, in un nulla di fatto e con due rotule fratturate.

Ma di lui resta la meravigliosa posa, fiera e a petto in fuori, che altro non è che la copertina di Theli, l’album più celebre della band svedese.

Vi e piaciuta? Alla prossima! (Gabriele Traversa)

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