NIEDERGANG – Átkoskönyv

Átkoskönyv è il terzo full lenght per gli ungheresi Niedergang, attivi già da quindici anni e con alle spalle una produzione non sparuta, costituita da quattro demo, un EP, uno split e una raccolta di pezzi vari, oltre ai due album Delirium Aeternum (2013) e Átszellemülés (2016). Di tutto questo si è sempre e solo occupato il factotum Whisper, che si è fatto dare una mano da un batterista solo in occasione dei due CD mentre prima suonava da solo tutti gli strumenti. Sinceramente nulla di quanto composto in passato è indimenticabile, per come la vedo io. Non musica brutta, nemmeno memorabile… nella media.

Ora sono passati cinque anni, dietro alle pelli non c’è più Sadaist (sic) che è stato rimpiazzato dall’onesto Nekrofagus, ma alla fin fine il progetto Niedergang appartiene a Whisper, e il resto è solo contorno. Stranamente in Ungheria il black metal non gode di grande tradizione, sebbene due dei gruppi maggiormente indicati per aver segnato la via alla nascita del black metal vero e proprio siano proprio ungheresi (Root e Tormentor). I migliori sono i Sear Bliss, ci sono anche i Verzivatar che però pubblicano qualcosa ogni morte di papa, gli Hænesy stanno crescendo benino, e pochi altri; ma se pensiamo che l’Ungheria è in piena Mitteleuropa, a un tiro di schioppo da Slovacchia e Repubblica Ceca nonché storicamente legata all’Austria, e se pensiamo a quanto fiorenti siano quelle scene e quanti gruppi importanti/fondamentali siano usciti dai loro vicini di casa, un po’ sorprende.

Átkoskönyv è di gran lunga il loro disco migliore. Il tempo non è passato invano, i sei brani sono interessanti anche se avrei preferito una produzione più aggressiva e un’incisività maggiore nei suoni delle chitarre, che sembrano più appropriati per una rock band piuttosto che per un’entità satanica e blasfema devota al black metal. Le sovraincisioni sulle note alte che sdoppiano la ritmica sono interessanti, ma se fossero state più cattive il risultato finale ne avrebbe giovato di sicuro. Molto bello il suono del basso che ha il suo giusto spazio, onesto il lavoro del batterista che non s’inventa niente di straordinario, tradizionali le vocals mutuate dalla classica impostazione norvegese.

Fatta eccezione per la intro influenzata in modo smaccato da Nordavind degli Storm, con quella melodia pagan folk accattivante ma che col resto del disco c’entra un cazzo di nulla, il resto dei sei brani (l’interludio e la outro lasciamoli perdere, del tutto insignificanti) hanno un certo sentore di Satyricon, caratteristica che appartiene anche ai loro conterranei Sear Bliss. Si vede che in Ungheria sbarellano per la musica di Satyr.

Lo schema compositivo è molto simile alla band di Nemesis Divina: per la maggior parte del tempo le ritmiche sono a velocità sostenute, deficitano di diversificazione compositiva ma non se ne sente ‘sta gran mancanza, perché i riff alla fine sono melodici quanto basta, costruiti bene ed armonizzati con sapienza, gradevoli sia nelle sfuriate più veloci (che, ripeto, prevalgono) sia nelle sezioni meno tirate, comunque suonate a velocità di metronomo non soporifera. Con questo sistema Whisper riesce a maneggiare brani di una certa lunghezza senza scadere nel rompimento di palle – l’highlight del disco è probabilmente A Megkeseredett Időtlenség Megidézése che è un pezzo da nove minuti – e tutto il disco scorre via piacevole senza che gli si possa trovare difetti strutturali importanti. Whisper ci ha messo quasi quindici anni di gavetta ma un disco di cui andare fiero alla fine è riuscito a scriverlo, meglio per lui.

Vale sempre lo stesso discorso: non sarà Átkoskönyv a proiettare il nome di Niedergang nell’Olimpo dei maestri del black metal, e se ascoltate o comprate pochi dischi all’anno questo album è tutto fuorché fondamentale; mi fa comunque piacere scriverne, primo perché il ragazzo con tenacia e applicazione è riuscito a produrre musica che, anche se non lascia a bocca aperta e non ti fa inginocchiare davanti allo stereo, un certo suo perché ce l’ha, secondo perché non avete nemmeno idea di quante porcherie inascoltabili escano a getto continuo che dovrebbero essere buttate nella più inculata delle cloache ed invece incredibilmente non lo sono. Anzi, magari leggi pure recensioni tutte esaltate che ti chiedi sul serio se stiano parlando dello stesso cazzo di disco che hai ascoltato tu. Questo nuovo lavoro dei Niedergang non si merita di essere dimenticato… se solo la produzione fosse un po’ più marcia il giudizio (già positivo) sarebbe stato anche migliore.

Per i nostalgici tra voi esiste anche in versione fisica limitata a 300 copie, 100 in digipack e 200 nella custodia di plastica tradizionale. Non costerebbe neanche caro, quelle che ammazzano sono le spese postali, che sono più alte del prezzo del CD. Stanno demolendo il mercato ‘ste merdacce… comunque, se vi garba, dovete mettere a bilancio un venti carte buone. (Griffar)

 

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