L’ora delle streghe: WICHER – Czary i Czarty

Circa un mesetto fa, seguendo come al solito le newsletter di una delle migliori, se non la migliore, etichette di musica estrema underground attualmente in attività in Europa, ho notato un’anteprima interessante. Premetto che a me del cosiddetto folk metal con gli zufoli e gli scacciapensieri non fotte assolutamente nulla. Rispetto chi lo segue (tra cui alcuni illustri colleghi della Metal Skunk S.p.A.) ma non è proprio il mio piatto di pasta preferito. Qua però non si tratta di una commistione con chitarre e strumenti elettrificati, ma di una proposta musicale purissima e incontaminata, direttamente derivata da una tradizione che si perde nei tempi.

Infatti, quando ho premuto il fatidico tasto sulla videoanteprima di Nieś Biesie Nieś! dei polacchi Wicher, mi si è letteralmente accapponata la pelle e mi sono trovato davanti a quella che, dopo l’indimenticabile commento di Simonetti e dei Goblin, sarebbe forse la colonna sonora perfetta per un film come Suspiria di Dario Argento.

wicher czary

Canti ed invocazioni pagane a demoni e dèi al chiarore di una fiamma, leggende ispirate al saggio/raccolta di scritti sulla demonologia slava intitolato Czary i Czarty (Stregoneria e Demoni) di Julian Tuwim, sprezzante e dissacrante autore polacco dell’inizio del XX secolo, e in più la certezza che, dopo decenni di metallo demoniaco e stupramadonne, ci si possa ancora impressionare con questo tipo di musica e di tematiche e con un disco fatto di pura atmosfera. Qua sentirete solo strumenti tradizionali quali buzuki, liuti, flauti, viole, scacciapensieri, impreziositi da lugubri canti e litanie. L’identità dei componenti non è rivelata che da misteriose inziali, ma leggo nelle note del disco speditomi che una delle voci che si sentono in qualità di ospiti appartiene a Necrosodom, lo stesso figuro che grugniva e sbavava dietro al microfono dei terrificanti Azarath fino a qualche anno fa.

Continuando a sbirciare le note ho visto che è stato registrato in parte in una località che si chiama Góra Kalwaria (Monte Calvario), non lontana da Varsavia ma localizzata nella campagna della Masovia. Il che riporta alla mia memoria un allucinante road trip intrapreso anni fa con degli amici portoghesi, in cui ci recammo nella ridente cittadina di cui sopra in occasione di un concerto dei Cock Sparrer che ebbe luogo all’aria aperta, e che finì con un disastroso dj set di ska e reggae in cui alcuni skin si misero a menare gente a caso sulla pista da ballo, donne comprese.

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In quell’occasione, e prometto che poi chiudo con questa parentesi e torno agli Wicher, alloggiammo in quello che ci venne presentato sul sito come un bed and breakfast, ma che poi scoprimmo essere una casa con capannone antistante, adibito a “camera per gli ospiti”, il quale altro non era che una palestra/sala divertimenti in cui fummo costretti a trovare un giaciglio, chi su una panca per sollevare pesi, chi su di un tavolo da ping pong. La sera scoprimmo poi che l’inquietante personaggio che ci ospitava aveva trasformato il salone in una sorta di night club con tanto di bar, palco, luci e palo da lap dance (!). Ma questo era nulla in confronto al “giardino delle delizie”, ovvero diversi metri quadri di erba e cespugli, con tavoli e sedie sparsi ovunque e intervallati da strumenti di tortura medievali tra i quali facemmo colazione la mattina. Ricordo distintamente una gabbia di quelle nella quale si tenevano appesi ladri e malfattori vari con le gambe penzoloni fuori dalle sbarre, aspettando che morissero di inedia o sbranati da falchi e altri rapaci e, come se non bastasse, una gogna e un ceppo con una scure. Che tornando ai nostri Wicher non è per nulla fuori tema.

I sette pezzi di cui parliamo oggi si susseguono in poco più di mezz’ora e vi cattureranno in una sorta di trance che sarà difficile scrollarsi di dosso, credetemi. Non riesco a toglierlo dal lettore da una settimana ormai. Lo trovate su tutte le piattaforme, compreso ovviamente Bandcamp. Provatelo e ditemi se non ho ragione. (Piero Tola)

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