Avere vent’anni: MYRDDRAAL – Blood on the Mountain

Non ho mai capito perché i Myrddraal siano così sconosciuti. Forse perché australiani? Il loro debutto uscì per la neonata Decius Productions, della quale Blood on the Mountain è il primo titolo in catalogo: ebbe qualche problema di distribuzione, perché ricordo che qui in Italia arrivò un bel po’ di mesi dopo la pubblicazione ed anche in Germania ce lo avevano in catalogo diverse label ma, ogni volta che provavi a ordinarlo, ti dicevano che a) non c’era b) era esaurito c) probabilmente non sarebbe più arrivato. Non fu facile metterci sopra le mani, quello è sicuro.

In quei tempi i Myrddraal avevano un discreto seguito in ambito underground profondo, quello dove si trovano alcune cose preziose ed altre inascoltabili; una demo da soli ed un’altra in split con gli ancora più sconosciuti Gernoth ne avevano fatto circolare il nome, facendo montare una certa attesa per un loro primo full length. Chi riuscì a metterci le mani sopra non fu affatto deluso dalla loro opera prima.

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Innanzitutto perché il disco è molto vario, dimostrando che i ragazzi si trovavano a loro agio sia nello scrivere black metal tradizionale su tempi velocissimi e riff monocorda, sia nell’avventurarsi in contesti più epici (con tanto di clean vocals assai azzeccate non stucchevoli né banali) e rilassati, riff più elaborati e con più di uno stupendo passaggio di chitarra acustica, in modo molto simile, per scelta di suoni, a ciò che possiamo ritrovare in Svartalvheim, il disco-icona dei norvegesi Ancient, e con azzeccati assoli di chitarra apportatori di grandi melodie ed atmosfere tempestose che precipitano le temperature su valori di molto inferiori allo zero termico. Per non farci mancare niente ci sono diversi riff ispirati dal thrash anni ’80, come nella grandiosa opener Beyond Redemption, che se l’avessero scritta i DarkThrone quando si sono messi a suonare musica metal “qualunque” si sarebbe urlato al miracolo, mentre purtroppo così non è stato per i ragazzi australiani, credo unicamente per la mancanza di blasone. Parlando di DarkThrone, è innegabile che nei Myrddraal la loro influenza si senta, specialmente nelle parti più tirate, in cui emerge prepotente la necessaria oscurità che la musica black deve necessariamente avere. Il punto di forza del disco comunque è l’aver saputo alternare molto lo stile, in modo che, nonostante due dei sette pezzi superino i dieci minuti di durata e altri tre i sei e mezzo (tra i quali la stupefacente What Once Was, strumentale complessa ed articolata da più di sette minuti, lenta ed evocativa), Blood on the Mountain scorre via che è una favola, e non pochi dei suoi riff risultano memorizzabili tanto da ricordarseli nitidamente a distanza di tanti, tanti anni.

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Aver messo in scaletta i pezzi in modo che ci fosse un certo stacco tra quelli più duri ed aggressivi e quelli più cadenzati ed epici è stata una scelta vincente, che denota grande cura nel valorizzare la propria musica (cosa che non sempre succede anche in caso di gruppi molto, ma molto più famosi di loro, con tanto di direttori artistici e megaproduttori galattici a libro paga). Inoltre la registrazione è più che discreta, considerando che si parla di un album dal budget bassissimo come può essere il debutto assoluto di un’etichetta che finanziariamente aveva poco da scialare per studi di registrazione faraonici e quant’altro. Inevitabile, così va il music business. Il feeling notturno e invernale di una qualche montagna maledetta ed inviolabile c’è, ed è ben presente anche dopo tutto il tempo che è passato dalla sua pubblicazione, un’era geologica fa o quasi. Se trovarlo allora fu un vero sbattimento, oggi esiste Discogs, grazie al quale Blood on the Mountain si può trovare a prezzi più che abbordabili, per non dire proprio bassi. Senza le spese di spedizione che oramai sono un autentico delirio e che alzano il prezzo, ci si porta a casa un pezzo pregiato di black metal underground con poco più di dieci euro, anche meno. Per un CD che per lungo tempo è stato considerato rarissimo ha dell’incredibile. Il che mi fa pensare che i Myrddraal siano ancora spaventosamente – ed immeritatamente – sottovalutati dai più. Quello che molti gruppi black fanno oggi tra giubilei ed acclamazioni smodate loro lo facevano già vent’anni fa, e non di rado meglio dei gruppi odierni.

Purtroppo, come spesso accade, l’essere sottovalutati in questo modo ha accorciato di molto la vita della band, che si sciolse (quantomeno è sparita nel nulla) dopo un altro disco molto interessante uscito nel 2004, Falling Sky. (Griffar)

One comment

  • Chi commenta ovvero il sottoscritto ha iniziato ad ascoltare black metal nel 2018,dopo averlo consciamente snobbato sin dagli anni novanta. Non ero pronto alla chiamata delle montagne maledette e inviolabili. Ora mi sto avventurando e, lentamente, anche grazie a Metalskunk

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