Che è successo a Mikko Aspa? CLANDESTINE BLAZE – Secrets of Laceration

Più e più volte ho scritto che ci sono cose che non cambiano mai, ed è anche bello che sia così, perché è sempre bello avere delle certezze inattaccabili. In un contesto musicale poi è persino meglio, perché, se il gruppo del quale sei un fan da lungo tempo incide dischi sulla falsariga dei precedenti, hai una certa garanzia che il nuovo album non ti deluderà. Quante volte invece ci siamo trovati ad ascoltare un nuovo prodotto di un gruppo, che fino a quel momento adoravamo senza timore di smentita, commentando in modo amareggiato “Non sono più loro”, “Eh sì, dai, non fa schifo ma vuoi mettere i dischi vecchi?” o peggio Ma cos’è ‘sta merda? (il terzo caso lo applico a me stesso quando ho ascoltato per la prima volta Cold Lake, non credevo alle mie orecchie e non ci credo ancora adesso). Totale disappunto e perdita immediata di fiducia, ecco cosa succede.

Non da molto ho parlato dei Clandestine Blaze in occasione del ventennale del debutto Fire Burns in our Hearts, e ve ne ho parlato come di una one-man band molto estrema a livello lirico e concettuale, musicalmente assai imparentata con i primi DarkThrone, il cui mentore assoluto e polistrumentista Mikko Aspa, pur non essendo un fenomeno a livello tecnico, riesce comunque a scrivere e suonare riff gustosi, aggressivi, violenti e 100% pure black metal. Lo ha fatto per tutto l’arco della carriera della band, e non c’è niente di male. Delle critiche del tipo “eh ma è sempre lo stesso disco” chissene: esce un nuovo disco dei Clandestine Blaze? Lo compro a prescindere, non ho alcun bisogno di ascoltarmelo prima per decidere se può piacermi o meno, perché già so cosa ci troverò dentro e per me questo basta, un nome una garanzia. Una certezza.

Fino ad oggi.

Clandestine_Blaze_Cover

Secrets of Laceration è l’undicesimo full-lenght di una fortunata carriera, dal momento che Clandestine Blaze è una cult band che ha un seguito mondiale consolidato, fedele nel tempo in modo radicale, qualcosa di non distante dalla venerazione tout court. In tutti gli episodi precedenti – quindi comprendendo oltre ai dieci album pure il primo leggendario 7 pollici On the Mission, gli split con Deathspell Omega e Satanic Warmaster e i tre LP Archives che contengono demo e canzoni sparse pubblicate in diverse occasioni – la musica dei Clandestine Blaze ha sempre seguito lo stesso schema, immutabile e rassicurante. O ti piace o non ti piace, ma, se vai matto per i DarkThrone prima che rincoglionissero e si mettessero a suonare quelle vaccate di retro-thrash/speed/heavy/sailcazzocosa (quindi diciamo fino a tutto Ravishing Grimness, su Plaguewielder già qualche dubbio ce l’ho), è molto improbabile che non ti piacciano anche le creazioni di Mikko, perché l’impostazione è quella e lo è sempre stata.

Di conseguenza, ascoltare i Clandestine Blaze che:

  1. Si addentrano in contesti death metal, o meglio ancora doom/death metal (sentitevi la opener The eyes of the Saint, primo eclatante esempio), oppure
  2. Ci mettono sotto pure il classico tastierone lungo (Stirpe of the Sediment, il quinto brano, lento, cadenzato con arrangiamenti di batteria quasi tribali e coro vichinghissimo, sette minuti ed oltre e a dirla tutta pure noiosetto anzichenò) oppure
  3. Si ispirano palesemente ai vecchi Bathory (il riff di chitarra stile tapping di Disinter the Remains of Prophets incastonato in mezzo ad un riff portante up-tempo thrash metal anni ’80 molto minimale è quasi da plagio)

qualche difficoltà me la creano. Lo so che suonare sempre fast black metal aggressivo alla lunga stanca e magari si vuole tentare qualcosa di diverso; rimane il fatto che, come già più volte ribadito, Mikko agli strumenti non è un fenomeno, fa il suo su partiture semplici ed ha sempre ottenuto un risultato notevolissimo proprio in quanto per nulla pretenzioso. Musica minimale, estrema sotto ogni punto di vista, senza compromessi. Invece in Secrets of Laceration di compromessi ce ne sono eccome, e i momenti tirati, finora caratteristici della storia di Clandestine Blaze, ora sono quasi marginali, messi da parte per sviluppare un contesto musicale molto più lento e molto più impostato su sonorità tipiche del death metal cupo, claustrofobico, doomy.

Clandestine_Blaze_Logo

A scrivere che il disco è un passo falso grave non ci riesco proprio, perché, quando parlavo di venerazione per la band, uno degli adepti ce lo avete di fronte e non verrò mai meno alla fede, però è anche giusto dire che di tutti i dischi di Clandestine Blaze che ho in casa (cioè l’intera discografia) questo è quello che mi piace di meno. Lo trovo inutilmente lento, e soprattutto non capisco dove diavolo voglia andare a parare. Quando spacca tutto in velocità è sempre lui, ma in tutto l’album succede purtroppo di rado, per far posto ad una musica che io non gli ho mai sentito suonare né francamente pensavo gli sarebbe mai interessato suonare. I brani non sono brutti, probabilmente se qualcuno che non abbia mai ascoltato nulla di quanto uscito negli anni passati si dedicasse all’album lo troverebbe pure interessante… Io però sono molto scettico, e spero sia solo un episodio passeggero. Mikko, non ho bisogno che tu mi dimostri che stai imparando a suonare meglio o che ti stai evolvendo per suonare musica più matura, io da te voglio ignoranza e puro odio. Quello che mi hai sempre dato e che in Secrets of Laceration non c’è. (Griffar)

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