Pain Resistance Suffering, il ritorno in grande stile dei PHLEBOTOMIZED

Il mio primo ricordo dei Phlebotomized risale a quel capolavoro di Immense Intense Suspense, che conobbi grazie ad una recensione come top album (!) su un Metal Shock di 25 anni fa o giù di lì. Un disco veramente splendido, che possiamo considerare come il capostipite di un certo modo di intendere il death metal in Olanda nella prima metà degli anni ’90, mostrando una via alternativa al sound portato avanti da Asphyx, Sinister e via dicendo. L’idea dei Phlebotomized infatti, in coabitazione con i The Gathering dei primi due lavori, i Celestial Season, i dimenticati ma validissimi Orphanage ed altri, era quella di partire da una base prettamente doom death, ma aggiungendo allo stesso tempo influenze melodico/sinfoniche e una vaga attitudine progressiva nell’impostazione dei brani, caratterizzati da trame chitarristiche per nulla scontate ed alternanza tra voce pulita e growl.

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Dopo le influenze psichedeliche del mai troppo compreso Skycontact la band si scioglie definitivamente e cade nel dimenticatoio, tanto che devo ammettere candidamente di essermi perso il loro ritorno Deformation of Humanity del 2018, nel senso che  non sapevo manco fosse uscito. Per questo mi cospargo il capo di cenere e cerco di rimediare parlando di questo nuovo lavoro freschissimo d’uscita, su cui non mi dilungherò più di tanto in quanto trattasi di un EP di neanche 25 minuti. Più che parlare di una sorta di “operazione nostalgia”, questo Pain Resistance Suffering inquadra i Phelobotomized per quello che alla fine sanno fare meglio, vale a dire un possente death metal con marcati inserti sinfonici e innumerevoli cambi di tempo all’interno dello stesso brano. Dopo un’iniziale intro un po’ in stile gothic doom il disco esplode con la title track, un assalto sonoro di appena due minuti condito da doppia cassa, synth di sottofondo, chitarroni distorti dal suono ribassato e il growl catacombale di Ben De Graaf (uno dei migliori in circolazione) a farla da padrone. Il vero highlight del disco però è la successiva No Surrender, un incipit con tastiere imponenti che danno il via ad un mid tempo che ti fa scapocciare a manetta. Gli olandesi non trascurano neanche soluzioni più progressive in cui si fa ampio uso di voci pulite, come in Collusion Starts Here, un altro di quei refrain che ti si stampano subito in testa e delle atmosfere che ricordano vagamente il tanto discusso Skycontact.

In definitiva Pain Resistance Sufferings è un ritorno in grande stile per i Phlebotomized. Non so quanto una proposta molto particolare come quella degli olandesi possa attecchire nel 2021 al di fuori dei circuiti più underground, ma un ascolto lo merita di sicuro. (Michele Romani)

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