Una magia spezzata: Timecop1983 – Faded Touch

È difficile, e non avete idea quanto, scrivere del successore di Night Drive, semplicemente il disco più emozionante e bello nel vero senso del termine (l’estetica è una scienza esatta) di tutti gli anni dieci. Uno si potrebbe realisticamente aspettare un’altra dichiarazione di superiorità totale di Jordy Leenaerts su miriadi di altri dj, pseudo-produttorucoli e ciarpame vario che infesta le scene della synthwave o techno o qualsivoglia genere affine, soprattutto ora che pare vada di gran moda. In questo caso talea netta superiorità si intravede ma non emerge prepotente come sul disco precedente. La causa di ciò sono alcune scelte stilistiche a mio parere sbagliate. Anzi, una su tutte: la presenza del cantante Josh Dally in almeno metà dei pezzi di Faded Touch.

Non fraintendetemi, non è che Josh Dally sia stonato, non sappia cantare o cose così, per carità. Era presente pure su un pezzo di Night Drive, Neon Lights, bella canzone in un album fatto di standard altissimi, ma non la più bella. Josh Dally è semplicemente una voce tra le tante, che potrebbe cantare in una pubblicità della Pepsi, o di una nuova automobile. Oppure su quella robetta che gli americani chiamano, non senza una punta di disprezzo, “muzak” e che potete sentire in sottofondo ogni volta che vi recate al supermercato a fare la spesa. Insomma ci siamo capiti. Una voce che passa e non ti lascia nulla o quasi. Ed è per questo che i pezzi più riusciti dell’album sono chiaramente e indiscutibilmente quelli strumentali.

Non è nemmeno una sorpresa però, perché le anticipazioni alla spicciolata sono state numerose l’anno scorso, e non mi avevano convinto manco allora. Tuttavia è bene aspettare sempre l’uscita del prodotto finito per poter giudicare con sicurezza, anche se era nell’aria che Night Drive non sarebbe stato ripetuto.

timecop_1983

A dirla tutta, quando ho premuto il fatidico tasto ed è partita Holding on to the Memories quasi mi mettevo a piangere. Dopo tutto vi è dietro la stessa persona che ha scritto e prodotto Too Late o Tokyo, e la classe non è acqua manco per il cazzo, cari fratelli del metallo che apprezzano anche la synthwave. Non è un caso, ripeto, che i pezzi più emotivamente trascinanti siano proprio quello di apertura, Emotions, Moments in Time, New Beginnings etc.

L’impressione immediatamente successiva all’ascolto è quindi che troppo spazio sia stato lasciato a questo cantante, che ha i suoi momenti (il ritornello di Feel the Same, per esempio) ma non riesce a trascinare come altri precedenti collaboratori di Lennaerts, anzi, sembra a tratti snaturare o togliere qualcosa alla solita indiscussa qualità strumentale che, solidissima, regge la baracca in ogni istante.

La musica di Timecop1983 non ha bisogno di chissà quali grandi analisi cervellotiche o tecniche. Come tutta la grande musica fa appello alle sensazioni interiori e al “feeling” che si prova a pelle. E questo disco, semplicemente, scarseggia, nel confronto coi predecessori, di quei momenti topici ed essenziali la cui ricerca ci spinge ad ascoltare questo genere di musica, ovvero un’esperienza sensoriale ed emozionale che gente come Lennaerts è in grado di fornire grazie al suo genuino talento, sperando che le ospitate di Dally vengano limitate in futuro e che continui a sperimentare con altri artisti come aveva fatto con enorme profitto su Night Drive e precedenti lavori.

Di Night Drive, sulla scia dell’ottimo riscontro di pubblico, era uscita nello stesso anno anche una versione strumentale, cosa che secondo me non era tanto necessaria, ma di Faded Touch, a questo punto, attendo una variante simile, se non altro per rendermi conto che la grande musica di questo produttore olandese può rimanere grande, quando incontaminata. (Piero Tola)

6 commenti

  • guarda l’ho ascoltato giusto una volta ieri e francamente non è scattata la scintilla come quando ascoltai Night Drive. La prima reazione è stata “tutto qui?!”, sembrava una versione moscia e ripetitiva del precedente. Cmq, cercherò di andarci più a fondo, tempo permettendo

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  • per ora anche a me è scattata una leggera delusione, sicuramente un passo indietro rispetto al precedente capolavoro. Dally è un po’ un prezzemolino di vari progetti synth/retrowave. Non spregevole, ma appunto neanche uno che ti ricordi. Per me ottimi interpreti del genere sono altri, su tutti Shaun Phillips (lebrock, ospite anche lui nel precedente album). Spero che migliori con gli ascolti, ma in questo genere o mi esalto da subito o passo oltre.

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  • Chiedo qui perchè non ho ancora capito bene. Ma questo filone è scoppiato con il film “Drive”?
    p.s.: non è che siamo delusi perchè ormai la moda-mania ha già raggiunto il picco e detto tutto ciò che aveva da dire?

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  • Lincoln F. Sternn

    Se escludiamo Carpenter e le sue colonne sonore, ho conosciuto la sinthwave proprio con Night Drive. Nel senso che da quel capolavoro pazzesco mi sono appassionato al genere e ho iniziato a seguirlo regolarmente. Non ho ancora ascoltato tutto l’album per intero ma ho già metabolizzato la delusione, che fosse inferiore a Night Drive me lo sentivo nelle ossa. Mi è successa la stessa cosa con i The Midnight. Quando era uscito Kids l’avevo capito quasi subito che non sarebbe stato un altro Endless Summer. Monsters invece mi è piaciuto molto, quindi voglio essere ottimista e pensare che al prossimo giro anche Timecop corregga il tiro e torni a fare le cose come solo lui sa.

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  • per quel che mi riguarda, io il film “Drive” neanche l’ho visto. Mi piacevano queste sonorità da prima.

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  • Ma Carpenter Brut? sempre stessa famiglia?
    chiedo perché sono molto ignurante in materia ma il fascino di queste sonorità è innegabile.

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