Avere vent’anni: TRAUMA – Suffocated in Slumber

Uno di quei dischi che ti fa rimuginare tra te e te: Crispa, ma son già passati 20 anni?. Eh sì. Belín, come passa il tempo.

Ma volevo scrivervi di questo disco più che altro per introdurvi alla musica di questa band, che sul proprio Bandcamp si autodefinisce legendary ma che poi, a guardar bene, non è che sia o sia mai stata una top-seller che indica la via maestra o un faro del quale bisogna seguire la luce per dipanare le tenebre nel cammino della conoscenza. Non qui in Italia, per lo meno. Passiamo oltre e veniamo al sodo.

Suffocated in Slumber è il secondo disco di questi signori polacchi, Maly Sinica e “Mister” Misterkiewicz, rispettivamente batterista e chitarrista; i Trauma essenzialmente sono loro, fin dai lontani inizi nel 1988 quando si chiamavano Thanatos, nome successivamente cambiato nel 1992. Poi si sono fatti aiutare da altra gente, i soliti cambi di formazione che nel tempo accadono. Il cantante, Artur “Chudy” Chudewniak, sta pur non continuativamente con loro dal 2002, mentre su questo disco ci ha cantato tal Piotr Zienkiewicz, ma difficilmente li si distingue, perché gli arrangiamenti del growling sono pressoché identici. Questa biografia ci interessa relativamente, ma serve più che altro per ribadire che i Trauma sono i due fondatori, che si sono scritti ed arrangiati i pezzi da soli fin dagli inizi… Mica facile trovare due tipi che vadano così d’accordo e così a lungo.

Dopo essersi stancati del nome Thanatos (già c’erano quelli di Emerging from the Netherworld, presente?), aver scelto l’altrettanto inflazionato Trauma, pubblicato una demo e un non indimenticabile primo disco nel 1996 (Comedy is Over, fino a non molto tempo fa CD assai raro da trovare – ma se l’avete perso non c’è nulla di cui rammaricarsi, classico death metal d’impostazione olandese/tedesca che picchia il giusto ma non riscrive certo la storia), nell’ottobre 2000 esce quindi Suffocated in Slumber, il primo loro disco che riconosciamo come punto di partenza per la musica che hanno sempre voluto suonare: death metal tecnico. Effettivamente l’album è un notevole passo avanti ed ha tutto un altro impatto rispetto all’esordio. Otto brani complicati, suonati e composti cercando di complicarsi la vita un po’ di più ogni secondo che passa. I ragazzi sanno suonare bene e ovviamente gli piace dimostrarlo; e così, per un’abbondante quarantina di minuti, ci coinvolgono facendoci battere il piedino e facendoci esibire nelle nostre migliori pose di air-guitar.

Le canzoni sono tutte di alta qualità e grossomodo si equivalgono; non esiste che un paio di pezzi spacchi di brutto e gli altri si limitino a riempitivi che si trascinano stancamente. Ogni pezzo è ben studiato ed è una concatenazione di riff che si intrecciano, si sovrappongono, si spezzano, ripartono, si fermano, ritornano, si addolciscono in arpeggi di chitarra pulita e poi ricominciano furenti prima dell’ennesimo stop’n’go, tecnica compositiva che adorano e della quale fanno un gran uso. La cosa migliore di tutto il disco sono gli assoli di chitarra: belli, piacevoli, melodici, mai accozzaglie di note casiniste e rumorose, ispirati da quelli che si possono trovare sugli album dei primi Pestilence, o God Dethroned, mostri sacri del death metal olandese che come già accennato sono un buon punto di riferimento per i ragazzi polacchi. Le vocals invece ricordano di più modelli americani come Vital Remains o Malevolent Creation (quelli senza Hoffmann alla voce), bands che sicuramente i nostri hanno ascoltato a lungo perché anche nelle ritmiche di chitarra qualche influenza la si sente eccome.

Suffocated in Slumber è stato dunque il punto di partenza per una carriera più che dignitosa anche se limitata all’ambito underground, perché i Trauma non erano superstar nemmeno negli anni d’oro in cui ascoltavano death metal anche i neonati e difficilmente mai lo diventeranno. Vista a posteriori, questo non è nemmeno il loro miglior disco, perché i successivi Imperfect Like a God e soprattutto DetermiNation (scritto proprio così) sono più impostati, e, avendo una resa sonora più “piena” e “rotonda” grazie ai suoni più aggressivi e corposi, sono da preferire a questo pseudo-esordio che è comunque registrato e prodotto ottimamente… È solo che progredendo hanno fatto di meglio. Io li ho visti dal vivo nel tour di DetermiNation e posso assicurare che anche dal vivo spaccano di brutto, cosa che me li ha fatti sempre preferire a molti altri tipo i conterranei Vader, che andavi a vederti dal vivo perché c’era Doc che incantava dietro alle pelli ma che, musicalmente, sono sempre stati banalotti; questo ai Trauma non è mai successo, perché il cercare di essere imprevedibili e di non dare punti di riferimento scontati è sempre stato un loro trademark, che si sono cuciti addosso e a cui sono sempre stati fedeli. Se dobbiamo trovare un difetto, i brani non sono per nulla semplici da memorizzare, vista la notevole quantità di carne al fuoco in ogni singolo pezzo. Roccioso, efficace death metal suonato con le palle che ti immagineresti come colonna sonora nelle scene più energiche di film d’azione tipo “Protagonista ricoperto di sangue dalla testa ai piedi svettante su un cumulo di macerie” o “Autentica apoteosi di mazzate”, se solo i produttori dei film in questione fossero più coraggiosi… Per gente come Bruce Willis, Nicolas Cage o Steven Seagal, il massimo.

Fino al 2010 hanno avuto una produzione di dischi abbastanza regolare: in tutto 5 full-lenght e un EP. Dopodiché le uscite sono diventate molto più rade: c’è il discreto Karma Obscura del 2013, un sette pollici da collezione con due brani appena nel 2015 e poi più niente fino al marzo di quest’anno, quando hanno pubblicato Ominous Black che suona, dopo vent’anni, pari pari al disco del quale vi sto parlando in quest’articolo. Come se tutto questo tempo non fosse mai passato. Magari si sentono un pochettino in più i Malevolent Creation periodo Eternal, ma sono proprio sfumature. Beh, un disco che nel 2020 sembra uscito vent’anni fa un po’ mi lascia perplesso, ma diciamo che loro se lo possono permettere, c’erano già… Tra i due preferite però la manciata di vermi che i Trauma vi offrono in copertina (non una delle più riuscite di sempre, se posso permettermi) che suona più fresco, più ispirato, meno “Raga se non facciamo un disco qui finisce che nessuno si ricorderà di noi”.

Sarebbe un peccato perché, nel loro piccolo, un pezzo di storia del death metal lo hanno costruito anche loro. (Griffar)

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