Avere vent’anni: GUANO APES – Don’t Give me Names

Maurizio Diaz: È stato strano risentire questo vecchio disco dei Guano Apes nel 2020. Da un lato mi è rimasto il ricordo di un gruppo che tutto sommato mi piaceva in un genere che era genericamente identificato come IL MALE negli anni 2000, mentre io, tutto sommato tollerante e ben disposto a riguardo, guardavo quelle nuove sensazioni come un qualcosa di sicuramente bizzarro ma che poteva dare i suoi frutti. Dall’altro lato ho la consapevolezza di aver perso un treno, perché dal vivo non li ho mai visti. E mi viene anche in mente anche un tizio conosciuto su un pullman durante un viaggio di piacere verso Parigi che, durante la lunga trasferta dopo aver attaccato bottone sulla musica e sul metal, comincia a glorificare i Guano Apes come una cosa spaventosa dal vivo, superbellissimi, fighissimi imprescindibili, poi la cantante una forza della natura mentre Steve Harris era un fuori di melone. Beh, diciamo che, anche in forza degli sviluppi recenti, il simpatico signore non aveva totalmente torto, però ecco, quando riascolto il disco mi rendo conto di quanto Don’t Give me Names fosse un pot-purri di suoni, groove e “roba” arcipresente in tantissimi dei gruppi di quell’epoca oggi magicamente spariti, scioltisi come neve al sole. Dopo i singoli che giravano a rotazione su MTV, No speech e Big in Japan, sono arrivato a chiedermi se oggi potesse davvero interessare ancora a qualcuno questa roba. Per carità, carino il disco, anche piuttosto vario, qualche idea qui e lì, il basso groovoso e slappato, l’energia di Sandra Nasic e le nuove sensazioni (per l’epoca), però ecco, potrò anche rimpiangere di non averli mai visti quando erano sulla cresta dell’onda e quei mischioni di generi volevano ancora dire qualcosa, ma oggi quelle musichine che lì per lì promettono ma poi se ne spuntano con soluzioni pop che potevano uscire benissimo da Nelly Furtado o dai No Doubt possono tranquillamente rimanere nello shuffle della macchina insieme a ulteriori 6/7 ore di musica, così di tanto in tanto mi ricordo che ho avuto anche io quindici anni, e a posto così.

Michele Romani: Dei Guano Apes conservo un bel ricordo relativo proprio al tour di questo disco, quando il nome della band tedesca era un po’ sulla bocca di tutti soprattutto grazie al successo clamoroso del primo album, trainato da hit come Lords of the Boards e Open Your Eyes. Nel tour di supporto a questa nuova fatica passarono anche per Roma, e mi ricordo quasi due ore di concerto in un Palcisalfa completamente pieno, con gente in visibilio e la cantante Sandra Nasic che teneva letteralmente in pugno la folla, a dimostrare come i Guano Apes fossero soprattutto una live band.

Questo Don’t Give Me Names musicalmente non si discostava molto dal primo lavoro, d’altronde formula che vince non si cambia, e quella particolarissima proposta in bilico tra grunge e nu metal era riuscita a far breccia ancora una volta tra il pubblico, con pezzi piuttosto noti come la cover di Big in Japan (il cui video era onnipresente in qualsiasi canale musicale), No Speech o Living in a Lie. I Guano Apes non avevano inventato nulla, ma, complice anche il boom di quel tipo di sonorità, nei primi anni 2000 erano riusciti a raggiungere un seguito di tutto rispetto, grazie a brani che ti si stampavano in testa fin da subito. Poi quando la “moda” è passata anche loro hanno dovuto subire un inesorabile declino, fino allo scioglimento nel 2004 e la successiva reunion sette anni dopo, senza più riuscire a raggiungere i fasti di un tempo.

Trainspotting: Visto che anche gli altri due miei sodali hanno parlato dei Guano Apes in funzione dei loro concerti, dirò che io li ho visti ben due volte: la seconda ad un tranquillo concerto al Palacisalfa, a Roma, mentre la prima durante un’esperienza decisamente più singolare. Era il tour di questo disco e andai fino a Firenze per vederli, per accompagnare il sempre ottimo Marco Tossico, di cui ho già raccontato qui a proposito di quando andammo in vacanza studio in Inghilterra e scoprimmo che persino Ronnie James Dio era capace di fare dischi del cazzo. Proprio durante quel viaggio oltremanica nacque la passione di Marco per i Guano Apes, perché si invaghì di una tizia polacca che assomigliava alla cantante. Per cui, quando mi chiese se lo potessi accompagnare, non potei ovviamente dire di no. Peraltro in quella occasione mi beccai pure con il Belardi, che mi portò in un negozio di dischi sotterraneo e quando gli chiesi se volesse venire pure lui al concerto mi rispose “Icché i huano apes diahane! Un mi harbano punto venvia, a me mi harba il tupatupatupa brrrr brrrr maremma maiala Slayer” e se ne andò mestamente lasciando me e il piccolo Marco Tossico da soli al concerto. Che fu effettivamente spettacolare, perché i teteschi dal vivo spaccavano e poi avevano una discreta quantità di pezzoni da pogo che riuscivano a coinvolgere anche un intransigente adoratore delle mutande di pelliccia come il vostro affezionatissimo. A me peraltro i Guano Apes piacevano davvero, e sono anche molto legato al terzo disco Walking on a Thin Line del 2003. Comunque la serata finì con me e Marco Tossico persi di notte in giro per Firenze ad aspettare il primo treno delle 5 per Roma, finché a un certo punto crollammo esausti a dormire sui gradini della cattedrale di Santa Maria del Fiore, che ci hanno svegliato i vigili dicendo “Oh bischeracci, ma he vi siete addormiti sulla hattedrale diahane, ma avete idea di dove state” eccetera. So perfettamente che i Guano Apes a primo impatto hanno tutte le caratteristiche tipiche dell’inutile gruppo del cazzo, ma invece, per qualche strano motivo, alla fine meritavano davvero.

3 commenti

  • mi sono stati sempre simpatici, ma oltre i singoli più importanti quali Open Your Eyes, Lord Of The Boards, Yon Can’t Stop Me e Pretty In Scarlet non sono mai andato. Qualche anno fa, durante un viaggio in Austria ascoltai in una radio Lord Of The Boards e provai ad ascoltare per intero il primo lavoro, ma eccetto i singoletti sopracitati mi ha sbomballato le balle.

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  • Gianni Repetto

    Visti dal vivo a Genova,Spettacolare live band,suoni potenti e ben definiti,precisi negli stacchi,lei animale da palcoscenico,ha saltato,corso,senza sosta…Ne ho un bel ricordo e le orecchie ancora mi fischiano (ero sotto il palco..)

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  • Gli Exilia qualcuno se li è mai cagati? Una roba simile in salsa tricolore, 2004/2005 li avevo pure visti live

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