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WOLF – Feeding the Machine

10 aprile 2020

Molti di voi si ricorderanno degli svedesi Wolf per l’agghiacciante copertina del primo album omonimo, una roba allucinante ed indecente che, giustamente, marchierà d’infamia il resto della vita artistica del gruppo, proseguita poi per alti e bassi. Io stesso ammetto di non averli sempre seguiti con costanza: l’ultimo album che mi piacque davvero dei Wolf è stato The Black Flame del lontanissimo 2006, lavoro che considero ancora una piccola gemma, poi il successivo Ravenous che pure non era male e da lì in poi giusto qualche pezzo sparso qui e lì. Due cose mi sono sempre piaciute dei Wolf: la prima è la voce del cantante/chitarrista Niklas “Viper” Stålvind, che mi ricorda qualcosa di Andi Deris; la seconda sono le tematiche oscure e macabre che fanno da tema portante della stragrande maggioranza delle composizioni del quartetto svedese, canzoni che a volte riescono a riportarmi alla mente certi racconti fantasy/horror che ho letto da ragazzo e che mi piacquero (come mi piacciono ancora adesso), oltre che per la storia, per lo stile certamente retrò ma di assoluto buongusto, così diverso da quanto si legge oggigiorno.

Mi riferisco a gente tipo Robert Bloch, Robert Howard (che non ha scritto solo Conan, sapete?), Lovecraft, Clark Ashton Smith e blablabla: altri tempi, altre persone, altro gusto, chiaramente altro stile. Detto questo, com’è questo Feeding the Machine? Carino, su. Ci sono dei pezzi molto riusciti come Black Widow, Feeding Machine, il singolo Midnight Hour, Shoot to Kill, Dead Man’s Hand o Mass Confusion, qualcuno meno a fuoco ma comunque passabile tipo A Thief Inside o The Raven e un paio di porcate dal titolo Spoon Bender e Guillotine, la prima delle quali se non altro arriva nella seconda metà dell’album, mentre Guillotine è posta subito dopo l’apertura e di certo la sua posizione in scaletta non mi ha aiutato a proseguire l’ascolto del disco. Comunque dai, Feeding the Machine si lascia ascoltare e prende bene per un due terzi della sua interezza; in ogni caso una delle moderne comodità è il tasto per saltare le tracce, il che implica che il terzo restante non rappresenta poi tutto ‘sto dramma e non ve ne compromette certo l’ascolto. Quindi. (Cesare Carrozzi)

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  1. weareblind permalink
    10 aprile 2020 11:41

    Anche io l’ho trovato molto buono. Roccioso.

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