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GODSPEED YOU! BLACK EMPEROR // METTE RASMUSSEN @Magazzini generali, Milano, 18.11.2019

19 novembre 2019

Abituato ad arrivare, mio malgrado, troppo in ritardo per sentire i gruppi di spalla e fuorviato dalla locandina del concerto, non mi ero neanche posto il problema di chi aprisse il concerto dei Godspeed You! Black Emperor. Anzi, ero convintissimo che avrebbero suonato da soli. Questa volta riesco invece a muovermi con discreto anticipo e ad arrivare prima che inizi a suonare Mette Rasmussen, ragazza danese/norvegese che suona un sassofono contralto (credo, non sono un esperto di strumenti a fiato). Inizia a suonare da sola, circondata dagli altri strumenti, riuscendo anche a creare una certa atmosfera; tanto che quando per un attimo è stato sparato il fumo sul palco ho pensato che quella fosse solo l’introduzione e che l’avrebbero raggiunta gli altri musicisti. Invece la Rasmussen terrà il palco per mezz’ora da sola e il suo sarà un concerto solista. L’esibizione arriva talvolta ai limiti della performance artistica, con la sassofonista che urla quasi come se fosse incazzata per non essere riuscita a suonare come voleva – sarebbe divertente se fosse davvero così e io invece mi sono immaginato chissà quali intenzioni artistiche, ma dubito. Ad ogni modo, sarebbe stato meglio (per il pubblico impreparato, più che altro) se la Rasmussen si fosse fatta accompagnare da un gruppo, come talvolta fa. E allo stesso tempo parte del pubblico avrebbe potuto risparmiarsi brusii e urla di scherno.

Gli strumenti che circondavano la Rasmussen erano quindi dei Godspeed You! Black Emperor che, dopo un rapidissimo soundcheck, si sono presentati sul palco. Senza troppi fronzoli, non avevo ancora mai avuto l’occasione di vederli dal vivo e credo che sia stato uno dei concerti più belli che io abbia mai visto. La loro musica può forse essere definita sbrigativamente come post-rock, ma anche solo ascoltandoli su disco si percepisce la differenza rispetto agli altri gruppi del genere. Nulla a che vedere, per esempio, coi God Is an Astronaut, l’unica band paragonabile che mi sia capitato di vedere di recente. E una volta che vedi i canadesi sul palco ti rendi conto del motivo; e ti rendi anche conto di quanto sia riduttivo definirlo gruppo e di quanto sarebbe probabilmente più corretto definirli orchestra rock. Si presentano in otto sul palco: una violinista, due bassisti (uno dei due ogni tanto passavo al contrabbasso), tre chitarristi ed un percussionista e un batterista che ogni tanto si scambiavano i ruoli. Per una canzone si è anche unita a loro Mette Rasmussen ad accompagnare al sassofono uno dei due bassisti che per l’occasione aveva cambiato strumento. Il tutto senza spiccicare una parola col pubblico, mantenendo un profilo basso e concentrandosi sulla musica, accompagnati dalla proiezione di scene di guerra, rivolte, risse, aerei che cadono, natura incontaminata. Fantastico. (Edoardo Giardina)

2 commenti leave one →
  1. 19 novembre 2019 14:27

    Accidenti alla distanza, questo me lo sono perso… sarebbe stata la terza volta ma non è mai abbastanza.

    Piace a 1 persona

  2. El Baluba permalink
    19 novembre 2019 19:34

    visti a Roma a Villa Ada qualche anno fa…dio mio che spettacolo…ricordo ancora adesso l’inizio. Loro che entrano uno per uno e sembrano suonare ognuno per conto proprio, poi all’improvviso vanno all’unisono e viene devastato dalla pienezza del loro suono.

    Piace a 1 persona

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