Santi e ruttatori: teorie sul death metal svedese andate a puttane

Il mio amico, e oggi collega, Trainspotting manda in una delle tante chat-cazzeggio di Whatsapp la foto di Mikael Stanne, frontman dei Dark Tranquillity, abbracciato all’attore Kristofer Hivju, meglio noto col nome di Tormund nella serie televisiva Il trono di spade, che tutti voi conoscete. Dopo aver abbassato al minimo la luminosità del display per non essere accecato dal rosso abbagliante dei due soggetti, mi soffermo a pensare a una cosa che in realtà ho sempre pensato, un concetto che si potrebbe romanamente sintetizzare così: “Certo che Mike Stanne di death metal n’ c’ha popo gnente”. Il viso pacato e quasi inespressivo, la barbetta, il capello nazareno, quell’aria un po’ trasognata da studente fuoricorso al DAMS, non hanno mai suscitato in me troppa cattiveria, anzi. Poi, non a caso, associo il suo volto a quello del suo collega (ex collega, considerando cosa si sono messi a fare oggi gli In Flames) Anders Fridén, e allora mi chiedo se non sia una caratteristica peculiare del death metal melodico scandinavo quella di sembrare dei seminaristi prestati alla corte di Re Metallo. Con la frettolosità, la fantasia e la tendenza a categorizzare la realtà che mi contraddistinguono, comincio a formulare teorie su teorie, e, nel giro di un minuto, il sempiterno swedish death metal è nato in realtà nell’oratorio di una chiesa dei quartieri bene di Goteborg, magari durante una partita di calcio, magari durante una mini rissa a suon di spintarelle e “sei uno stupidino” per un pallone spedito in cima all’albero. Chissà quante volte il parroco (lo zio di Mike Stanne) deve essere salito e sceso dalla scala a pioli per prendere quei maledetti palloni.

Panzer Division Marco Aro

Me ne sto bello a rimuginare sulle mie fantasie ed ecco che arriva, puntuale e preciso, quel fattore che ti manda tutto all’aria, la falla che ti fa crollare tutto l’edificio, quelle due cifre messe male che ti sballavano il risultato finale dell’espressione e ti facevano tirare il quaderno in aria o fuori dalla finestra, o sulla chioma di un albero (tanto c’è lo zio di Mike Stanne che te lo va a riprendere): Marco Aro, discontinuo cantante dei The Haunted. Se non lo avete già fatto, ma ne dubito, spizzatevi il video di  D.O.A. (pezzo stupendo da One Kill Wonder): vi sembra un seminarista o un frequentatore di oratori? Vi sembra che un tizio del genere, da bambino, abbia potuto apostrofare un suo compagno di giochi col termine “stupidino”? No, Marco Aro era quello che Mike Stanne e Anders Fridén avevano paura di incrociare per i corridoi scolastici, Marco Aro con un solo rutto ha fatto volar via tutti i capelli alla supplente di matematica (oggi gira con la parrucca, poveraccia). Marco Aro aveva già i peli sul cazzo in terza elementare, e via dicendo. Non posso che fare spallucce. Non tiro in ballo bevitori di birra del discount come Bjorn Strid o mercanti di eroina come Tompa Lindberg perché la mia teoria è già bella che andata a puttane. Alla prossima fantasia. Mannaggia però, c’ero quasi. (Gabriele Traversa)

3 commenti

  • Marco Aro è il boss finale di Gomorra.
    E Mikael Stanne di moltopocometal, oltre a tutto il resto, ha il tatuaggetto sul pube

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  • Tompa siede, già oggi in vita, alla sinistra di Lemmy.

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  • Direi che a spazzare via “certa gente” c’reano per primi Entombed (non so se avete presente un certo LG Petrov, altro che Marco Aro), Dismember (vogliamo parlare di Matti Karki?) Unleashed e Grave… Tutto quello che è venuto dopo (At the gates a parte) non è noia…ma lo è diventato. Viva il death metal svedese non melodico, sempre! \m/

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