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Il Super Pasqualone: BUCOVINA – Septentrion

20 marzo 2019

Il nome della band l’avevo già sentito e non credo ne esistano di migliori, visto il genere e anche la provenienza geografica di questi maschioni. Però, ecco, sapevo solo che si chiamavano Bucovina e facevano folk metal. Poi il buon Charles, grande cultore, come me, del metal tutto flautini e saltelli, mi consiglia di ascoltarne l’ultimo disco e, casomai, recensirlo. Io, che raramente sento roba uscita dopo il 2004 (anno clou della mia carriera al servizio di Re Metallo), dico stranamente subito di sì, clicco su questo Septentrion e… minchia. Ve lo ricordate il Super Pasqualone? Dai, quell’uovo gigante di plastica del cazzo che girava sul finire dello scorso millennio, con dentro una miriade di incredibili giocattolini a sorpresa? Il sogno bagnato dei bambini nati nel 1990 ma che, puntualmente, nessuna mamma o papà ha mai comprato al proprio figlio, nemmeno in cambio di pagelle impeccabili, perché costava quanto il cartellino di Cristiano Ronaldo? Forse adesso iniziate a ricordare. Quando ho cliccato play su Septentrion non pensavo di trovarmi di fronte ad un Super Pasqualone, bensì ad un dischetto piacevole (ma dimenticabile) di folk metal cornamusaro, nostalgico di Ceausescu e al sapore di carne alla griglia. Così, senza troppe sorprese. Invece era un Super Pasqualone per davvero! Niente cornamuse, niente saltelli, niente vuvuzela: Septentrion, ragazzi miei, è un fottuto disco di metallo pesante, suonato divinamente e molto ispirato.

Ma è anche meglio del tanto agognato uovo di plastica del cazzo, perché dentro, una volta aperto, non ci ho trovato degli adorabili giocattolini (adorabili ma pur sempre giocattolini) ma, boh, un film di Herzog in Blu Ray. Capito l’antifona? Questi prodi vichinghi di Romania, zitti zitti, hanno superato i Manegarm sulla destra. Il loro folk metal è epico e solenne, con delle chitarre pazzesche, sia nei soli, sia nei momenti più rilassati e melodici, sia quando il gioco si fa duro e tocca macinare riff spaccaossa fino allo stremo. I due chitarristi-cantanti, Bogdan e Florin, si dividono i compiti egregiamente, senza mai pestarsi i piedi: il primo con un pulito di gran classe, il secondo con un growl severo e costante, vera voce narrante del disco. Non mi sento nemmeno di consigliare una traccia piuttosto che un’altra. Settentrione spacca e fa sognare nella sua interezza. Però, ecco, se siete dei fanatici irriducibili di violini, flautini e carne arrosto, se in camera vostra avete il poster di Barbalbero invece che quello di The Number of the Beast (e della Canalis), beh, mi sa che è meglio rivolgersi altrove. (Gabriele Traversa)

6 commenti leave one →
  1. hieiolo permalink
    20 marzo 2019 09:25

    La piu’ bella metafora di tutti i tempi. Ora che ho 45 anni cazzo vado a comprarmi il fottuto Pasqualone che non ho mai avuto. ed Emilio il robot. E il Gordian.

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  2. Cattivone permalink
    20 marzo 2019 09:44

    Una delle migliori realtà in ambito Folk secondo me.
    La recensione arriva in colpevole ritardo, il disco era nella mia top dell’anno scorso, ma sono comunque contento che se ne parli.
    Recuperati anche i Metsatöll se ti piace il genere Folk solenne, di quelli mi pare che qui non si sia mai parlato.

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    • Charles permalink
      20 marzo 2019 14:20

      In realtà ne abbiamo parlato in un paio di occasioni e comunque arriverà a breve anche il pezzo sul nuovo disco.

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      • Cattivone permalink
        21 marzo 2019 06:54

        Allora mi sa che mi ero perso quegli articoli.
        Ricordo benissimo quello sul Folk rumeno però, i Bucovina li ho conosciuti grazie a voi.

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  3. weareblind permalink
    20 marzo 2019 21:16

    Io Canalis e The number.

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  4. lowfiles permalink
    21 marzo 2019 18:08

    recensione azzeccatissima, folk e quello che volete, ma è sostanzialmente un gran disco Heavy Metal (con momenti power da scena dei persuader), come ne esce uno ogni quei boh, cinque anni o giù di lì. mi sta rimettendo in pace con il mondo e con la mia musica preferita

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