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Avere vent’anni: THE OFFSPRING – Americana

25 novembre 2018

Se eravate degli adolescenti nella seconda metà degli anni Novanta penso sia ampiamente probabile che abbiate avuto perlomeno una cassettina degli Offspring, i quali con Smash diventarono di colpo un gruppo famosissimo a livello mondiale portando – insieme ai primi Green Day – il cosiddetto hardcore melodico (o californiano, o come più pare a voi) in vetta alle classifiche e nel profondo dei cuori di parecchi ragazzini dell’epoca. Effettivamente Smash era un capolavoro nel suo genere, così come il precedente Ignition; il successivo Ixnay on the Hombre suonava già molto meno fresco – facendo intuire ciò che stava per accadere alla band – ma aveva comunque dei pezzi clamorosi come Meaning of Life, Mota, All I Want, Leave it Behind e Change the World, che permisero loro di confermarsi quantomeno a livello commerciale. Era un periodo in cui c’era ancora una certa richiesta di massa per il rock e per le sue declinazioni: si veniva dagli anni del grunge, che avevano sdoganato le chitarre distorte al grande pubblico e che ancora resisteva, quantomeno a livello estetico, nella proposta musicale delle major. Per cui c’erano tutte le condizioni per le quali il ragazzino medio potesse appassionarsi alle riuscitissime melodie dei primi Offspring, cosa che non potrebbe più verificarsi oggigiorno con un gruppo del genere perché, semplicemente, l’ascoltatore non appassionato non ha più l’orecchio abituato alle chitarre distorte.

Americana arrivò carico di un’attesa spasmodica da parte di tutte le scuole superiori dell’Occidente. Una volta che fu uscito si capì però immediatamente che il giocattolino si era rotto. Questo non impedì all’album di essere venduto come il pane, grazie a una nuova caratteristica degli album degli Offspring che di lì in poi avremmo imparato a conoscere, e temere: i singolini scemi di musica scema creati su misura per i ragazzini affamati di melodie semplici con un po’ di pompa. Americana iniziò la tradizione con le tremende Pretty Fly (For a White Guy) e Why Don’t You Get a Job, innocue canzoncine powerpop che da quel momento divennero addirittura dei cavalli di battaglia dal vivo.

Il resto dell’album è molto altalenante: molto bella la traccia eponima, così come The Kids Aren’t Alright, con un riff che fa tanto Social Distortion, mentre sono quantomeno carine le prime due Have You Ever e Staring at the Sun. Tutto il resto è parecchio moscio, anche quando i ritmi si velocizzano: colpa di una produzione troppo leccata, e in definitiva sbagliata per un disco di questo genere, e di una evidente tendenza a smussare gli angoli, chissà se solo da parte del produttore e dell’etichetta o se anche da parte di Dexter Holland e compari. Riascoltare Americana per intero oggi è comunque una fatica immane. Di qui in poi, gli Offspring useranno la precedente etichetta di gruppo hardcore melodico solo per giustificare la posa “ribelle” all’interno di un comodo contesto mainstream. A costo di scadere nella banalità, è tremendo pensare ai primissimi album degli Offspring alla luce di ciò che sono diventati proprio a partire da Americana. (barg)

11 commenti leave one →
  1. El Baluba permalink
    25 novembre 2018 11:48

    impazzi per Smash, che mi portà in seguito ad impazzire per Ignition, ma già da “Ixnay…” mi avevano rotto gli zebedei. Di questo a parte i singolini scemi, trovo che “The Kids Aren’t Alright” sia decisamente fantastica.

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  2. vito permalink
    25 novembre 2018 13:52

    distorsioni per gente ricca di orange county ! mai digeriti.

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  3. Mirko permalink
    25 novembre 2018 14:24

    Io con gli anni sono arrivato ad adorarlo, mi piace anche “Conspiracy of One”, dopo non ce la faccio… Comunque “Americana” contiene un pezzo particolarissimo che molti sottovalutano, trattasi di “Pay the Man”, coverizzata ultimamente dai Tribulation eheh…

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  4. 25 novembre 2018 20:27

    Me l’hanno regalato per il tredicesimo compleanno, e da allora, come tutti i dischi che si ascoltano a quell’età, lo so a memoria e ci sono affezionato.
    Da un punto di vista più obiettivo potrei anche concordare con la recensione, però mi sembra opportuno sottolineare un aspetto che tende a rimanere in ombra quando si parla di questo disco: è l’ultimo album da cui sono stati estratti quattro singoli di successo con relativi video (Pretty Fly, Why Don’t You Get A Job, The Kids Aren’t Alright, She’s Got Issues), e chiunque abbia meno di quarant’anni non ha visto un disco di rock “duro” di pari successo. Immagino dica molto di come è andato il mondo negli ultimi vent’anni, ma sicuramente dice qualcosa anche di “Americana” (“well, fuck you!”, probabilmente).

    P.S.: che fine hanno fatto le airwalk?

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    • 25 novembre 2018 20:37

      così su due piedi me ne vengono in mentre tre: hybrid theory, toxicity e californication.

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      • 26 novembre 2018 10:01

        Rock “duro”, quindi “Californication” resta fuori (anche se è forse l’ultimo blockbuster rock degli anni ’90).
        “Toxicity” ha fruttato tre singoli ed è stato tre volte platino contro le cinque di “Americana”.
        In effetti “Hybrid Theory” ha venduto di più, ma è uscito nel 2000 e comunque i singoli sono quattro, lo stesso numero di quelli di “Americana”.
        Tutto dire che “Americana” ha fatto storia, da qualunque lato lo si guardi.

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  5. fredrik permalink
    25 novembre 2018 21:15

    all’epoca la mia adolescenza era già che bell’è sfiorita, quindi non ho tutto sto entusiasmo. all’epoca li consideravo orecchiabili e da prendere a piccole dosi (cosa che comunque facevo, tra social distortion, shelter, pennywise e soprattutto millencolin). Vedendo il peggio che è venuto dopo, effettivamente c’è da accontentarsi di sta roba.

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  6. bonzo79 permalink
    26 novembre 2018 09:04

    primo disco loro a deludermi fortemente dopo 3 album fondamentali per la mia formazione musicale… carino il successivo, poi l’abisso

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  7. Melvins74 permalink
    26 novembre 2018 19:42

    Un gruppo semplicemente vergognoso…come la peste…tra loro,Sum 41 e Blink 182,un completo mare di merda!

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  8. Pepato permalink
    27 novembre 2018 11:52

    Smash era un capolavoro, cazzo.

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  9. blackwolf permalink
    29 novembre 2018 18:59

    Non riesco ad odiare questo album, perché è stato una delle prime cose che ho comprato con i miei soldi ed è stato il mio primo album rock. Avevo 12-13 anni. Come Orgio, alcune canzoni, quasi tutte, le ricordo ancora a memoria. Paraculissima pretty fly for a white a guy, ma è stata la canzone che mi ha aperto a tutto quello che è venuto dopo. Quindi, forse, senza quella canzone, anni dopo non sarei arrivato agli Obituary. Vero, album precedenti molto meglio, ma al cuore non si comanda e anche se lo riascolto pochissimo, lo faccio sempre con piacere. Meglio comunque i peggio dischi degli Offspring, rispetto a quella cosa chiamata pop punk, a cui comunque loro e i green Day, volenti o no, hanno spianato la strada. Tonnellate di band, che nella discografia di album fighi non ne hanno manco uno. Ironia della sorte, il pop punk ha ucciso il punk e insieme a lui, è morto lui stesso, non lasciando (per fortuna) nessuna traccia significativa del suo passaggio e tra un po’ non se lo ricorderà manco più nessuno.

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