Vai al contenuto

Quando Marilyn Manson ci fregò tutti

28 settembre 2018

Quello che all’epoca sembrava il disco strano di Marilyn Manson in realtà non lo è per niente, dato che i suoi veri dischi strani sono Antichrist Superstar, che non si è mai capito come abbia fatto ad avere così tanto successo data la particolare osticità musicale e concettuale, e pure il debutto Portrait of an American Family, non solo stilisticamente indefinibile ma pure completamente diverso da qualsiasi cosa fatta uscire dopo. Anzi, forse Mechanical Animals causò tanto stupore proprio perché molto vicino alla Tradizione, quando ci si aspettava qualcosa di ancora più disturbante.

È senza dubbio un disco diretto ad un pubblico molto più ampio di quello di Antichrist Superstar, e nell’immaginario popolaresco segna l’ingresso di Marilyn Manson come cantante tutto sommato normale e socialmente accettabile, e non più un inquietante satanista davanti al quale ci si faceva il segno della croce organizzando picchetti davanti alle emittenti che lo intervistavano o passavano i suoi video. A posteriori è stata una scelta molto furba da parte del Reverendo, che è uscito dalla nicchia senza sbocchi in cui rischiava di bloccarsi per entrare nel salotto buono dell’industria culturale sul divanetto degli artisti eccentrici e controversi, ma intellettualmente lucidi, da chiamare in causa pour épater le bourgeois, una maschera che non può mai mancare nell’eterno gioco delle parti del mondo dello spettacolo. Manson non poteva fare a meno di tutto questo teatrino, perché la sua fama, la sua fortuna e il suo successo sono esclusivamente dovuti all’immagine. Mi risponderete che i primi suoi dischi sono molto belli, e io infatti concordo: ma questo non scalfisce in minima misura il fatto che, probabilmente, senza tutto il contorno non sarebbero mai entrati nei nostri stereo. 

Ed è un po’ anche la sua iattura, probabilmente, perché chi non si è trovato in quel periodo mentre questi dischi uscivano tende poi ad associare Manson ad un fenomeno di costume senza valore musicale. Invece Mechanical Animals è un bel dischetto, non paragonabile ovviamente al predecessore ma comunque molto gradevole. È concepito, composto e prodotto col preciso scopo di risultare più orecchiabile possibile cercando di mantenere per quanto possibile la cifra del personaggio, e questo ha permesso a un pezzo come The Dope Show di sfondare qualsiasi barriera di pubblico. Però la, diciamo, commercializzazione del suono è stata compiuta – anche qui scelta molto furba – seguendo il faro di esempi “alti” o comunque considerati tali: la synthwave, David Bowie e il goth rock. Mettendosi così al riparo dalle critiche dei vecchi fan paventando una qualche raffinata evoluzione che, per definizione, se non la capisci è colpa tua.

In quel periodo in cui le chitarre distorte ancora andavano abbastanza di moda, Mechanical Animals era potenzialmente un contenitore di un’abbondante manciata di singoli, anche perché il disco è tendenzialmente gradevole, con alcune belle canzoni e qualche riempitivo alla fine. Le migliori per me sono l’iniziale Great Big White World, cioè il pezzo meglio costruito e strutturato dell’album, con bei riff e un bel giro di tastiere; e poi Disassociative, Coma White, la titletrack e la ballata acida Speed of Pain, una specie di Hurt per gente che sniffa la colla dalle buste di plastica. Tutto qui: canzoni da ascoltare e canticchiare, possibilmente a voce non troppo alta dato che i testi parlano sempre e solo di droghe chimiche. Di tutto l’ambaradan di voli concettuali sullo sdoppiamento della personalità di Manson che si era costruito un alter ego in stile Ziggy Stardust e delle cervellotiche elucubrazioni per spiegare la necessità artistica di un’azione del genere qui non parleremo perché non ce ne frega un cazzo. Rimane comunque l’ultimo disco dignitoso di Manson, la cui inventiva decrebbe con ritmo inversamente proporzionale all’acquisto di ville con piscina e all’apertura di pinacoteche di suoi dipinti. (barg)

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: