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‘Frozen’, l’album da ascoltare nella cella frigorifera

30 luglio 2018

Sono affezionatissimo a questo album che per anni ho considerato il migliore dei Sentenced. Sbagliando, ovviamente col senno di poi. Diciamo che l’ho considerato tale anche dopo aver scoperto Amok, sbagliando al quadrato. Amok in una dimensione parallela a questa ha avuto un destino ben diverso. In quella realtà, nella quale in questo momento i Sentenced esistono e spaccano ancora a certi livelli come negli anni Novanta, il metal è passato su tutte le radio mainstream, gli stadi non sono riempiti da vaschi rossi e ligabui o rappers con l’anello al naso, bensì da gruppi metal finlandesi. In quella dimensione parallela, ogni sera, milioni di persone restano incollate alla tv a guardare talk show diretti da giornalisti metal che intervistano psicologi, politici, sociologi ed economisti, cercando di analizzare e risolvere l’annosa emergenza mondiale dei suicidi emulativi di massa indotti dall’eccessivo ascolto dei Sentenced. Per capirci, in quella dimensione, la prima copia prodotta di Amok è esposta all’ingresso del museo Guggenheim, che tra l’altro lì si chiama Amok Museum of Contemporary Art, gestito dalla Miika Tenkula Foundation, opera pia creata dalla famiglia del miliardario chitarrista la quale, dopo la dipartita dello stesso, ha donato la omonima collezione (la Tenkula Collection, appunto) alla cittadinanza, consentendo l’ingresso gratuito ad anziani, adulti e scolaresche di giovani metallari. Chiaramente, in quel museo, Frozen ha una sua sala dedicata. Si tratta di un enorme freezer nel quale sono riprodotte le condizioni ideali di ascolto ed ovviamente si tratta della maggiore attrazione del museo stesso; ancora oggi persone vengono da tutto il mondo per ascoltare con viva commozione il disco in quella sala; i gadget più venuti nel gift shop sono le calamite da frigo e le tazze per il caffè con la faccia di donna, mentre fuori dal museo ci sono le immancabili bancarelle dei napoletani (purtroppo anche lì) che vendono monclerini pezzotti, sciarpe e colbacchi argentati. 

Nella nostra dimensione, invece, i Sentenced non esistono più e Amok è un album quasi dimenticato, forse perché troppo connesso ad un’epoca e un sound precisi, Frozen è gradito ai moltissimi, anche se credo che gli album più amati dalla massa siano i successivi. All’inizio, essendo ancora – giustamente – troppo preso dal qui presente, lo stesso Crimson mi era apparso fin troppo paraculo e invece stavo ancora una volta perseverando nell’errore. Se, dunque, Crimson ha impiegato del tempo per entrare nei miei favori (adesso lo reputo al pari livello di Amok stesso, pur riconoscendo che trattasi di due lavori agli antipodi che mi piace considerare come l’alfa e l’omega dei finlandesi), Frozen, dopo una lunghissima, estenuante ed appassionata relazione sentimentale, ha iniziato progressivamente a stancarmi.

Ora non voglio che qui mi si fraintenda: io sono legatissimo a questo album in un modo viscerale (credo sia uno dei dischi che ho ascoltato di più in assoluto e me lo ascolto ancora almeno una volta al mese) ma col tempo (con la maturità? Boh…) l’ho relegato in una posizione più bassa della ipotetica classifica. Stiamo sempre parlando di un gruppo che all’epoca era davvero enorme e riusciva a scavare a fondo nelle oscurità dell’animo umano tirando fuori gemme sempre più luminose (e non avevo ancora citato Down). Credo, infatti, che Frozen fu per l’epoca la concretizzazione dell’idealtipo musicale di cui alcuni di noi avevano bisogno in quel momento e fu talmente tanto amato perché “personificava” gli inespressi desideri di essere traghettati da un ancora affilato rock ad un più morbido goth. Occorreva qualcosa che fosse allo stesso tempo cupo nelle atmosfere e nei riferimenti ma comunque di ascolto immediato, più leggero nello stile, andava bene anche con qualche stucchevolezza di troppo, ma pur sempre heavy. Frozen riusciva a tenere tutta questa roba compressa insieme e le opposte esigenze in armonia tra loro, compiendo un capolavoro di equilibrismo. Frozen ricoprì un ruolo da protagonista in quel ciclo che si stava compiendo e che ci stava marchiando a fuoco, portandoci ed essere ciò che siamo oggi: i seguaci zeloti di un preciso movimento di idee e di suoni, gli spettatori di cose irripetibili e, inevitabilmente, gli eterni insoddisfatti con lo sguardo spesso rivolto indietro. Ancora una volta e ancora di più: la gente non sa cosa si è persa a non essere stata metallara negli anni ’90. (Charles)

5 commenti leave one →
  1. Bacc0 permalink
    30 luglio 2018 12:06

    Si, pure io ho ascoltato ad nauseam questo disco per poi lasciarlo lentamente andare dopo anni di consumo compulsivo. Penso che il loro migliore resti Amok, sopratutto per la sua unicità. Crimson invece non l’ho mai amato in maniera viscerale perchè, nonostante abbia dei pezzi clamorosi, nella seconda parte tende in maniera inquietante ad assomigliare ai Metallica omosessualizzanti di Load/Reload. The cold white light mi fece letteralmente cagare e lo rivendetti subito, dell’ultimo non ho mai sentito una nota, anche se ne ho letto in giro un gran bene. I Sentenced sono sicuramente stati un gruppo formativo per i miei gusti, e proprio per questo col passare degli anni ho finito per lasciarli da parte, molto difficile che metta su un loro disco. Drown Together è penso una delle mie canzoni preferite in assoluto e mi sono sempre esaltato un sacco a sentire il rutto prima del solo su For The Love I Bear….che altro aggiungere, l’unico appunto che mi sento di fare a questa band è che Ville Laihiala aveva dei porri orribili e come cantante pareva un pò un Holmes/Hetfield dei poveri.

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    • Andrea permalink
      30 luglio 2018 20:53

      The funeral album è per me bellissimo. È lucido, in una maniera spietata, sul fatto di essere il loro ultimo disco in studio e assolve quel compito in maniera egregia. Il live celebrativo “Buried alive” è da lacrime ogni volta che lo ascolto: solo loro potevano fare un’uscita del genere in quel modo. A modo loro, immensi Sentenced

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  2. vito permalink
    30 luglio 2018 12:12

    mi sono sempre chiesto perche’ i Sentenced piacessero tanto anche a persone non propriamente assuefatte al metal, la risposta e’ che sono stati semplicemente un gruppo della “madocina”, cosi’ sia !

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  3. Fanta permalink
    30 luglio 2018 13:51

    Ho avuto la fortuna di vedere i Sentenced dal vivo, a Roma, al Circolo degli artisti. Ora non esiste più da lustri e al suo posto ci sta qualche cazzo di kebabbaro o ristorante indocinegro. Credo fosse il 95 o giù di lì, erano di supporto ai Tiamat che portavano in tour Wildhoney. Era appena uscito Amok, per l’appunto. Loro erano delle brande semi-albine di 2 metri e spicci, io un mezzo nano negro e la cosa mi fece effetto. Presenza scenica, scioltezza e spirito alcolico/cazzone alla finlandese. Quel disco, Amok, per me è IL disco dei Sentenced. Avevano trovato una strada personale verso la maidenizzazione del death metal scandinavo, con quel tocco goth rock che oggi i Tribulation abusano e millantano quasi come una loro invenzione. Comunque già in North from here ci sono intuizioni che solo gente come i primi Dark Tranquillity stava sperimentando. Con grande eleganza, tra l’altro.

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  4. bonzo79 permalink
    30 luglio 2018 16:34

    insomma, resta un gran gruppo.

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