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W.A.S.P. (The Crimson Idol Tour) @Progresja, Varsavia, 25.11.2017

3 dicembre 2017

Un paio di thrasher, con smanicati rattoppati come da copione, aggrediscono un tizio conciato tale e quale a C.C. DeVille all’uscita del concerto. Non avendo vissuto in prima persona la scena degli anni ottanta, non avevo ancora visto una cosa del genere. Evidentemente volevano rivivere lo spirito di quei tempi, visto che oggi siamo in vena di rievocazioni. La loro presenza in questa serata è comunque simbolica di un fatto assodato: gli WASP sono uno dei pochi gruppi che hanno spesso messo d’accordo i devoti del cosidetto hair metal con quelli dei generi più pesanti, un po’ come i Motorhead ai tempi erano l’unica entità in grado di coprire il gap apparentemente incolmabile tra metallari e punkettoni. Alcuni iniziano ad urlare ai tre: “Bez walki, bez walki” che può essere tradotto come “basta risse”. Personalmente sono divertito dall’episodio, e il tizio dei Poison spettinato e col cerone che cola sembra piuttosto disorientato mentre raccoglie il suo cappello da motociclista ricchione. 

Ma l’highlight della serata non è ovviamente questo, bensì Blackie Lawless che ripropone per intero lo struggente The Crimson Idol, una delle più belle rock opera di sempre, che alcuni definiscono pure come l’apice compositivo del nostro eroe. Forse proprio per via della natura emozionale di pezzi come la stupenda The Idol, o per il fatto che botanicamente parlando ero ben satollo, condizione che appropriatamente abbinata al consumo di alcune buonissime birre locali genera un effluvio di emozioni particolarmente copioso, quasi mi sono messo a piangere in alcuni punti, specialmente perché questo disco ha significato e ancora significa tanto per il sottoscritto.

La grande sala è strapiena e il palco è allestito con maxischermi che raccontano per immagini quello che è musicato sul palco, ovvero la vita di Jonathan Steel, alter ego di Blackie, che vive un’infanzia di maltrattamenti e negligenze, e si getta anima e corpo nella vita della rockstar, con tutti gli annessi e connessi. Tema non molto originale, voi direte. Eppure è impossibile non sentire l’ispirazione che trascinò Blackie Lawless a comporre questi dieci pezzi fantastici, pregni di significato e di tutta la gamma di sentimenti umani possibili: disperazione, gioia, rabbia, amore e odio.

I punti salienti sono TUTTI. La cattivissima Chainsaw Charlie, con le motoseghe in sottofondo, è sempre trascinante, come pure Doctor Rockter, a confermare l’assoluta eterogeneità dell’opera. Un’ora bellissima seguita dalla riproposizione di classici immancabili come Wild Child e I Wanna Be Somebody, e scalfita soltanto dall’amarezza del constatare i prezzi del merchandising, veramente scandalosi. Purtroppo mi perdo gli Exlibris in apertura, un gruppo locale che mi dicono essere dedito al power metal, ma che non ho mai sentito manco per caso. Recupererò.

Ciò che rimane è comunque la sensazione di avere assistito ad un qualcosa di epico che non si ripeterà facilmente, e, come in siffatte occasioni, la soddisfazione di esserci stato, pur con il lungo viaggio di ritorno ancora da intraprendere accompagnato da postumi mica da ridere. (Piero Tola)

One Comment leave one →
  1. weareblind permalink
    3 dicembre 2017 12:24

    Io ero al Live di Trezzo sull’Adda per lo stesso spettacolo. A me non impressiona eccessivamente, ma devo dire ben fatto. A parte il disinteresse del mastermind, perché o cantava, o se ne andava, di spalle, verso il batterista. Zero verso il pubblico, zero, verso i colleghi.

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