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WE CARE A LOT: i Faith No More tornano a suonare dal vivo con Mosley

12 settembre 2016

faith-no-more-wecarealot-480x480Era un po’ che non vi si rompeva l’anima coi Faith No More, forse proprio dall’uscita di Sol Invictus. Quindi che è successo? È successo che quest’estate i tizi di Frisco hanno ridato alle stampe il loro primo album, datato 1985, e hanno iniziato a suonarlo interamente dal vivo accompagnati dal redivivo Chuck Mosley, il cantante più stabile in line up dopo Mike Patton, che arrivò nella band in sostituzione di una giovanissima Courtney Love (forse che la biondina aveva scazzato con Bottum col quale se la faceva all’epoca?): figlio adottivo di una coppia di comunisti, madre ebrea e padre di colore, amante della bottiglia e non dotato di grandi capacità vocali ma capace di rappare (questo però ve lo dice uno che è totalmente ignorante su quel genere), rimarrà per sempre nella storia della musica contemporanea perché co-autore del più famoso ritornello e cavallo di battaglia dei FNM di sempre. Gli eventi live hanno avuto inizio con una lunga serie di listening sessions americane, seguite da un tour europeo, il Re-Introduce Yourself Tour, per ora in Gran Bretagna ma estesosi da poco anche alla Francia più altre date TBA, la cui setlist contiene anche brani dall’omonimo secondo e ultimo album epoca Mosley. La cosa può anche rimanervi indifferente ma vi assicuro che per quelli come me che ci stanno sotto da sempre l’affare riveste una discreta importanza storica, anche perché We Care a Lot era un signor disco e, pur essendo a una classica operazione commerciale, è anche qualcosa di cui i fan avevano reale bisogno fisico, poiché la versione originale, soprattutto quella in vinile, è reperibile non proprio facilmente e a prezzi non proprio umani.

La nuova versione dell’album, la cosiddetta deluxe band edition, esce per la Koolarrow, la label di Bill Gould e Juan Brujo, che (non sapevo) in passato ha prodotto, oltre a qualche roba dei Brujeria, i dischi degli Asesino di Dino Cazares. Contiene, oltre alle versioni rimasterizzate dei brani originali, anche quelle raw delle primissime demo, più un paio di brani live e remix. Ovviamente parliamo di un trasferimento dei master originali al digitale e successivo passaggio su vinile, quindi, se siete puristi del sound vinilico la cosa vi farà storcere il naso non poco, ma oggi così funziona. Purtroppo la voce di Mosley è quella che è e non migliorerà neanche usando fantasia, basti ricordare le stecche clamorose che riusciva a prendere in New Beginnings, unico brano brutto del disco (testi e musica dello stesso Chuck). Per quanto auspichi sempre e comunque una calata italiana del tour, ho il timore che potrei assistere ad una scena non molto edificante, tipo una specie di operazione di recupero di un vecchio relitto inabissatosi troppi anni fa. Continua, invece, a mancare all’appello Jim Martin e ‘sta cosa non mi andrà mai giù finché campo. Ad ogni modo, recuperate assolutamente questo disco perché contiene pezzi notevoli ma meno noti come Mark Bowen, Why Do You Bother e As the Worm Turns. (Charles)

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  1. ANDREA permalink
    12 settembre 2016 10:59

    Speriamo davvero in una calata italiana!
    As the Worm Turns é immensa…

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