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Dischi invernali che escono a giugno: THE VISION BLEAK – The Unknown

21 luglio 2016

572384Arriva sempre, durante l’anno in corso, quel momento in cui ascolti un nuovo album e già dopo poche note vieni colto da una folgorazione che, oltre a scuoterti l’anima, ti fa esclamare: porco il creato! Ecco il disco dell’anno! Per quanto mi riguarda, questi momenti sono stati quasi sempre abbinati all’ascolto di qualche lavoro death metal, o al massimo thrash/death; stavolta invece ringrazio il fato per avermi spinto a dare una chance all’ultimo lavoro dei The Vision Bleak.

The Unknown è il sesto full length del duo tedesco e, mea culpa, il primo che ascolto per intero. In passato avevo già provato ad avvicinarmi ai tedeschi (duo nel quale milita, attenzione, Schwadorf degli Empyrium) ma, complice un’attitudine che all’epoca non era assolutamente nelle mie corde unita al fatto che fino a pochi anni fa stavo in fissa con i peggio gruppi brutal indonesiani (quindi potete immaginare quanto mi garbassero due tizi vestiti da nobili dell’ottocento che si definivano “horror metal”), non me li cagai più di tanto. Fortunatamente la vita ti fa crescere, che tu lo voglia o no, e meno male, altrimenti un platter del genere non lo avrei nemmeno preso in considerazione.

The Unknown è il disco che Nietzsche si sarebbe ascoltato a palla durante la stesura de L’Anticristo: un viaggio nell’ego umano, fatto di auto affermazione, dominio della volontà sul mondo e un sacco di altre cose motivazionali che ti fanno sentire in qualche modo superiore rispetto agli stronzi che ancora rincorrono uno stile di vita fatto di lavoro-casa-lavoro che inevitabilmente li porterà al collasso. Mi rendo conto che suona come un discorso decisamente infantile ma ‘sto disco mi ha davvero spalancato un mondo di sensazioni che non provavo da tempo. Musicalmente siamo sulle coordinate di un gothic metal tirato, a tratti quasi black, con predominanza di cantato pulito e qualche incursione in screaming qua e là. In alcuni frangenti mi sono venuti in mente gli ultimi Rotting Christ; sarà per l’aura di generale solennità che avvolge il lavoro, tanto da farlo sembrare un lungo rituale. Vette assolute l’iniziale From Wolf To Peacock e Into The Unknown, tutt’ora in loop perenne quando non ho il tempo materiale di ascoltare il disco per intero ma, credetemi, trovatelo il tempo perché The Unknown è uno di quei lavori che escono raramente e chissà quanto dovremo aspettare per un’altra perla simile. Ora scusate ma vado a fare pesi mentre leggo Kant.

2 commenti leave one →
  1. Snaghi permalink
    21 luglio 2016 15:52

    Credo siano uno dei pochi gruppi di cui conosco tutti i dischi a memoria, non smettero mai di ringraziare il buon Mancusi per averli pompati su metal shock e avermeli fatti conoscere. Geniali

    Mi piace

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