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La finestra sul porcile: Inside Out

13 ottobre 2015

inside_out

E venne il giorno in cui sul blog metallaro si finì a parlare anche di film per bambini. D’altra parte quando la linea editoriale è grossomodo riassumibile in “scrivete quello che cazzo vi pare purché ci sia qualcosa in bozza” questo è uno dei rischi che si corre. Potrei provare a raccontarvi, come molti sostengono, che Inside Out non è un film per bambini ma sarebbe falso. Di sicuro è un film che va oltre la tipica doppia chiave di lettura che caratterizza tutta l’animazione contemporanea. Non si tratta semplicemente di buttare dentro citazioni e battute comprensibili dai ‘grandi’, in Inside Out  sono proprio alcuni dei temi trattati a essere piuttosto distanti da quanto tendiamo ad associare con l’intrattenimento per bambini. Inside Out è un film su molte cose: parla della complessità dei sentimenti, dell’ambivalenza di nostre determinate emozioni, dell’importanza dei nostri ricordi e del rapporto che instauriamo con essi. È anche un racconto sulla fine dell’infanzia. Nonostante tutto, però, è anche un film per bambini, alla fine io ci sono andato perché ho accompagnato mio figlio e a lui è piaciuto un sacco quindi qualcosa ci ha trovato. Anzi, pochi giorni dopo mi ha chiesto di rivederlo e io sono stato felice di tornarci perché varie scene mi erano ritornate in testa nei giorni seguenti, quindi non è solo divertente, c’è anche parecchio materiale per quegli incastri mentali che a me piacciono tanto. Il motivo per cui ne scrivo qui è che credo possa piacere anche a chi legge questo blog in quanto lo reputo in qualche modo assimilabile alla sensibilità di chi ascolta il nostro genere. Per come la vedo io, la passione per il metal è una faccenda che va ben oltre la questione dei gusti personali e il semplice piacere d’ascolto. Il metallo è una cosa che ci definisce, un qualcosa che rappresenta un punto di resistenza della nostra parte più cazzara e alla quale non abbiamo alcuna voglia di rinunciare. Ed è quindi una faccenda serissima. Nella testa di Riley, la bambina quasi-protagonista del film le varie componenti della personalità sono rappresentate sotto forma di isole, una delle più rilevanti è la ‘stupidera’ (goofball island) dove vengono relegati gli impulsi legati al divertimento più basico e irrinunciabile. L’heavy metal è la mia/nostra isola equivalente, sopperisce alla stessa funzione e nel tempo continua tenacemente a resistere sebbene schiacciata da altre isole in teoria più importanti quali: lavoro, soldi, famiglia e responsabilità varie. Ma se un giorno questa isola dovesse crollare, i pupazzetti dentro alla nostra testa e le persone intorno a noi dovrebbero preoccuparsi davvero perché noi stessi non saremmo più tali.

Giovanni Pascoli uno di noi

Giovanni Pascoli uno di noi

A prendere il riferimento alto, il metallo rappresenta in parte quello che Giovanni Pascoli definisce nella sua poetica del fanciullino – assurdo come le nozioni scolastiche affiorino nei momenti più improbabili – ma l’esimio vate Pascoli all’epoca non aveva il metallo, altrimenti oggi come parte del programma di letteratura si farebbe la poetica degli Iron Maiden. Il rapporto fra ricordi e personalità, così centrale in Inside Out, è in buona parte anche il rapporto con la nostra unica fede, perché metallo e adolescenza sono due concetti inscindibili. Il metallo lo puoi comprendere solo se ti arriva all’età giusta, più avanti forse si può essere curiosi al riguardo, magari anche apprezzarne alcuni aspetti, ma capirlo è un’altra cosa. Perché è una comprensione che non passa dall’intelletto, è una roba che dalle palle ti sale su in pancia, emozione e stordimento che divengono poi una qualche forma confusa di adesione valoriale e ideologica. Devi avere 14 anni il giorno che premi play e delle cuffiette del walkman parte il riff di Prowler (mio ricordo base secondo quanto ci racconta il film). Nella vita ci sono mille cose che si possono apprezzare pienamente, e meglio, con il passare del tempo: Borges, la fregna, la corsa, la pittura rinascimentale, la coda alla vaccinara e forse anche i Sonic Youth. Il metallo no: o lo becchi all’età giusta o l’hai perso per sempre. Inside Out è un film sul sentimenti, sul cambiamento inevitabile e sul preservare la propria identità, tutta roba che passa anche per il nostro rapporto con la musica, e nel mio caso in particolare, col metal in quanto primo amore. Se poi per voi tutti ‘sti discorsi non hanno granché senso non vi preoccupate perché sono sicuro che il film vi piacerà lo stesso, se non altro perché è cosa ben nota che sotto alle magliette con i teschi noi metallari siamo tutti dei gran bambacioni.

11 commenti leave one →
  1. lukasbrunner permalink
    13 ottobre 2015 10:44

    Pascoli ist Krieg: https://www.youtube.com/watch?v=m1N65UIo_6M

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  2. france permalink
    13 ottobre 2015 12:54

    Applausi per ogni singolo concetto che hai espresso… hai aumentato la mia voglia di vedere il film, peccato che mia figlia sia ancora troppo piccola per portarla e condividere la visione…
    Quindi il mio “ricordo base” è la puntina dello stereo che gracchia e poi mi schiaffeggia con For Those About to Rock, spingendomi poi a sublimare il tutto con Churchill’s Speech / Aces High… e niente sarà più lo stesso per me, mai più :-))

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  3. 13 ottobre 2015 14:18

    Hai ragione su tutto.
    E comunque poetica dei Maiden si fa eccome a scuola; di solito, però, si limita a mettere di fronte il testo di “The Rhyme Of The Ancient Mariner” con l’originale di Coleridge. Che poi, a pensarci bene, i Maiden ci hanno propinato per decenni sinossi più o meno fedeli delle più disparate opere letterarie, e quindi hanno svolto un’opera di diffusione culturale inaudita (e che l’establishment culturale si rifiuta e si rifiuterà sempre di riconoscere) tra gente che a stento avrebbe preso in mano un libro (figurati aprirlo) al di fuori della scuola dell’obbligo.

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  4. sergente kabukiman permalink
    13 ottobre 2015 14:55

    onore al greco brother che ci fa venire voglia di vedere i film d’animazione!

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  5. Cattivone permalink
    13 ottobre 2015 19:38

    A proposito di “citazioni” e “doppia chiave di lettura” del film, il titolo secondo me è un omaggio a “Turning inside out” degli Obituary.

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  6. weareblind permalink
    13 ottobre 2015 21:20

    Dio santo che cazzo di colpo ai sentimenti. “Il metallo lo puoi comprendere solo se ti arriva all’età giusta, più avanti forse si può essere curiosi al riguardo, magari anche apprezzarne alcuni aspetti, ma capirlo è un’altra cosa. Perché è una comprensione che non passa dall’intelletto, è una roba che dalle palle ti sale su in pancia, emozione e stordimento che divengono poi una qualche forma confusa di adesione valoriale e ideologica.” Kant ti fa i pompini. Approvo tutto incondizionatamente. Da papà di un essere di 7 anni, e preposto ufficiale alla visione di ogni film con lei (siamo verso gli 80 film, sono un esperto).

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  7. Lorenzo (l´altro) permalink
    14 ottobre 2015 10:30

    Quella delle palle e della pancia é il sale di tutto il discorso, impossibile spiegarla meglio.
    Poi anche per me Prowler a 14 anni (sfortunatamente non nel 1980) é stata una svolta, anche se giá avevo Fear Factory, Pantera e Sepultura. Prima canzone e primo riff dei Maiden che abbia mai sentito. Il compagno di scuola che mi prestó il cd mi disse “toh, fattici le seghe”. Dite quello che volete, la cultura, le citazioni di Coleridge, Dickinson, bravi, benissimo, ma i “miei” Maiden sono quelli che puzzano del sudore di DiAnno

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