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MONOLORD @Traffic, Roma, 05.10.2015

7 ottobre 2015

Monolord

Gli eventi di team building sono un brillante frutto del management più illuminato. Tali occasioni dovrebbero contribuire a creare un ambiente lavorativo più collaborativo e performante. Nella realtà dei fatti rinchiudere centocinquanta persone dentro un albergo per due giorni, mentre fuori piove a dirotto, ha come unico risultato l’aumento del tasso di incesto fra colleghi, pratica piuttosto insalubre e di cui nel mio ufficio non si sentiva certo alcun bisogno dato che si è già  ad un livello da palazzo reale di Westeros. Insomma, mi sono perso i Venom perché intrappolato a ballare la Macarena con gente di cui so a malapena il cognome. Avevo pianificato di far fare il debutto in società al mio agognato battlejacket che dopo una lunga gestazione vede finalmente la luce, sarei dovuto stare a tirar giù i santi dal calendario con i riff zozzi di Mantas a.k.a. the Evil Venditti e mi ritrovo tirato dentro a conversazioni sul grande raduno di Campovolo. E ovviamente mi devo contenere, limitarmi a un qualche tiepido scetticismo mentre nella mia mente scorre ininterrotto un fiume di insulti, volgarità e turpiloquio. Con simili premesse non lascio certo che l’inazione del lunedì sera abbia il sopravvento e non posso esimermi dal timbrare il  cartellino per vedere in azione i Monolord, cosa che mi dà anche modo di recuperare uno dei molteplici show persi allo scorso Roadburn causa sovrapposizioni.

Nonostante me la prenda piuttosto comoda, arrivo in tempo per vedere lo show dei Riti Occulti, per i quali ho un certa curiosità dopo che me ne aveva parlato la mamma di un compagno di classe di mio figlio (non ricordo proprio quale fosse il collegamento). Sono una band dalla  formazione inusuale con chitarra, tastiere e batteria e due cantanti (femmine) del tutto antitetiche nello stile vocale. A un certo punto esce fuori pure un mandolino (o una cosa simile) che traccia ulteriormente il segno della via italica al demonio. Ci sta, fichi. Quando i Monolord attaccano è già piuttosto tardi e, nonostante il pubblico sia davvero esiguo, la band non si risparmia. L’andamento è lento e monolitico ma lo show ha i suoi momenti, ho l’impressione che il tutto trasportato in una cornice con più partecipazione avrebbe avuto tutto un altro sapore. Setlist essenziale con non più di cinque pezzi tirati fuori dalle varie uscite. Rispetto al disco la pesantezza è intatta ma le linee vocali sono più intellegibili rispetto al pastone filtrato che hanno in studio. I brani i migliori sono We Will Burn dal nuovo Vænir (bello – finirà sul prossimo MTLYJT, promesso) e Empress Rising che chiude la serata. Nel post concerto il sodale Enrico, da poco entrato nel mondo del lavoro, spende e spande euforico dopo aver incassato il suo primo stipendio del tutto ignaro che anche per lui prima o poi arriverà l’ora del team building.

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