TRAIL OF TEARS – Oscillation (Massacre Records)

ToT-Oscillation-600

Qualche anno fa mi capitò, per puro caso, di beccare in televisione Streets of Fire di Walter Hill. Di norma i musical (o quasi-musical, come nel caso del film in oggetto) mi entusiasmano quanto il campionato indiano di cricket, se poi al musical si aggiungono contesti urbani e sottoculture delinquenziali il mio interesse scema lentamente verso lo zero assoluto. Ma, trattandosi di un film di Walter Hill, uno la chance gliela concede a priori, senza se e senza ma. Autorevolezza del regista a parte, Streets of Fire rimane una discreta boiata (che, tra l’altro, rischiò pure di affossare la carriera di Hill come regista dopo il terrificante flop al botteghino), impregnata di spirito ottantiano – qualunque cosa possa significare – nel senso più deteriore possibile. Perché, allora, ve ne sto parlando? Perché nel film c’era un gruppo fittizio, i Fire Inc. , che suonava un paio di canzoni durante un concerto ed io, che pure guardo spesso con disprezzo agli anni ottanta, rimasi folgorato da una delle due. Sigla. 

Secondo wikipedia, questa roba qui è wagnerian rock, un genere le cui caratteristiche stilistiche, presumo, si possono racchiudere in “trascinare tutto fino al parossismo facendoti credere che stia sempre per arrivare il ritornello e spossarti fisicamente e mentalmente in un’estasi erotica di suoni”. Per qualche motivo, le prime note del nuovo e ultimo (?) disco dei Trail of Tears mi hanno riportato alla mente proprio i Fire Inc. ma, proprio come nel film, la piccola goccia d’acqua non basta a fare la differenza nel mare di sterco in cui si ritrova a galleggiare.
Non gioca a loro favore il fatto di suonare il genere meno amato dalla redazione di Metal Skunk e da qualsiasi metallaro che non abbia un passato recente da fan di Christina Aguilera, in compenso gioca molto a loro sfavore l’aver composto, ormai una decina d’anni fa, A New Dimension of Might. Ecco, più o meno da quel disco li avevo completamente persi di vista, nonostante lo ricordi con grande affetto come uno degli album più sboronamente pomposi mai ascoltati in vita mia, un vero e proprio tripudio di tastiere, sovraincisioni vocali e chi più ne ha più ne metta. Sono andato a riesumare la discografia del gruppo (per le vicende biografiche e le nuove polemiche con la cantante, Cathrine Paulsen, vi rimando all’articolo di Ciccio) e ne ho dedotto che, da Free Fall Into Fear in poi, i Trail of Tears siano precipitati in un pozzo senza fondo spinti dall’egomania di Ronny Thorsen. Sciolti i rapporti con il resto del gruppo, il cantante-leader illuminato ha potuto spostare definitivamente il baricentro della band verso quel gothic metal tanto caro agli under 16, realizzando una serie di dischetti soporiferi per appagare la propria anima da rocker dannato e crepuscolare. Un po’come quando Dario Argento ha smesso di farsi produrre i film dal fratello, anche il buon Ronny deve essersi trovato nella situazione in cui nessuno osava più contraddirlo e lui faceva il classico, compiaciuto, gomitino-gomitino ad un gruppo di musicisti silenziosamente esterrefatti di fronte all’Orrore. Che poi, magari, cose melodrammatiche tipo Lost in Life e la title track o pezzi frizzanti quanto un singolo di Avril Lavigne  (Scream Out Loud) rappresentano il non plus ultra per un fan del gothic metal mentre per un buon novanta per cento dei visitatori del blog questa roba qui è buona giusto per passare in heavy rotation su Mtv. E avrebbero ragione entrambi. (Mattteo Ferri)

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