Uomini sull’orlo della demenza senile: STEVE HARRIS fonda un nuovo gruppo

La maggior parte degli uomini ultracinquantenni è destinata prima o poi a inforcare la strada del rincoglionimento totale. Questo vale soprattutto per coloro che hanno avuto un discreto successo nella vita. Magari si sono sposati presto e hanno avuto la stessa donna per tutta la vita. Poi fatti i soldi e un nome rispettato nel proprio entourage gli scatta dentro quell’ansia di cambiamento, un’insoddisfazione latente che li porta fondamentalmente a fare una cavolata dietro l’altra tipo tradire la moglie, buttarsi in un investimento alla cazzo e disperdere così il patrimonio e l’unità della famiglia, invece di goderseli entrambi in santa pace. È un’età difficile, forse la più difficile dopo l’adolescenza. Della stessa ansia di strafare mi sembra afflitto Steve Harris: la stessa Maiden per tutta la vita e adesso sente che manca un’esperienza nuova.

Dietro al vetro dello studio di registrazione ci sarà Kevin Shirley, già con gli Iron Maiden da Brave New World in poi e che ha lavorato per Dream Theater, Petrucci e altra bella gente. Questo mi fa pensare che il primo album solista di Steve Harris (chissà se ce ne saranno poi degli altri) potrebbe contenere una vena prog che non ti aspetti anche perché libero dal giogo di un suono tradizionale e canoni da dover rispettare. Fondamentalmente però rispetto a quanto comunicato sul sito ufficiale (ma basti solo far caso al nome semplice e un po’ banalotto che si è scelto, la copertina e la track list con titoli che evocano giovanilismo defender da una parte e malinconie senili dall’altra) si intuisce che British Lion dovrebbe suonare piuttosto classic heavy & hard rock, con qualche ballata di intermezzo e forse un po’ di sperimentazione qui e là. Fino ad oggi solo Bruce Dickinson aveva saputo dimostrare che a camminare con le proprie gambe si poteva arrivare lontano. A mio parere infatti, nonostante i primi traballanti tentativi e fondamentalmente solo dopo aver trascinato con sé Adrian Smith, Bruce diede grande prova di bravura con Accident of Birth e The Chemical Wedding (quest’ultimo acme assoluto mai raggiunto prima e mai superato dopo in quanto a bellezza, varietà e potenza vocale). Gli altri componenti del neo-gruppo di Harris è gente che non ha un grande palmares: Richard Taylor al microfono, David Hawkins alla chitarra e un altro paio non meglio specificati. Non so dove Harris voglia o possa arrivare con questi qui.

Nella migliore delle ipotesi prevedo un album onesto, da svago, e segretamente spero nel tuffo in un passato NWOBHM. Se ha da ‘esse revival che lo sia fino in fondo. Più che altro tremo solo all’idea che possa venir fuori una porcata delirante tipo Lou Reed in Lulu. Non ci voglio manco pensare. Harris ha una certa età ma non ancora un piede nella fossa. Siamo pronti Steve, stupiscici. A settembre il verdetto. (Charles)

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