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Gente che mangia la soia # 8

1 maggio 2012

AUTOPSY – All Tomorrow’s Funerals (Peaceville) COLDWORKER – The Doomsayer’s Call (Listenable) POISON IDEA – Darby Crash Rides Again: The Early Years (Southern Lord) COLISEUM – Parasite Ep (Temporary Residence Limited)

Io ho fatto un grande errore in vita mia, a parte comprare qualche disco del quale mi chiedo ancora il perché (e la stessa cosa potrei dire di relativi artisti che ho anche seguito dal vivo più volte di cui evito di farvi i nomi). Uno di questi potrebbe essere aver ceduto a qualche suggestione pop di troppo, soprattutto in quel periodo (una manciata di anni fa) in cui in Italia e nel resto del mondo occidentale tale fenomeno andava per la maggiore e tutti sembrava fossero cantautori un po’ giocolieri, un po’ feriti gattini della canzone italiana. Certe cose però ti rimettono in sesto. È come quando la tipa ti molla e tu ti vivi addosso ciondolando per quei luoghi che funzionano da rifugio (il negozio di dischi, la fumetteria, la birreria…), ma poi arriva il tuo amico del cuore, ti prende bruscamente per la manica, ti sbatte al suo fianco in auto e viaggiate per ore con la stessa logora cassettina di Killers nello stereo. Ecco, certi dischi hanno avuto su di me l’effetto di una doccia fredda, di un punitivo riscatto da un pure gradevole sogno zuccheroso. Erano anche momenti in cui alternavi le più soavi amenità acustiche agli Insect Warfare ma, per rendere meglio l’idea, lasciate che vi dica che stringere tra le mani il vinile di Powerage ha un potere catartico pari a mille altri dischi e funziona al pari di un risveglio con strombazzata militare. Meglio, al pari di una cascata di schiaffi (sempre dati dal tuo migliore amico). “I giovani, i giovani, sono venuti a cercarmi” come diceva qualcuno. Questa intro serve proprio ad introdurvi nella melma più squallida ma funzionale alla quale siamo abituati.

Il disco lo conosciamo, conosciamo tutte le tracce da quando abbiamo capito che valeva la pena affondare le trippe negli abissi della più gonza delle demenze da B-movie. Sappiamo da anni (qualcuno pure da decenni) che non vale la pen(n)a stare lì a trastullare i lettori nel tentativo di descrivere la musica a parole. Lo sanno tutti: i metallari la musica la descrivono a GESTI. Non so, air guitar, air drumming, corna al cielo e soprattutto una svariata tipologia di headbanging. È così che si descrive un disco heavy metal. Mi immagino un Chris Reifert sudatissimo a fine concerto che si passa un asciugamano sulla capoccia e sul bisunto pizzetto mentre stringe mani, fa cornine, firma autografi e si addrizza la maglietta intrisa di sudore.Poi me lo immagino andare al bancone del bar del club dove hanno suonato gli Autopsy e ordinate diciannove birre. Trinca con gli amici-colleghi, interviste concesse ai teenager della scena, pietisticamente consapevole che c’è gente che la scena continua ad agitarla (ma questo non li aiuterà a scalare la vetta della coolness americana) e poi via a casa a studiare nuove orripilanti copertine per i dischi. Mi basta sapere questo.

Non come certa gente che parte dall’hardcore e arriva alle reunion dei Queen. Stiamo parlando proprio del ritorno dei Nasum, band decisiva per lo sviluppo del grindcore, lasciataci too much too soon. E riunitasi anche too soon, con un cantante che suona in una delle più ignoranti e iperprodotte band grind terrestri. Ma per tornare al disco di cui ho intenzione parlare, ci sono anche batteristi che non sanno stare fermi e tirano fuori spesso (too much) dischi e band dal cilindro. Solo che i Coldworker a questo giro fanno un po’ una figuraccia con quel death metal peso e slabbrato, dalla batteria veloce ma troppo groovy per potersi affidare ad un genere che esige ben altre raffinatezze e che così non resta che nel limbo imbarazzante del compito a casa ben fatto e ben suonato ma senza la cazzimma d’ordinanza. Un bel disco come l’esordio dei Coldworker sembra sia piaciuto solo a me, tutti intenti i miei amici e colleghi a spaparanzarsi sul divano ascoltando le scatolette ipersoniche dei rullanti dei gruppi più moderni. Niente, mi spiace. Se siete i più frullati tra i fan di certo death-grind, va bene. Sennò passate oltre.

Che poi, vaglielo a spiegare a questi che a volte basta solo la buona volontà. Avranno pensato così i Poison Idea quando anni fa pubblicavano il loro ignorantissimo demo e soprattutto a distanza di anni decidevano di ristamparlo. Chi conosce la band (che so? Kevin Sharp, per dirne una) sa bene che sul suo hardcore da quattro soldi (virato rock’n’roll a fine carriera) non si può fare affidamento più di tanto. Dischi che parlano di collezionisti pretenziosi e stronzi, pigiama party e chili che cedono alle molli cinture di cuoio. È anche un po’ questo il motivo per cui siamo quel che siamo. Abbozzate un po’ se dei due demo più outtakes e tracce live vi resterà poco della formula che ha effettivamente reso celebre il suono grasso e ignorante della band. Esordi sin dal titolo tributari di Germs (la prova del nove è che all’epoca un po’ tutti si suonava così, Melvins compresi) ma già al secondo demo sarete in grado di riconoscere i nostri pancioni inscimmiati. Ristampa della ristampa (arricchita etc) in casa Southern Lord, sempre più antiquariato di classe. E noi un po’ ce ne crucciamo.

Ci sarebbe pure da dire un sacco su quanto siano cambiati nel corso degli anni i Coliseum, su come abbiano deciso di intraprendere strade che non battono più il cattivo sentiero dell’hardcore evoluto ma ancora sincero degli esordi, e neanche quelle indicate negli ultimi più grandi e maturi lavori come House With a Curse. Il nuovo Ep suona pure malino, come un surrogato stoner di seconda mano e sembra che alla band sia partita la pompa di un tempo. Vabbè. La malattia dei Mastodon colpisce tanti ma non lascia vivo nessuno.

Ciao.

3 commenti leave one →
  1. 2 maggio 2012 15:00

    Capolavoro! Mi sono quasi commosso. All Tomorrow’s Funerals l’avevo preordinato un mese prima a scatola chiusa e senza battere ciglio, Chris Reifert come lo scudo di Enea.

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  2. 2 maggio 2012 15:48

    a me al massimo è arrivata una mazzata(nel senso che le singole gocce sembravano frustate) di sudore in seguito allo scapocciare del cantante degli exodus all’alpheus…comunque d’accordissimo su dying fetus e coldworker, vediamo se trovo il tempo di sentirmi l’ultimo…

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  1. PIG DESTROYER – Book Burner (Relapse Records) « Metal Skunk

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