Facce da vincitori: FUNAMBOLO

Dato che uno dei due premi di consolazione assegnati nell’ambito del nostro magnificentissimo concorso ‘trova un nuovo nome al blog e vinci un sacco di dischi di merda’ è andato a un residente delle Murge (il buon Vago da Modugno, Bari), era inevitabile che, per par condicio, l’altro andasse a un salentino, Funambolo, che con lo splendido ‘El Blog de la Bestia’ si è aggiudicato un’altra dozzina di dischi di merda più un imperdibile Dvd dei Pennywise. Ma quanti cavolo di lettori abbiamo nelle Puglie?!? (Ciccio Russo)

JOSE’  MARIA FOR PRESIDENT

Dopo giorni di trepidante attesa ecco che arriva il pacco che da tempo aspettavo: il premio da Metal Skunk. Era dai tempi delle figurine Panini che non aprivo un pacchetto con cosi tanta curiosità mista a preoccupazione (sapete i doppioni!). Dunque, mi ritrovo in mano dei dischi dalle ottime condizioni che come ben speravo non promettevano nulla di buono (quanti ascolti hanno sul groppone? 2, 3? Con un paio di questi ho avuto serie difficoltà a staccarli dalla custodia).

La mia attenzione si è subito focalizzata sul cd dei Satariel, il nome mi ingrifava  e anche la donna nuda con tanto di viso cadaverico e corna da cervo.  Il cd in questione è Lady lust lilith uscito per Hammerheart nel 1997. Vedendo appunto l’anno e la provenienza del combo (Svezia) non ci metto tanto a capire il genere, e un po’ come se mi capitasse in mano il disco di un gruppo floridiano datato 1991. Le prime tracce di questa melodic death metal band sono anche passabili, mentre andando avanti con le altre ho poi capito il motivo per cui ‘sto cd è entrato di diritto a far parte dei premi del vostro concorso. I momenti migliori sono (purtroppo per loro) le due bonus track, canzoni in cui prevale la matrice black e che immagino risalgano ai primi momenti di vita della band. Di quelle che fanno parte ufficialmente del dischetto la più ispirata mi è sembrata The great Necropolis /Baphomet erected che nei suoi riff mi ha ricordato i migliori Morbid Angel. Per il resto c’è da dire che la band mi sembra tecnicamente discreta solo che risulta troppo scolastica, e non basta scopiazzare gli In Flames e piazzare assoloni dove capita per alzare le sorti del disco.

Ci tenevo a dire che sono contento che questa è una moda ormai passata, questo death metal svedese non sono mai riuscito ad apprezzarlo, pero’ non vi nego che un brivido lungo la schiena mi è corso quando ho scoperto la vittoria straripante di The Artist in quel teatrino patetico e triste che è la Notte degli Oscar, per la serie “a volte ritornano”, come i palloni entrati di mezzo metro e non visti dai guardalinee, ma non voglio divagare.

Per quel che concerne le altre chicche che mi avete inviato vorrei dire: passino gli atti di autoerotismo del guitar hero Domenico Cataldo, passi l’industrial-ebm-power noise di tali Soman,e passi anche il singolo di remix di Warren G (sono pugliese  e del reggae ne ho francamente le palle piene), ma il disco emocore-screamo degli I Am Ghost no! Quello davvero no! E pensare che quel coso si apre con un intro niente male. Gli MXD hanno risvegliato invece il lato tamarro che è in me e difatti il disco si trova fisso nella radio della macchina da quando mi è arrivato. Musicalmente si avvicinano ai Kovenant e agli ultimi Samael anche se non godono di quei ritornelli memorabili che hanno reso immortali dischi come Animatronic o Eternal. Ovviamente esigo sapere chi di voi ha avuto il coraggio di spendere anche solo quattromila lire per comprare questi cosi. Nota di merito anche per i complimenti di Ciccio scritti su una di quelle pubblicità dell’energia elettrica, che non leggi nemmeno le prime due righe dopo di che ti spacchi le palle e la usi o per accendere il fuoco  o per la felice la propria pattumiera.

Beh, se per molti di voi questi dischi erano l’oggetto della vergogna, che subito correvate a nascondere sotto al letto al solito blitz in camera di qualche amico metallone, per me invece saranno un oggetto di culto, quelli che per primi mostrerò (lungi da me farli ascoltare ovviamente).

Funambolo

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