La finestra sul porcile: In The Market

L’inizio è devastante. Tre amici, due ragazze ed un ragazzo, viaggiano verso un concerto di non si sa chi sulle strade del Texas — ma in realtà siamo in Umbria — e riempiono di dialoghi insignificanti il vuoto cosmico, vera metafora del film. Nei primi tre minuti (e non è un iperbole) vengono citati ripetutamente Tarantino ed Eli Roth, casomai non fossero abbastanza chiare le intenzioni. Subito dopo parte una lunga digressione demenziale sul cinema (“Salvate il soldato Ryan è meglio di Hostel perché è ispirato ad una storia vera” – “Anche Hostel è ispirato ad una storia vera, si dice che il regista abbia visto l’ostello su internet”. Consigliato da TripAdvisor) con una recitazione all’altezza delle migliori pubblicità delle suonerie per cellulari. Il trio arriva ad un distributore di benzina, incontra la hippy più triste della storia del cinema che li mette in guardia sui pericoli incombenti e viene rapinato da due tizi mascherati. Uno dei due è nel cast di Centovetrine. Nel frattempo noi spettatori abbiamo appreso che negli Stati Uniti la benzina si paga in euro e che la senza piombo si chiama senza piombo. Siccome sono nel Texas — e non in Umbria, come pure i cartelli stradali lascerebbero supporre — occorrono un paio di giorni per arrivare al concerto e così decidono di fermarsi in un supermercato per rubare la cena e trascorrere la notte, ignari del sadico macellaio filosofo che staziona all’interno del negozio.

temi molto alti – l’amore

Questa storiella, che riprende in modo più o meno palese una abnorme quantità di film usciti dai tempi di Non Aprite Quella Porta ad oggi, rappresenta la “rinascita dell’horror italiano” e se pensiamo che il nostro cinema di genere debba risorgere grazie a Lombardi, a Zampaglione o a clamorosi ritorni di fiamma di Dario Argento, allora sarà meglio mettere un bel macigno sopra la bara per evitare che a qualcuno venga in mente di riesumare il cadavere. Se, almeno, Zampaglione ha l’umiltà (quale ossimoro) di dire che si ispira a qualcuno e Dario Argento qualcosina di buono in passato l’ha fatta, questo Lombardi (classe 1986) è uno che ci regala perle del tipo “Nel 2005 stavamo iniziando a scrivere ad “otto mani”, in maniera molto “neorealista”, la sceneggiatura di un film” oppure “nel mio precedente film Life’s But ho cercato di trattare temi molto alti come la Vita, la Morte, l’Amore, l’Amicizia, tutto questo con le iniziali maiuscole, proprio perché ho cercato di raccontare i valori veri”. Insomma, siamo davanti ai deliri di uno che evidentemente ha visto almeno un centinaio di volte Hostel e probabilmente si è innamorato della “democratizzazione culturale”, slogan del gruppo Albatros, arrivando alla conclusione che girare un film è un diritto fondamentale dell’individuo e perciò doveva assolutamente farlo anche lui. Come se io decidessi di scrivere dopo aver letto per la terza volta Fight Club. Sono la penna stroncaporcate di Tizio. Sono l’astio nei confronti dei “giovani intraprendenti cineasti italiani” di Tizio.

temi molto alti – l’amicizia

Fin troppo facile stroncare In The Market, bollarlo come un prodotto amatoriale con l’aggravante di non avere una singola idea buona che sia una, elencarne ingenuità ed errori grossolani: l’ambientazione americana miseramente sputtanata dai cartelli di cui sopra (o dal reparto “Fai da te” del supermercato), una lunghissima sequenza girata completamente al buio senza che si riesca neppure ad intuire qualcosa, l’incomprensibile scelta dei protagonisti di rinchiudersi nel negozio quando qualunque altra persona al mondo avrebbe chiesto in prestito un cellulare per chiamare la polizia e denunciare il furto subito, il noiosissimo monologo del killer psicopatico sugli episodi più eclatanti di cannibalismo nella storia dell’uomo, presi pari pari ed elencati nello stesso ordine in cui si trovano nella pagina di Wikipedia e così via discorrendo. È talmente facile che sulla stragrande maggioranza della nostra stampa specializzata (e sottolineo soltanto la nostra) è possibile trovare agghiaccianti commenti che fanno sorgere più di un dubbio su come sia stato utilizzato il budget per produrre il film. E ora scusate ma, visto che “Lombardi reinventa le convenzioni dell’horror”, vado a rivedere Audition tanto per capire un po’ in che condizioni si trovasse il genere prima che il talento cristallino del regista di San Sepolcro decidesse di reinventarlo. (Matteo Ferri)

21 commenti

  • ho letto ‘sta cosa dei dieci minuti di buio un po’ dappertutto…bisgona riconoscere al regista onestà e coerenza intellettuale, il trailer promette “NON OSERAI GUARDARE”….

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  • Purtroppo e ribadisco purtroppo di film cosi ne escono sempre troppo pochi

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  • Film penoso, il che vuol dire che lo vedrò per forza solo per farmi due risate. “La risposta italiana a Hostel e Saw”(stiamo messi bene). C’è da dire però che il direttore della fotografia ha 21 anni per dire e alcuni attori mi sa tanto che sono degli esordienti.

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    • il fatto è che a quanto pare manco si può vedere per farsi quattro risate…boh, sui 400 calci stavano incazzati come che…se il cinema qua sotto si degna di metterlo, anche nella famigerata “SALA 7” (la mia cameretta, diciamo), ci provo…

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  • sergente kabukiman

    hostel…cristo santo…il cinema splatter è in lutto

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  • geniale il distributore della Benzina in Euro in Texas

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  • sembra un film di Maccio Capatonda. pensavo che alla macelleria ci fosse Mariottide.

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  • cioè, ragazzi capiamoci: c’è gente che ANDREBBE A VEDERLO AL CINEMA??? Siamo seri: pagando il biglietto fareste guadagnare (anche se pochi sempre troppi vista la qualità del prodotto) euro a questo sedicente regista, ma la cosa peggiore è che li investirebbe in un secondo insulto al cinema splatter. madonna fracassata.

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    • la mia politica, soprattutto sui film italiani, è di andarli a vedere al cinema.certo, questo da quanto ho visto in giro ha proprio l’aria di un cagatone che esce solo perchè il tipo ha qualche santo in paradiso…in tutti i casi non c’è da temere, alla famigerata “SALA 7″(e manco alle altre) non ci arriverà mai, sono riusciti a farmi perdere pure “The Ward”…

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  • Largo ai giovani e alle belle passere italiche. Certo le sviste colossali e gli errori linguistici farebbero crepare Chomsky ma in fondo Roth non iniziò con Cabin Fever? Jackson non iniziò con Gli Schizzacervelli? Raimi non iniziò x gioco la serie Evil Dead con 4$???
    e allora peggio di Zampaglione non può essere e uno come Pupi Avati non tornerà mai più quindi teniamoci sto discount horrorifico e speriamo sempre in tempi migliori.

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  • Giusto ma dimentichiamo una cosa: Raimi andava in un college serio con gente seria.
    In Italia da anni ti insegnano a scappare all’esterno quindi al massimo riesci a girare “il fuggitivo” ahahah
    se volete l’hovvov sevio mettete su una VHS di fulci…

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  • Capitan Impallo

    Vengo dal paese dove sto aborto è stato girato e dal quale proviene il regista. Qui da noi è già due anni che gira, lo proiettano ad ogni sagra e ad ogni stronzata qualsiasi. Aiuto.

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  • Zio sporco ma vi giuro che fino alla fine ero straconvintissimo che fosse una parodia!!!! Due ladri con la maschera di Minnie e Topolino?? Un dialogo iniziale sulle uova??? Ma che minchia di stronzata è? Ed esce pure al cinema? A sto punto era meglio un film di cui non ricordo il nome su uno psicopatico coprofago…

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  • Pingback: La finestra sul porcile: La Cosa (2011) « Metal Skunk

  • il film più orrendo che ho mai visto e vi devo dire la verità in ogni horror riesco a trovare il punto di forza, qua è una cosa impossibile, l’unica cosa buona è la storia (storia vera, quindi nemmeno hanno dovuto far fatica ad inventarla), gli attori recitano come se stiano leggendo una fiaba, mai visto una recitazione peggiore, insomma ho visto centinaia di horror e non ne ho mai criticato uno, ma questo è qualcosa di orrendo.
    Devo dire bravo i macellaio a recitare è l’unica cosa che rendeva guardabile (si fa per dire) il film.

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  • Pingback: Perché la prima stagione di PREACHER non mi ha convinto ma spero nella seconda | Metal Skunk

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