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Gente che mangia la soia # 5

10 settembre 2011

Cayman The Animal – Too Old To Die Young (Mothership), Smart Cops – Per Proteggere e Servire (La Tempesta), Graad – Ep (No Joy)

Ehilà! Ragazzi, a parer mio uno dei dischi dell’anno. Certo, c’erano i The Secret, ci sono stati i Do Nascimiento (che non ho preso la briga di recensire su MS sennò mi lynchate), ci sono stati gli Indian, gli Ilsa, i Raein e tremila altri gruppi che mi hanno realmente confuso la testa. Ma ‘sto disco mi piace veramente un sacco.

Uno crede che l’età e i ripetuti ascolti con il passare del tempo collaborino assieme nel generare nell’ascoltatore chissà quale disposizione mentale alla fruibilità delle musiche più disparate. Niente di più falso. Quando ero ragazzino ascoltavo ripetutamente “Scum” e manco sapevo cosa fossero l’hardcore e i Discharge, poi passavo ai Maiden e ai Black Sabbath tranquillamente, continuando a non sapere allo stesso modo cosa fossero lo stoner, il doom o la NWOBHM. Avevo quindici anni e mi andava bene così. E se un mio amico avesse infilato una squallidissima cassettina dance nel mangianastri per ballarci sopra durante le feste di compleanno, credo che avrei riso di gusto ma senza alzata di sopraccigli. Insomma, se fosse stato per quella ragione avrei dovuto smerdare i fighetti che alle stesse feste rimorchiavano le tipe con le cassettine dei peggiori Green Day (eravamo già nel post-Dookie). Ma mi andava bene lo stesso. I generi li ho appresi (come li ho subito schifati) solo con il tempo e in questo modo ho capito quale minima cronologia avrei dovuto rispettare per non ritrovarmi a casa con mille dischi dei Killswitch Engage e nessuno degli Anthrax. I giovini di oggi corrono sempre più questo rischio, tanto per dire. Mi reputo abbastanza fortunato per non aver mai avuto bisogno di guru che ti dicono parti da qua e arriva qua, e bene così.

Tutta ‘sta pippa per dire essenzialmente questo: se in cuffia ascolti i Beastie Boys (altro discone dell’anno), subito dopo i Carcass e magari stai pure in fila per acquistare l’ultimo di Elvis Costello, non è che hai la mente aperta. È solo che l’età porta naturalmente una piacevole e grossissima confusione nei gusti musicali. Le ragioni sono tante, una di queste corrisponde alla minima fatica che si fa nell’inserire un disco nel lettore. La stessa cosa non capita coi libri, per dire. Se invece a voi gira così, tanto di cappello. Quindi ho creduto di non preoccuparmi più di tanto quando ho titubato sull’inserimento di questa rece nei mitici archivi di MS, non solo perché alla fine il disco propone un rombante rock‘n’roll piacevolissimo anche se siete puristi del basso fretless, ma anche perché tutto sommato si resta sempre metallari pure se siete ancora in fila per comprare quel disco di Costello. 

I Caimani sono un supergruppo underground (che è come dire dei famosissimi nessuno) la cui quota maggiore credo provenga dai mitici Ouzo e Ingegno (Perugia HC), a loro volta band artefici anche della promozione di piccole gemme dell’underground italiano grazie ad un progetto editoriale chiamato Piccole Speranze. Oggi come oggi spartiscono un ampio quartier generale tra Roma e Perugia, chissà dove si incontrano per provare.

Il disco appena viene inserito rimanda immediatamente alle sonorità punk-hardcore più classiche, con una certa tendenza ad evocare melodie acchiappanti e ritmi andanti in perfetto stile californiano, qualcosa tra Adolescents e i riffoni ruffianamente malvagi dei primi TSOL. Sopra, una spolverata di Hellacopters.

Quello che colpisce inevitabilmente è l’imprevedibilità di certe soluzioni negli arrangiamenti, i numerosi rallentamenti e le improvvise accelerazioni che restituiscono all’ascoltatore il ricordo vago delle allucinazioni del più classico e marcio gunk-punk americano. E qui vi voglio. In tal senso, qualcosa della band mi ricorda appunto il groove assassino dei New Bomb Turks e il vocalismo adottatto, lontano dal classico standard hardcore ma più rockeggiante, mi riporta proprio a quella band. Di tanto in tanto delle parentesi di banjo rilassano l’ascolto di un disco altrimenti tiratissimo.

Massimo rispetto per la band, insomma. E poi come si fa a non amare un gruppo che sceglie Ratigher come autore della serigrafia sul lato non solcato del vinile? Da poco tempo sul loro blog hanno messo a disposizione il disco in download gratuito, non posso che consigliare di procurarvelo. Io mentre scrivo già immagino di ricevere il megapacco per posta: al vinile è allegato il Cd del medesimo disco. Produce Mothership, se non erro addirittura al primo articolo di vendita, quindi tanta fortuna per il futuro.

Abbonàtovi ed entrate nel marinaresco mondo dei Caimani.

P.s. Sui testi taccio, sono talmente troppo fuori che c’è veramente poco da spiegare. Io vi dico solo che se mi piace “Leviathan” dei Mastodon non è per il ricercato concept sul Moby Dick di Melville (che a quanto ho capito ritorna anche su questo disco assieme al processo di Kafka), quanto per come la band tiri a mille. E stop.

Gli Smart Cops sono un gruppo che proviene da Venezia. Si dice che nel loro passato ci siano state piccole grandi realtà come Ohuzaru, La Piovra ma soprattutto i cultissimi L’Amico di Martucci. Se non li conoscete non so che dire. D’altronde siamo metallari anche perché ai concerti ci piace rispondere in coro alle sollecitazioni del frontman di turno (“I say HEY, you say OOHHH!”).

Ciò detto, negli anni i ragazzi che oggi compongono gli Smart Cops hanno preferito lasciare sempre maggiori infiltrazioni rock‘n’roll nel loro sound, soprattutto negli Amico di Martucci (suonavano qualche riff surf-punk addirittura su una base fastcore, ecco) per giungere poi ad un disco come questo: autentico mischione di punk in stile Dead Boys (ma anche Dead Kennedys), lievi accenni beat giusto per impreziosire il quoziente vintage, liriche in italiano (e che liriche!), chitarre nasali e scintillanti. Twang-twang, insomma.

L’epopea Smart Cops è iniziata circa cinque anni fa con due Ep e robette cultissime (tra cui uno splendido medley a tema poliziesco, vi invito a riconoscere gli originali) tendenzialmente più aggressivi nel suono. Oggi il groove rock prende il sopravvento sul ruggito delle chitarre, ma preferisco di gran lunga questa versione ripulita al loro passato. Pezzi brevissimi uniti a delay di chitarra in perfetto stile East Bay Ray (soprattutto nella grandiosa “Vesciche di Guerra”) ci riportano al tempo del miglior punk losangelino.  “Il Cattivo Tenente” è un singolone, molto semplicemente, e con l’andare in fondo al disco i ragazzi ci danno sempre più dentro sino alla conclusiva “Sangue d’Africa” che ha un’evidentissima eco beat. Il disco esce per La Tempesta, autentica fucina di nuove realtà indie italiane che ogni imbrocca cose un po’ più roots. Andate in pace.

Chiudo questa mia breve parente con un menzione d’onore per la one man band GRAAD ovvero l’ometto che sta dietro Bøulevard Pasteur, curioso e interessante progetto di ambient, elettronica e hip hop (trovate tutto sul suo sito).

Graad è la sua autonoma esperienza black metal e le parti di voce sono tra l’altro in possesso di un growling aspro, grasso e veramente aggressivo.

L’Ep tira fuori quattro tracce affatto esigue, caratterizzate da un sound ambiguo e articolato tra parentesi ambient, rallentamenti e un bell’assalto BM vecchio stile (la fighissima “Faust”, alla quale è abbinato un videoclip nerd-chic).

GRAAD gioca su suoni puliti, sintetici e moderni ma il sapore della plastica non arriva mai, diciamo. Anzi, mi compiaccio di come il signor Pasteur riesca a proporre un disco del genere, godibilissimo anche per chi è a digiuno di BM.

Auguri a GRAAD, la sua cassettina nekrocult è disponibile su NoJoy, nel frattempo fatevi un giro sul suo bandcamp, non c’è di che pentirsi affatto.

Abbonàtovi.

3 commenti leave one →
  1. Capitan Impallo permalink
    2 dicembre 2011 20:59

    Dal vivo sono FENOMENALI

    Mi piace

    • Tonio Bragaglia permalink
      3 dicembre 2011 15:05

      No, vabbè ma mica mia madre mi lascia andare ai concerti black metal…

      Mi piace

Trackbacks

  1. Gente che mangia la soia # 7 – seconda parte « Metal Skunk

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