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Sounds of coming darkness: intervista ai VANESSA VAN BASTEN

24 luglio 2011

Anno di grazia 2006. Un amico mi passò un album da poco uscito di una nuova band italiana. Si trattava de La Stanza di Swedenborg dei Vanessa Van Basten. Superato il primo impatto col curioso moniker decisi di mettere su il dischetto e vedere un po’ di cosa si trattava… Da fanatico di cinema riconobbi subito la citazione da The Kingdom di Lars Von Trier presente all’inizio dell’album, ed essendo un grande ammiratore del regista danese fui subito favorevolmente impressionato dalle atmosfere cupe e oniriche del disco in questione, anche perché si adattavano in maniera perfetta alle immagini di quel bellissimo film. La musica della band di Genova è infatti capace di trasportare l’ascoltatore e fargli vivere un’esperienza decisamente particolare. Tra suggestioni nordiche (à la Katatonia o 3rd and The Mortal, per intenderci) e “effettacci” shoegaze, il disco in questione fu la vera sorpresa dell’anno per il sottoscritto, che da allora si è impegnato a reperire tutta la discografia di questa interessantissima band.

L’album fu preceduto da un ep omonimo (2005) in cui le citazioni cinematografiche erano già presenti (ascoltare pezzi da brivido tipo La Scatola), seguito da un ep, Psygnosis (2008), e da un’altro full-length di recente pubblicazione, dal titolo di Closer to the Small/Dark/Door, uscito nel dicembre del 2010, di cui si parlerà qui. Noi di Metal Shock non potevamo ovviamente restare passivi davanti ad una così interessante proposta musicale e abbiamo deciso di farvi conoscete meglio questa recente realtà, anche per bocca del loro leader e fondatore Morgan Bellini…

Ve l’avranno chiesto milioni di volte, ma da dove avete preso il nome per la band?

E’ così, tante volte… Non siamo fanatici di calcio o roba simile, volevamo solo giocare sulla componente bizzarra, sul non-sense… Un personaggio immaginario dal nome importante, ecco tutto. Un moniker che, anche ora, continua a suscitare curiosità. All’epoca abbiamo pensato che nel mondo di oggi bisogna sapersi proporre in modo interessante o idiozie simili. Maradona era già stato usato, e da una band italiana se non sbaglio.

Per avere i vostri dischi li ho dovuti ordinare dal Belgio e dagli Stati Uniti… Intuisco che c’è qualche problemino di distribuzione in Italia, è così?

Credo di sì. Non ci siamo mai occupati di questo, già dovevamo scrivere e registrare i pezzi e contemporaneamente lavorare! Abbiamo lasciato a persone più preparate il compito di pensare all distribuzione, promozione ecc. Credo che comunque chi ci segue, conosce e apprezza abbia impiegato non più di una settimana a reperire i nostri dischi, un tempo ragionevole. E poi si può sempre scaricarli, anche ‘illegalmente’. Il messaggio musicale arriva lo stesso, ed è questo che in realtà ci interessa. Credo debba essere l’obiettivo di ogni band indipendentemente dal livello commerciale in gioco, anche basso come il nostro.

 Puoi parlarci della fase di songwriting? Come avviene e chi è generalmente coinvolto oltre a te?

Attualmente il progetto è tornato ad essere una one-man band; io mi sono trasferito in Austria e sto lavorando su tre fronti: innanzitutto la nuova band che sto imbastendo qui, e che per ovvi motivi non si chiamerà Vanessa Van Basten. Poi il mio progetto ambient (IAM.), che tra poco avrà la sua seconda uscita. Infine il progetto Vanessa van Basten, che a scanso di equivoci è ancora vivo e ha molto materiale da rifinire e pubblicare, nato da sessioni con i miei compagni ‘storici’ ma anche brani registrati da me solamente, persino dopo il mio spostamento a Vienna. Questo materiale presto o tardi vedrà la luce e sarà, con le dovute proporzioni, una specie di Soundtracks for the blind dei VVB, un collage sonoro con brani completi e non.

Chi conosce i Vanessa Van Basten sa che spesso inserite, all’interno dei vostri lavori, delle citazioni cinematografiche. Essendo anch’io un grande appassionato, non ho potuto fare a meno di notare i riferimenti ai vari Lars Von Trier, David Lynch e via discorrendo… Vuoi parlarci di questa tua passione?

La mia passione per il cinema è forte, se ho tempo guardo anche 4 o 5 film al giorno. Ma mai come la passione per la musica… Quando trovo in un film qualche frase bizzarra o che in qualche modo calza bene con quello che sto componendo, prendo il campionatore e la ‘estrapolo’ dal suo contesto originale. In un paio di casi abbiamo effettuato montaggi alternativi rispetto alla loro versione cinematografica, plasmando il dialogo a nostro piacimento come in un cut-up. E’ interessante, è in un certo senso come fare cinema con la musica e viceversa. Specialmente agli inizi ci piaceva l’idea di una musica molto ‘visiva’. E poi approfondire il cinema mi ha insegnato ad ascoltare con più concentrazione la musica. Dev’essere bello riuscire a fare una musica che non fa rimpiangere la mancanza di stimoli extrauditivi (anche, ad esempio, video, proiezioni dal vivo ecc). Un gruppo così deve essere davvero bravo.

Il vostro disco Closer to The Small/Dark/Door mi è appena arrivato e ancora no mi son fatto un’idea precisa (verrà recensito dal sottoscritto a breve – stay tuned!, ndr), tuttavia mi sembra che continui secondo lo stile del vostro precedente ep Psygnosis. Inoltre ho notato che la gestazione di questo lavoro è stata piuttosto lunga (2008-2010)…

Dal mio punto di vista il nuovo album è, a livello di approccio, un mix di tutti i nostri stili e precedenti lavori: ci sono pezzi registrati quasi dal vivo, altri fatti in casa da me soltanto, altri ancora sono vecchi brani che meritavano attenzione e che sono stati ripresi in mano dopo anni da parte di tutti i membri del gruppo. E’ stata una cosa molto creativa, ci piace essere fuori dal solito schema ‘songwriting – salaprove – studio’, e ci piace ancora di più che ogni brano suoni diverso dagli altri del disco. A livello musicale, comunque, è sicuramente il nostro album più maturo, e forse anche difficile da digerire con facilità. Riprendilo in mano fra 5 o 6 anni, e fammi sapere cosa avrà suscitato in te o meno. Non tutti gli album devono essere facili o fruibili solo dal contesto contemporaneo in cui ci si trova, io ad esempio ho sottovalutato alcuni dischi per anni, poi improvvisamente li ho capiti e me li sono goduti alla grande. La musica riempie la vita anche per questo motivo.

Puoi parlarci del nuovo album? Quali sono i pezzi più rappresentativi e quale è stata la loro genesi?

Continuando anche il discorso di prima, forse non c’è un pezzo veramente rappresentativo. Ogni brano è una storia a parte, sono tutti diversissimi tra di loro (fermo restando il nesso melodico e una certa ‘emozione’ di  fondo…). Adoro tutti i pezzi di questo disco, anche se molti non sono per niente perfetti. Forse Porzellangasse mi lega al disco in modo particolare… In fondo è anche il luogo da cui ti sto scrivendo ora! Putana (con una T, o due se preferite), L’uomo che comprava il tempo e Scolopendra sono potenti e ipnotici, quasi doom. Altri sono più calmi e introspettivi, come l’ultima del disco, L’affetto non serve, in cui abbiamo cercato di fare musica molto intensa e malinconica, quasi morriconiana.

Domanda da appassionato di calcio. Sei per caso tifoso del Milan? Io no, ma devo ammettere che Marco Van Basten è stato uno dei più grandi di sempre…

Sì, da bambino ero milanista. Ma da quando ho scoperto il rock’n’roll, non seguo più nulla… Il che significa da tantissimo tempo, perché ho iniziato a suonare e ascoltare musica seriamente a 13 anni. Comunque mi ricordo che lui era un grande, certo.

Una curiosità: Come in La stanza di Swedenborg, alla fine del disco c’è una traccia per così dire “fantasma”. Ha un qualche significato il fatto di includere questo tipo di “bonus tracks”?

Non ha un vero e proprio significato, è solo un modo per dare spazio, in extremis, a musiche che non troverebbero una vera e propria collocazione. Poi è frustrante avere 30 canzoni incomplete o mal registrate nell’hard disk, intendo dire che ogni tanto qualche demo marcio deve uscire così com’è, altrimenti verrebbe dimenticato per sempre anche da noi del gruppo.

Non avete mai pensato di inserire delle liriche nei vostri pezzi?

Ci sto lavorando per il mio nuovo progetto, che avrà sicuramente molte parti cantate, anche se non strutture tradizionali tipo canzone. Ogni tanto buttavo qualcosina anche nei Vanessa, e non è da escludere la presenza di testi e parti vocali anche in un ipotetico prossimo disco con questo moniker.

Avete in programma delle date dal vivo?

Al momento sarebbe impossibile. Mille chilometri mi separano dalla band e dalla nostra sala prove. Recentemente siamo stati invitati anche all’estero ma chiaramente non potevamo presenziare. Cambiare paese in modo definitivo è oltretutto una cosa molto stressante e faticosa, e le mie ultime energie musicali sono state spese per i dettagli di ‘Closer’… Ora finalmente, dopo diversi mesi nella mia nuova situazione, mi sto rimettendo in sesto e posso pensare anche a suonare e a cose più frivole.

Le vostre influenze. C’è chi vi ha definito shoegaze, chi post-hardcore…. Francamente io non saprei come definire il vostro genere esattamente, però posso dirvi che quello che mi ha colpito, quando ascoltai La stanza… per la prima volta, furono certe influenze del gothic doom nordico, alla Katatonia per intenderci… Come vedete quella particolare scena?

Hai sentito bene! I Katatonia sono sempre stati una grande influenza nel mio stile chitarristico. Non quanto altre cose, ma quelle melodie così struggenti mi hanno sempre affascinato. Per il resto, direi che noi di hardcore abbiamo davvero poco o nulla – questioni concrete, sociali, roba di questo tipo. Le definizioni, le limitazioni in generale, tipiche spesso del mondo metal (frecciatina?) (touché, ehehehe, ndr), c’entrano anche meno. Ci provo comunque: lo-fi/metal/gaze?

Che rapporto avete con la musica metal?

Sono stato metallaro per qualche anno, nell’adolescenza. Lo stesso vale per gli altri della band. Diciamo che ogni genere offre cose buone. Tranne il reggae o il rap, forse! Quelli li detesto. Adesso di metal ascolto praticamente solo Slayer, Darkthrone, Burzum, Godflesh e pochi altri. Mi piace molto la musica cattiva, violenta e rumorosa, ma non sempre questa va cercata nel metal, perlomeno questa è la mia opinione. Recentemente ho visto la reunion degli Swans, e credo che i Meshuggah sarebbero sembrati dei teneri gattini al confronto. Comunque lunga vita al metal, una musica fatta con una passione unica e devota dai suoi sostenitori. Respect!

Per concludere, vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?

Sceglietevi un momento come si deve per ascoltare un disco, aprite bittorrent e andate a cercare i Vanessa Van Basten. Se vi piace e avete i soldi, ordinatelo al negozio sotto casa. Grazie a Metal Shock, spero di risentirvi. Bis Bald!

Grazie per la disponibilità, Morgan, e in bocca al lupo per i tuoi nuovi progetti che, conoscendo la tua sensibilità artistica, saranno sicuramente qualcosa da seguire con attenzione! (Piero Tola)

2 commenti leave one →
  1. Charles permalink
    29 luglio 2011 16:54

    Come giustamente ricordavi, in La Scatola la citazione cinematografica era tratta da quel capolavoro che fu Dune e non era altro che la prova di Paul Atreides, uno dei momenti più alti di tutta la pellicola. Questo ultimo album è davvero interessante. Le potenzialità per fare il botto ci sono tutte.

    "Mi piace"

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  1. Avere vent’anni: KATATONIA – Discouraged Ones | Metal Skunk

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