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A blast from the past: intervista a Ricky Van Helden (Attack)

9 maggio 2011

Ah, il pragmatismo teutonico… Gente di poche parole e molti fatti, si dice in giro. E’ sicuramente il caso di Ricky Van Helden, fondatore e mente pensante degli Attack, cult band del power/speed metal al sapor di crauti e pilsner. Quando ho saputo che il nostro viveva piuttosto lontano dalle tentazioni della vita mondana, non mi aspettavo certo di avere a che fare con un chiacchierone ma di sicuro la laconicità del glorioso frontman va al di là delle mie aspettative.

Inattivi ormai da circa 13 anni, gli Attack preferirebbero lasciar parlare la loro musica. Draghi, spade e leggende medioevali si intrecciano con un suono chiaramente epico, ma anche veloce  e potente. Ecco la ricetta del loro annunciato comeback “Deadlocked”. Il disco, come assicura il buon Ricky, riprenderà da dove il full lenght “The Secret Place” si era interrotto, proprio agli albori della new wave of power metal della metà degli anni novanta, un periodo in cui se non suonavi con doppia cassa a mille e i tuoi testi non avevano a che fare con elmi, scudi o anelli misteriosi eri considerato pressoché nulla.

L’epopea (è proprio la parola adatta!) inizia nel 1983, quando Ricky, abbandonata la batteria, si dedica al basso e alla voce, fondando gli Attack. L’anno successivo esce il mitico “Danger in the Air”, disco ancora grezzo ma che ben esplica le intenzioni dei nostri. Da quella release in poi il suono degli Attack è andato evolvendosi, e ottimi album come “Return of the Evil” e “Destinies of War” lo dimostrano. Le insidie, però, erano sempre in agguato, in questo caso rappresentate dalle solite etichette discografiche dall’attitudine chiaramente rip-off, che latitavano in fase di promozione, proprio mentre Helloween, Rage e compagnia varia cominciavano a mietere i primi successi commerciali.

Con gli anni novanta la situazione non è migliorata di certo, e dopo due bellissimi album di power metal come Dio comanda (il granitico “Seven Years in the Past” e il tiratissimo “The Secret Place”), i nostri, frustrati dall’insuccesso commerciale, si sono sciolti, abbandonando il progetto “Deadlocked”, che come già detto dovrebbe essere ormai in uscita. Acchiappate gli spadoni, dunque e, faretra in spalla, andiamo a sentire cosa ha da dirci Herr Van Helden…

 Gli Attack si sono formati nel 1983. Puoi parlarci della scena metal in Germania nei primissimi anni ottanta?

Dunque, c’erano moltissime band che cercavano di suonare quel genere agli albori del decennio ma io non facevo parte di quella scena all’inizio quindi non saprei come risponderti.

 Quali sono state le tue maggiori influenze?

Senza dubbio i Jethro Tull e Ian Anderson.

Le tue band preferite all’infuori del metal?

Mah… I Jethro Tull, ovviamente… E ci metterei pure i Rush (grande!! ndr).

 In qualità di uno dei precursori del moderno power/speed metal tedesco, ci puoi raccomandare qualche band recente?

Se devo essere sincero non mi occupo molto della scena ora come ora, quindi non so come risponderti, mi dispiace.

Quand’è che hai iniziato ad amare la musica?

Quando avevo 12 anni. Iniziai ascoltando i T. Rex, ero un loro grande fan e quello fu l’inizio di tutto. Poi cominciai a suonare la batteria…

Sei coinvolto in qualche progetto al momento?

Si. Sto mixando “Deadlocked”, l’album inedito degli Attack. Spero che ci sia la possibilità di farlo uscire entro la fine di quest’anno.

 C’è quindi una concreta possibilità di ritorno sulle scene per gli Attack? Molte band giovani sono state influenzate da voi, e francamente penso che gli originali siano sempre i migliori…

Non te lo saprei dire con certezza. Ma di una cosa sono sicuro: questa non è la fine degli Attack… Qualche piano per il futuro in verità ci sarebbe.

Tu fondasti la tua etichetta discografica, la Iceland Records, alla fine degli anni ottanta. Come mai hai sentito il bisogno di farlo? E’ ancora attiva?

Si, è ancora in attività… Inutile dirti che abbiamo avuto un sacco di problemi con le etichette negli anni ottanta, così decisi di fondarne una mia, ecco il motivo.

 Torniamo alla seconda metà degli anni ottanta. La meritata fama stentava ad arrivare, al contrario di quanto accaduto a band come Helloween o Running Wild… Penso che voi, come i vostri compatrioti Mephisto, avreste meritato di più commercialmente parlando, hai qualche rimpianto?

Il problema più grosso è stato che noi abbiamo sempre tirato avanti per la nostra strada. Se vuoi che te lo dica, non ho mai ascoltato band come i Running Wild (???? ndr). Gli Attack erano gli illustri sconosciuti all’interno della scena. Tutti i fan del metal conoscono i Running Wild e gli Helloween, ma non molti si ricordano degli Attack, solo quei pochi fans che ancora apprezzano questa “cult” band.

 Mi piaceva molto “The Secret Place”, è tecnico e potente come ogni vero disco di power metal che si rispetti. Eppure quello è stato l’ultimo lavoro degli Attack a vedere la luce. Ci puoi spiegare il motivo?

Stiamo lavorando, in questi giorni, per pubblicare una versione in vinile di quell’album, che uscirà in Grecia. Ma “Deadlocked”, che abbiamo registrato nel 1997 con l’ultimo batterista Frank Ullrich (ex- Running Wild), è sicuramente l’album più veloce che abbiamo mai realizzato… Aspetta e vedrai.

Il 1995 fu l’inizio di un revival del power metal, che durò per alcuni anni. “The Secret Place” era meglio dei lavori di tante nuove band che però vendettero di più. Fu un problema di promozione?

A questa domanda posso rispondere soltanto in un modo: i revival saranno sempre e solo dei revival ma gli originali resteranno per sempre.

 Il tuo album preferito degli Attack?

Sono tutti come dei figli per me… Davvero, non saprei indicartene uno in particolare.

 Hai qualche aneddoto da raccontarci? Qualcosa che è successo durante una sessione in studio per esempio o durante un tour…

Oh, ce ne sarebbero parecchi a dire la verità, però onestamente preferirei tenerli per me.

 Quali erano i tuoi migliori amici nella scena, a parte gli altri membri degli Attack?

Non ho mai avuto dei veri amici nel senso stretto del termine se devo essere sincero…

Grazie Ricky, e buona fortuna per i tuoi futuri progetti, sperando che questa volta tu possa raccogliere ciò che duramente hai seminato durante gli anni. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di darti una mano cercando di farti conoscere meglio anche dal pubblico italiano. (Piero Tola)

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