Musica di un certo livello #2: AVA INFERI, DORNENREICH

Bill mi ha insegnato tutto sulla musica – dice la ex stagista della Casa Bianca ai microfoni di Metal Shock – pensate che mi iscrisse a un corso avanzato di cornamusa e così è iniziata la mia passione per i Grave Digger.

Quando ho scoperto che Rune Erickson, il Blasphemer che tutti conosciamo, fuoriuscito dai Mayhem circa tre anni or sono, è oggi il leader di una band di gothic metal mi sono incuriosito non poco. In effetti gli Ava Inferi (che non è il nome di un detersivo per rimuovere macchie infernali) sono in giro dal 2006 e possono vantare da sempre la presenza del vecchio Blasphemer nelle loro fila. C’era un motivo ben preciso per cui non me li fossi mai filati: i primi tre album non sono, come dire, memorabili. Quest’ultimo Onyx, però, sapete che non è niente male? Ho impiegato un po’ più del solito a farmelo piacere e credo che in effetti meriti qualche ascolto aggiuntivo per essere gradito nella sua interezza. Non si tratta del gotico pipparolo di mancusiana enunciazione (locuzione giustamente già citata che, from the horse’s mouth, è assurta ormai ad espressione idiomatica, come le frasi fatte inglesi) ma bensì di una specie di operatic gothic avantgarde metal con alla voce una brava cantante lusitana che, eco delle sue origini, ricorda vagamente il cantato tipico del fado orchestrato. Qualcuno avrà sicuramente conosciuto i Madredeus grazie alla cover di Os senhores da guerra cupamente reinterpretata dai Moonspell. Il vero “portoghese” qui non è la singer Carmen Simões (che ha collaborato addirittura alla riedizione di Anno Satanae) ma l’ex mangiapreti e bruciachiese Rune, che si è “imbucato” tanto bene in una realtà totalmente distante dalla precedete da trasferirsi anch’egli nella calda Lusitania. Beato lui.

Blood of Bacchus, l’album che precede Onyx, si avvicinava un po’ alla Mancusiae definitio (godi forte Aldo!) anche se nell’aria era già presente quel mix di passione malinconica, depressione, oscurità e mistero che oggi perde ogni ingenuità residua. Questo è infatti un prodotto dell’infaticabile Dan Swanö. Ho deciso, aggiungerò gli Ava Inferi alla lista delle cose che più mi piacciono come ad esempio: la risata stridula e fastidiosa di Skeletor, Alice Cooper che ha contribuito a fare di Wayne’s World un film indimenticabile e Henry Rollins che ha impersonato un improbabile Dr. Spider in Johnny Mnemonic. Non c’azzecca niente? Perché un norvegese in Portogallo ha forse qualche senso?

Avevamo già discettato qui su quali fossero le influenze degli austriaci Dornenreich: folk, naturalismo, teatralità. Agli elementi che contraddistinguono gli stilemi di Flammentriebe si associa, o meglio si riprende, il black melodico. Apprezzo molto l’evoluzione di codesta comitiva anche se non posso negare di aver mutato l’iniziale opinione che avevo sugli ultimi intenti artistici, diciamo così. Mi ero appassionato particolarmente a questa realtà dopo una compiaciuta disamina dell’impianto dark ambient onirico e drammatico, di elevata nobiltà compositiva. Dopo una giornata di interminabili incontri mondani, tra aste e beneficenze, già vagheggiavo l’idea di adagiarmi sulla chaise longue in pelle e zazzera di ragazzini emo, donatami dal buon Ciccio per l’ultimo genetliaco, sorseggiando un vino muffato di Chateau d’Yquem e rinfrancare le membra stanche col soave violino di Inve quando ascoltando l’intro di Flammenmensch il mio viso si contrae in una smorfia di disappunto (la stessa che avevo durante tutta l’ultima puntata di Lost). Mi sembrava che quel periodo di aristocratica introspezione di In Luft Geritzt fosse già capitolo chiuso e che gli austriaci avessero ripreso a strimpellare il volgare black metal. E’ stato un attimo cambiare opinione e capire che probabilmente il trio ha raggiunto la quadratura del cerchio fondendo insieme le precedenti esperienze di black cafonesco e le più recenti conquiste snob intellettualistiche. Il risultato è una perfetta simbiosi di fluide melodie violinistiche e veloci raffiche chitarristiche il cui collante è rappresentato da un cantato melodrammatico prima e più consono alla maniera d’oltralpe poi. (Charles)

13 commenti

  • beh, il pezzo degli ava inferi é carino, ma blasphemer é sempre stato un grande…a proposito non é qualcuno mi spiega che caxxarola hanno fatto i mayhem ultimamente dato che mi sono un pò distratto e non so più niente da “Chimera”?Si ho capito, la risposta é “cerca su Google”, ma mi fido più di Ciccio Russo che dei famigerati risultati che mi fanno sicuramente finire in qualche forum troppo true dove non capisco una mazza tra citazioni del conte, foto di montagne innevate (che vedo 10 mesi all’anno in Abruzzo) ed i soliti gruppi ucraini-polacchi-nazi…insomma boh…penso di essere stato uno dei pochi ad esserci rimasto male quando maniac se ne é andato…

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  • Roberto è piu blec pero’

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  • No no, ci sono rimasto male pure io quando Maniac è stato caldamente allontanato, ma consiglio a tutti di ascoltare i Skitliv di Skandinavisk Misantropi , mi sembra anche un pò strano che nessuno qui in direzione se lo sia cagato di striscio, a me modestamente è piaciuto non poco.

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  • Masticatore di escrementi

    Non c’entra un cazzo, ma mi aspettavo un live report Doomraiser/Electric Wizard della data Romana, e ci sono rimasto molto male. La farò io allora:

    Gli Electric Wizard sono gli Electric Wizard, ma se non fai Funeralopolis mi rode troppo il culo. La chitarrista me la scoperei a sangue.

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  • sergente kabukiman

    non hanno fatto funeralopolis?eresia!comunque liz degli electric(mi accodo alla dichiarazione d’intenti del masticatore)è fidanzata col cantante..sarà il fascino del frontman..

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  • Erano anni che non mi capitava di sentire un disco come quello degli Ava Inferi, con quel tipo di atmosfere. Quando ho iniziato ad ascoltare metal girava un sacco di roba metal-gotica veramente ben fatta, tipo i Tiamat di “A deeper kind of slumber”, i Lacuna coil epoca minicd-Comalies, Vasaria, Type 0 Negative (riposa in pace Peter), Flowing tears (and whitered flowers), Theatre of tragedy, quel discone di “Razorblade romance” dei Him, The 69 eyes, i Moonspell dell’ineguagliato “Sin/Pecado”, “Pornographic Messiah” dei Christian death con Valor, “Alternative 4” degli Anathema, “Nightime birds” dei The Gathering, gli Elend di Umbersun e poi nei 10 anni seguenti il VOID totale!

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  • Pingback: Te lo do io il folk metal: WOLFSZEIT FESTIVAL 2012 « Metal Skunk

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