Guide spirituali a confronto

Come avrete intuito, Zakk Wylde ci sta molto simpatico. Un po’ perché i Black Label Society spaccano il culo ai parameci, un po’ per la sua potenza iconica. Nessuno incarna lo stereotipo del true rocker americano alcolizzato e intransigente come il vecchio Zakk. Un altro tizio che ci sta molto simpatico è Hank Moody, lo scrittore in crisi beone e sciupafemmine protagonista della serie tv americana (le serate di devasto trascorse a spararsi serie tv americane erano tra le costanti della convivenza con Trainspotting) Californication, interpretato da David Duchovny (so che molti fan di X-Files hanno provato un notevole shock culturale nel vedere l’ex agente Mulder ingurgitare quantità gargantuesche – I like the word “gargantuan”! – di liquori e trombarsi qualsiasi gentil donzella incroci la sua strada – ma io di X-Files avrò visto al massimo tre puntate in tutta la mia vita, quindi non saprei dirvi).

Solo la scena onirica che apre il pilot, con il nostro eroe che entra in una chiesa per confessarsi e si vede proporre una rilassante fellatio da una graziosa suorina sulle note di You Can’t Always Get What You Want dei Rolling Stones, andrebbe sottoposta a ripetizione, tipo cura Ludovico, a legioni di fan di Von Trier incaprettati sui ceci per redimerli dai loro peccati. Ma tutta la prima serie è splendida. La seconda, invece, era francamente da dimenticare. Da una parte il finale della precedente, sospeso tra sogno e realtà, era tale da non ammettere futuri sviluppi senza che la si facesse fuori dal vaso, dall’altra le dosi industriali di sesso e turpiloquio che avevano reso celebre il serial non si reggevano più su una trama abbastanza solida e coinvolgente da non farle apparire un po’ stucchevoli. La terza serie la si è vista più che altro perché ci si era affezionati ai personaggi. La quarta, iniziata da poco, sembra invece promettere bene. La prima puntata, Exile On Main Street (ancora gli Stones), parte sulle note di Check My Brain degli Alice In Chains (più lo ascolto e più mi convinco che Black Gives Way To Blue sia un disco della madonna) e uno si sente subito a casa. Nella successiva Suicide Solution (i numerosi riferimenti al mondo del rock duro sono un altro notevole motivo di attenzione, dalla colonna sonora ad, appunto, i nomi degli episodi, fino ai titoli dei best seller di Hank, presi di peso dalla discografia degli Slayer, e quando ci sono di mezzo gli Slayer mi trovo sempre a mio agio) c’è un cameo di Zakk, nella parte del commesso di un negozio di chitarre dove Hank porta la figlia Becca (ovviamente metallara) per un fallimentare tentativo di riconciliazione.

Certo che sono entrambi due tipi con i quali ci piacerebbe uscire ogni tanto la sera. Magari con Hank Moody becchi più gnocca mentre con Zakk finirebbe sempre con una rissa a bottigliate e un terribile hangover (resaca?) la mattina dopo, ma tutti e due sono più o meno i fratelli maggiori che vorremmo avere. Il lungocrinito chitarrista comunque si sta dando un sacco da fare negli ultimi tempi. In questi giorni, ad esempio, è in studio per incidere una cover di Iron Man per il nuovo disco di… William Shatner. Esatto, il Capitano Kirk di Star Trek.

Per maggiori informazioni su quest’altra bizzarra vicenda cliccate qui.

L’exploit televisivo di Zakk non deve però farci trascurare che un altro nostro idolo assoluto, Gerre dei Tankard, ha da poco intrapreso una brillante carriera nel mondo della Tv con un’apparizione nella pregiatissima soap opera crucca Sturm Der Liebe (cioé, Tempesta d’Amore).

Non sono riuscito a reperire maggiori informazioni perché, nonostante i frequenti viaggi a Berlino ospite di un mio amico filosofo indie postmarxista, in tedesco ho imparato a dire solo Ich möchte ein Bier (che è la frase fondamentale per cavarsela in ogni evenienza) e Steck Bratwurst in dein Sauerkraut (che invece è un po’ difficile da inserire in una conversazione). La solita birra offerta dalla redazione per chi è in grado di fornirci ulteriori ragguagli. Comunque, Gerre, siamo tutti con te. Adesso vogliamo vederti interpretare, che so, Hermann Goering nel seguito de La Caduta. Come non fanno il seguito? Ah, già. Del resto a me quel film mica era piaciuto così tanto. Si capiva subito che alla fine il protagonista sarebbe morto. (Ciccio Russo)

4 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...