Fartwork: le copertine fatte col culo #3

S’era capito che gli HIM non mi ispirano propriamente sentimenti cordiali? Se non era chiaro provo a spiegarmi meglio. Prima di tutto, chi è questa qui? La monaca di Monza? Secondo, qual’era l’intento del maestro pittore? Stupirci con effetti speciali? Mecojoni! No, ammetto che nemmeno quest’ennesima, ultima, inutile love parade ha fatto breccia nel mio cuore. Sto diventando un vecchiaccio arido come Paperon de Paperoni. Ma perché quattro occhi e due labbra? E un naso solo poi. Ma qual è l’arcano senso di tutto ciò? Me lo sono chiesto ripetutamente ed ho vagliato tutte le possibili spiegazioni. Come direbbe il vile Ville, “In Venere Veritas” credo che il significato recondito di questa copertina possa riassumersi pressappoco così: non potrai mai sperare di abbozzare un ritratto decente di una monaca se sei talmente avvinazzato da non riuscire nemmeno a tenere ferma la mano. Molto condivisibile nevvero? O forse mi sbaglio e l’essenza logica occulta è quest’altra: non potrai mai coniugare love & metal o quantomeno sperare di conservare una pur minima lucidità cerebrale nel tentativo di coniugare i suddetti, appunto. Ma no, che fesso, la soluzione era proprio sotto il mio naso, facile facile: se sei una monaca metallara, ma passionale e sdolcinata, che vede doppio da quanto ha bevuto per dimenticare i ripetuti tentativi falliti di coniugare love & metal, allora lascia perdere e piuttosto che affogare la tua vita di clausura nell’alcol prova a coniugare porno & metal (come qualche saggio ha recentemente tentato proprio su queste pagine e con un discreto successo), che qualche soddisfazione la trovi di sicuro.

Se solo avessi un po’ più di fegato mi comprerei una maglietta con su stampata questa opera eccellente e me andrei ganzo e leggiadro lungo le vie del centro per vedere l’effetto che fa. Raramente ho avuto la fortuna di imbattermi in un gruppo così tamarro. Si può tranquillamente affermare che la tamarragine dei Kamelot sia proverbiale. Invero per le nostre italiche strade ed in ogni casa che si rispetti può capitare di ascoltare dei commenti quali: <<Ma come ti sei vestito da tamarro oggi? Mi sembri quello dei Kamelot>>, oppure:  <<Quell’amico tuo è tanto una brava persona ma purtroppo è un po’ tamarro>> <<Eh sì, hai proprio ragione. Ma non è colpa sua: ascolta i Kamelot>>, oppure ancora: <<Papà, vorrei presentarti il mio nuovo ragazzo>> <<Va bene tesoro, purché non sia tamarro come l’ultimo che ascoltava quel gruppo di tamarri. Come si chiamavano?>> <<I Kamelot, papà…>> <<Ah sì, giusto. I Kamelot!>>. Già, è proprio così e non ci potete fare niente. Del resto in molte università e negli atenei più prestigiosi oramai si studia l’assioma Tamarro = Kamelot. Ciò stabilito si può proseguire. Di epica questo album ha solo la bruttezza della copertina. Il circo Barnum del metal con mangiafuoco, colombe, elefanti, nani, ballerine, pagliacci volanti e l’uomo uccello col Super Santos al posto di un testicolo. Tamarrissimo! A voler fare un commento maschilista oserei dire che ha la uallera così gonfia a causa delle due simpatiche mogli, ma non oserò. “Perché al mondo sai non tutti sono buoni, e la gente se la prende coi palloni.”

È un puro caso che fin qui siano stati menzionati solo gruppi i quali, oltre ad esibirsi in orripilanti copertine, sono capaci di scatenare il bastardo che è in me. Infatti, a sostegno di quanto pocanzi affermato, adesso parliamo dei God Dethroned (o meglio dell’abominevole cover di cui sopra), band che ho  – quasi – sempre stimato. La donna serpente (anzi la “Madonna Serpenta”, come ebbe a consigliarmi un dì il buon Bargone in riferimento ad altri business) ritorna spesso nella storia, nel mito e nella religione. Come dimenticarsi di quegli ameni servizi televisivi, tipici dei programmi rosola neuroni della tv nazional popolare domenicale, nei quali si può osservare una folla di ossessi rincoglioniti vestiti di tuniche da Ku Klux Klan che si battono il petto invano (invano perché non muoiono mai) oppure che sbrodolano inefficaci suppliche riuniti intorno ad una Immacolata (la Madonna Serpenta per l’appunto – famosa quella di Cefalonia) circondata da serpi. Insomma ci siamo capiti. Ma tra tutte le manifestazioni della Madonna Serpenta la più brutta è sicuramente quella della super serpentona maggiorata dei God Dethroned!

Dopo El Tamarròn, l’uomo uccello monopalla dei Kamelot, un altro principe dei bifolchi: Mortiis! Il suddetto merita una trattazione duplice. Infatti, secondo me, tra le molteplici orripilanti rivelazioni del nano malefico le due più significative sono quelle di The Stargate e dell’indimenticabile Fodt til A Herske. Il manigoldo Mortiis vestito da pipistrello è davvero notevole, ammettiamolo. Con il teschio posizionato sul pipocchio per far da contrappeso alla evidentemente probabile mancanza dei giustapposti attributi e le orecchie puntiformi a sventola che gli consentono una maggiore stabilità nel volo e la possibilità di compiere evoluzioni che nemmeno le frecce tricolore. Mortiis è stato il primo ad inventare i flap, cosa che mancava alla Bat-tuta di Batman. La battuta sulla Bat-tuta non fa ridere vero? Vabbé dai, però il folletto  fetente che va alla pugna con lo scolapasta in testa è un classico intramontabile che fa sempre la sua parte.

Piccola sezione Cartoni animat i Revival:

Panteraman

Solitario nella notte va, se lo incontri gran paura fa, il suo volto ha la maschera:
Tigre (Tigerman) Tigre (Tigerman) Tigre (Tigerman)!

Misteriosa la sua identità, è un segreto che nessuno sa, chi nasconde quella maschera:

Tigre (Tigerman) Tigre (Tigerman) Tigre (Tigerman)!

Daitan Priest

“Uno per tre, e tre per uno perché, insieme noi usciamo sempre dai guai, e difendiam la terra, dall’ombra della guerra, il nostro cuore batterà, per la libertà. Intrighi e loschi piani dei mostri disumani, il nostro raggio spazzerà nell’immensità.”

Ma la seconda strofa era ancora più bella.

“Noi siamo un trio all’erta e pieni di brio, seguiam la scia se un Meganoide ci spia, e il mach-patrol ci porta, nell’occhio all’avventura, verso l’ignoto corre e va come un fulmine, e in aria si trasforma in un robot che ha un’arma, ha l’energia solare che è invincibile.”

And the winner is…? Fratello Metallo! Ve lo ricordate? Certo che ve lo ricordate e non fate finta di essere snob. Il prete metallaro che metteva il vocabolo  METALLO tra una parola e l’altra senza alcun senso. Proviamoci anche noi. Quello METALLO che cantava Amore Metallico METALLO. Quello che METALLO cantava “Amore Amore tu! Che riflette METALLO” (mhm…) o “Che l’uomo, anche metallaro, è immagine di Dio” (oh meno male và, mi stavo preoccupando) o ancora “Quello che noi crediamo invece è un Dio, che è uomo è stato anche inchiodato… dato… dato… dato..” (a prescindere dall’italiano… ano… ano… ano) o ancora METALLO “Maria, Gesù, Bacco, Tabacco, Venere, che rischiano di ridurre l’uomo in cenere” (sublime). Uff, pare che il barbuto frate abbia cambiato genere o quanto METALLO meno METALLO attività METALLO ricreativa. Dice che il Diavolo METALLO ha messo zizzania tra lui e il suo staff. Oggi si è ritirato nel convento di Musocco vicino Milano. Chissà se lassù arriva la connessione internet. Magari non ne hanno bisogno avendo un canale diretto col Dio METALLO. Ad ogni modo Fratello METALLO se ci leggi batti un colpo METALLICOOO!

(Charles)

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