Skip to content

ELUVEITIE – Everything Remains As It Never Was (Nuclear Blast)

16 luglio 2010

Gli Eluveitie arrivano al quarto disco dopo l’exploit di Evocation I: The Arcane Dominion, all’epoca trainato da una pubblicità massiccia da parte della Nuclear Blast forte anche di Omnos, megasingolone acchiappone da canticchiare sotto la doccia che ha probabilmente dato della band svizzera una idea errata. In realtà, dopo l’ubriacatura acustica del precedente lavoro, Chrigel Glanzmann e sodali tornano al loro originario folk metal iperprodotto e ipercurato, di cui sinceramente è difficilissimo parlare male ma per il quale è altrettanto improbabile strapparsi i capelli. Everything Remains ci restituisce gli Eluveitie per quello che sono sempre stati: delle fotocopie dei Dark Tranquillity con gli strumenti folk sotto. In questo disco c’è anche un plagio spudorato a Hedon (data a 2.5 nel concorso ‘miglior canzone dei DT’) nel quinto pezzo The Essence Of Ashes, talmente scoperto da rivelare la sua natura di omaggio.

I Dark Tranquillity a cui gli Eluveitie si ispirano sono però quelli dell’ultima fase della carriera, da Damage Done in poi, perfetti formalmente ma senz’anima a confronto con i loro vecchi, splendidi dischi anni novanta. E così è Everything Remains: ripeto, è praticamente impossibile riuscire a dire qualcosa di troppo negativo su questo disco. Le melodie funzionano, tutto è al posto giusto, il genere è quello indefinito degli anni 2000, con lo screaming, i riff stoppati, la produzione pulitissima e tutto estremamente perfetto. Il problema è che non ci senti emozioni. Qui più che negli altri loro album, non c’è personalità, non c’è passione, non c’è rabbia, non c’è spiritualità, niente. Attenzione: questo è forse il loro disco più commerciabile, quello che venderà di più, e sinceramente ne capisco benissimo le motivazioni e non biasimo chi lo ascolterà fino a consumarlo. È un disco uguale a mille altri, formalmente migliore della maggior parte di questi, e quando anche il metal si riduce a carcassa imbalsamata tenuta sadicamente in vita dal business ci sta che venga premiato il gruppo che esce meglio dalla fotocopiatrice. Quindici anni fa si univa il death metal melodico al folk e non solo usciva The Jester Race, ma anche una pletora di gruppi endemicamente minori ma che riuscivano a trasmetterti qualcosa, foss’anche il ribrezzo. Adesso le emozioni sono bandite dalla maggior parte del metal estremo -o presunto tale- e in nome della ricerca della perfezione è ormai quasi impossibile trovare dischi platealmente sbagliati, così come per cercare un gruppo davvero impresentabile come ce n’erano una volta pure in Svezia bisogna andare a cercare tra i gruppi black colombiani. È come la ricerca della felicità: ora tutti hanno una casa, una macchina, i figlioli al liceo, le vacanze al mare e una bella lobotomia. Così va la vita. Ovviamente consiglio l’ascolto a tutti, di sicuro non vi dispiacerà. (barg)

4 commenti leave one →
  1. ASD permalink
    1 novembre 2011 21:57

    Per tutti gli amanti del death-folk.
    Sound folk, ispirato dal melodeath “moderno”. Il songwriting funziona, l’album non stanca , orecchiabile. Non un capolavoro immortale, ma un album più che buono. Hanno scelto la tracccia migliore dell’album per il singolo

    Mi piace

Trackbacks

  1. ELUVEITIE – Helvetios (Nuclear Blast) « Metal Skunk
  2. La mensa di Odino #9 « Metal Skunk
  3. La notizia del giorno: TOM WARRIOR disprezza gli ELUVEITIE | Metal Skunk

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: