Megadeth + Labyrinth + Sadist @ Atlantico, Roma 4 giugno 2010

Dopo un’infinità di tempo i Megadeth risbarcano nella capitale in occasione del tour che li vede celebrare il ventennale dall’uscita di “Rust in Peace” (conoscete?), che per l’occasione verrà suonato interamente dalla prima all’ultima nota. Il pubblico romano (e non) ovviamente non se lo fa ripetere due volte e stasera fa registrare un bel sold out, fenomeno che a Roma non si registra praticamente mai. Scampato al micidiale traffico capitolino del venerdì sera approdo al Pala Atlantico quando il secondo gruppo di supporto, i Sadist, sono all’incirca a metà del loro show (i Labyrinth per mia somma sfortuna me li sono persi). I suoni purtroppo non sono il massimo e questo penalizza non poco la prestazione della band genovese, che comunque si danna l’anima (soprattutto il panzone dietro il microfono) e sciorina pezzi nuovi alternati a qualche vecchia chicca dei primi due lavori (“Above The Light” in particolare credo sia uno dei dischi più belli che abbia sfornato la nostra penisola in campo metal).

Congedati i Sadist comincia a salire l’attesa per Dave e soci, e alle 21.30 circa si abbassano i teloni e i californiani partono con i primi due pezzi di Endgame, per poi fare subito un tuffo nel passato con la sempre graditissima “Wake Up Dead”. A questo punto dopo un breve introduzione di Dave (che è agghindato esattamente come nel video di “Hangar 18”, pure i capelli) si parte con quanto ho già accennato ad inizio commento: per quanto mi riguarda considero Rust In Peace l’immortale capolavoro thrash per eccellenza oltre che uno dei miei dischi preferiti di sempre, e non nego che vedermelo suonare TUTTO QUANTO in ordine rigorosamente cronologico mi ha parecchio emozionato… per una quarantina di minuti si è assistito ad una vera e propria lezione di thrash metal, con un’esecuzione a dir poco perfetta e senza sbavature anche dei pezzi più tosti come “Take No Prisoners” (mi chiedo ancora oggi come Dave faccia a cantare e suonare contemporaneamente un brano simile), “Five Magics” o la stessa titletrack. Ovviamente non c’è solo il roscio, Ellefson fa sempre il suo sporco lavoro così come anche Drover e il grandissimo Chris Broderick, semplicemente il miglior chitarrista che i Megadeth potessero avere dai tempi di Friedman.

Terminato il delirio si riparte con un altro estratto dal nuovo lavoro, per poi rispolverare i soliti vecchi classici come “A Tout Le Monde”, “Symphony of Destruction”, una sempre letale “Sweating Bullets” per poi chiudere nel bis con “Trust” e l’immancabile “Peace Sells”, cantata a squarciagola da tutto il pubblico come tradizione. Unica piccola nota deludente l’assenza di “In My Darkest Hour”, che mi è stato detto fosse stata suonata a Bologna, ma considerato quello a cui si è assistito stasera ci si può tranquillamente passare sopra. La voce di Mustaine (spesso coperta dal pubblico) devo dire che ha retto abbastanza bene per tutta la durata dello show, riguardo le critiche di alcuni riguardo la poca interazione col pubblico non sarebbe neanche il caso di replicare, considerato che gli show dei Megadeth sono SEMPRE stati così: quattro parole in croce, un pezzo dietro l’altro, poca forma e tanta sostanza, per cui please non rompete li cojoni.

In conclusione che dire, grandissima serata e grandissimi Megadeth, peccato che gruppi del genere non ne nascano più. (Michele Romani)

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