Avere vent’anni: GRAVE – Fiendish Regression
Hanno partecipato alla creazione di un genere, poi basta. Ma gli si vuole bene lo stesso, e uno scopo ce l’hanno ancora.
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Hanno partecipato alla creazione di un genere, poi basta. Ma gli si vuole bene lo stesso, e uno scopo ce l’hanno ancora.
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La band di Henri Sattler arriva al dodicesimo disco tentando di proseguire l’evoluzione epica iniziata col precedente. Il risultato però non convince. In attesa delle date in Italia, ce lo facciamo bastare.
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Ennesimo grandioso album della band di King Fowley, che continua a sfidare il crollo della soglia d’attenzione generalizzato con canzoni densissime e avvincenti, sebbene non semplici da assimilare.
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Il primo pezzo è fantastico. Il secondo è ancora meglio. Tutto il resto è noia. Una band sì importante e influente ma condannata a ripetere se stessa da limiti creativi insuperabili.
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Sulla carta gli headliner erano i Thy Art Is Murder ma noi eravamo lì solo per il trio di Baltimora, che si conferma un’indomabile bestia assetata di sangue.
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