L’ultimo disco di Ross the Boss: DEATH DEALER – Reign of Steel
“Questa diagnosi cambia la nostra strada come gruppo, in termini di nuova musica e nuove date dal vivo. Ross the Boss non è qualcuno che potrebbe essere sostituito, né ci proveremmo mai.” (Death Dealer, 10 febbraio 2026)
Questa introduzione che scrivo adesso anticipa una recensione completata quasi un mese fa, con l’ex Manowar ancora in vita e con un semplice promo da recensire sottomano. Ross the Boss era apparentemente fuori scena per una preoccupante diagnosi clinica appena diramata e per le sue conseguenze sul suo fisico. Tuttavia avevo il promo in cuffia ben prima che annunciassero la sua malattia. Per un certo verso, e tenuto conto che il chitarrista era ultrasettantenne, il sapore di Reign of Steel non può essere, oggi, lo stesso che avrei potuto percepire un mesetto fa.
I Death Dealer non sono nuovi. Escono però a intermittenza, tanto che Conquered Lands, il loro penultimo, era scappato fuori in piena pandemia. Come conseguenza di questo, pur essendo considerabili una sorta di supergruppo non hanno un numero sufficiente di nomi di richiamo affinché, all’uscita di un nuovo album, ci si ricordi adeguatamente dei precedenti. Io un ripasso me lo sono fatto e la sensazione è sempre la stessa: poca pretesa, massima resa. Il power metal dei Death Dealer tira puntualmente giù tutto, anche ora che non c’è più Rhino (la sesta marcia su The Triumph of Steel) e anche ora che sappiamo che Ross the Boss ha perduto la sua battaglia con la sclerosi laterale amiotrofica, o con qualsiasi cosa l’abbia ammazzato.
A proposito degli altri: se di supergruppo si sia trattato, non si possono non menzionare Steve Bolognese alla batteria, passato per i Witherfall una manciata di anni fa, il produttore Stuart Marshall all’altra sei corde, l’ottimo Sean Peck dei Cage alla voce e, attenzione attenzione, un nome che non vi dirà niente ma che ha suonato un po’ con tutti, ossia il bassista dei Symphony X, Mike LePond. Scrissi non molto tempo fa qualcosa a riguardo dei suoi Silent Assassin, un album con in copertina una sorta di fica-zombie o qualcosa del genere.
Nel 2002 scrissi la recensione di Prayer for the Dying dei Messiah’s Kiss, tedeschi, power metal, e li intervistai pure al telefono. Ebbi per tutta la durata dell’ascolto del disco l’impressione che si trattasse di una delle cose più genuine e pure, ma non per ostentazione o narcisismo, che mi fossero passate sottomano in quel periodo. Lo dissi a Mike Tirelli in una delle chiacchierate più piacevoli che io ricordi con un metallaro in tour promozionale telefonico – tradotto: una enorme rottura di coglioni – del nuovo disco della sua band.

La sensazione, un quarto di secolo più tardi, è sempre quella. Di stare ascoltando qualcosa che non ha alcun bisogno di intraprendere una direzione personale, per poter funzionare. È un buon power metal, punto. È imbarazzante come funzioni bene anche nel momento in cui si affida completamente al citazionismo, come i Mercyful Fate nelle linee vocali di Devil’s Triangle o addirittura i Testament di Burnt Offerings nella quarta e aggressiva Bloodbath. Mi sovviene che si appoggiano alle scopiazzature tirando in ballo altri filoni, e nel farlo sono molto furbi. La ballatona Raging Wild and Free non è riuscitissima come le prime tre canzoni, e la ripresa vera e propria avviene con il bombardamento di doppia cassa di Blast the Highway e con la compassata Compelled, che non dà nell’occhio ma si concentra sulle schitarrate priestiane che più amiamo. Dragon of Algorath devo davvero dirvi come suona?
Bando alle ciance, date un ascolto a Reign of Steel e date un ascolto a Ross the Boss alla chitarra alla sua ultima apparizione al suo strumento, per un artista che ha messo la firma su pezzi di storia come Battle Hymns e Hail to England. (Marco Belardi)


Per sempre nel mio cuore.
"Mi piace""Mi piace"
Hail brother!!
"Mi piace""Mi piace"
Ci rimasi male quando ,nel 2021, Ross espresse apprezzamento pieno per un personaggio come Netanyahu ; tuttavia i Manowar sono una band cui sono stato sempre molto affezionato,sin dall’adolescenza, quindi ho accolto la notizia della sua morte( pochi giorni fa)con molto dispiacere
"Mi piace""Mi piace"