Disco dell’anno, anzi, del millennio: NERVOSA – Slave Machine

A luglio festeggerò nove anni su Metal Skunk. Non è come sul pianeta Miller di Interstellar, nove anni su Metal Skunk sono sempre nove anni. In questo prolungato periodo di recensioni, speciali e report di concerti, mi sono esaltato per gli Psychotic Waltz e per gli Armored Saint, ma forse mai quanto accaduto con l’ultimo Coroner. Nessuno di questi titoli, ne sono convinto, lascerà il suo segno nella storia. Perché la storia del metal è stata scritta fra i Black Sabbath e i primi Novanta, poi tutto è entrato in un’altra fase. Oggigiorno il metal lo riviviamo, e, sull’ardore derivante da questo rivivere, edifichiamo uno sfrenato consumismo che i ragazzini appassionati di quegli anni non avrebbero potuto mai alimentare.

Quel che da nove anni attendo, anzi pretendo, e che mi ha spinto ad arruolarmi, non era mangiare un kebab con Barg dopo i Kanonenfieber al migliore kebabbaro di tutta Milano. Era il disco totale. Ho creduto fermamente che ancora oggi fosse possibile realizzare il disco totale. Non sono andato confessandolo agli amici, né scrivendolo in diari segreti tenuti sotto chiave in un cassetto che soltanto io conoscevo. Noi metallari, ripetevo a me stesso, avremmo avuto il nostro Master of Puppets anche negli anni Venti, dopo la morte di Lemmy e quella di Ozzy. Dopo il tramonto delle icone, il nostro Gotterdammerung.

Se l’uomo libero, creativo, sotto ai riflettori è tramontato assieme alle abusate e stereotipate icone maschili, Napalm Records ha capito anzitempo che il compito di darci in pasto il nuovo disco totale spettasse, a quel punto, e di diritto, alla Donna. E ha scelto le Nervosa affinché portassero a compimento questo arduo ordine dall’alto. Un’etichetta che, seppur fondata da Markus Riedler, un uomo, e seppur intenta a perdere tempo con Abigor e affini, nel tempo ha capito che solo politiche lungimiranti potessero condurci ai traguardi summenzionati. Slave Machine, Signore e signori, ecco il vostro disco preferito di oggi e di domani. Pensate se le Nervosa fossero state attive nel 1986, pensate a che genere e intensità di risultati avrebbero potuto sprigionare. Una gomma per cancellare che passa sopra Bonded by Blood giusto un anno dopo averci convinti che quello potesse essere il disco thrash metal definitivo. E che manda in seconda carrozza tutti i rinomati titoli d’annata.

Impending Doom il singolo perfetto: un’intro evocativa che esplode, come in un crescendo Rosa, nei riff marziali di Prika Amaral ed Helena Kotina, chitarriste, musiciste. L’aggressività dei moderni Destruction, con cui condividono, oltre all’ispirazione, il produttore Martin Furia, loro chitarrista e produttore sin dai tempi di Downfall of Mankind, a testimonianza di quanto ci avesse visto lungo sul loro potenziale! Il ritornello ci riporta all’intensità melodica degli Arch Enemy dell’ultimo quarto di secolo, ossia i più celebrati, e con certezza i refrain più rappresentativi del metal del nuovo millennio: sono certo che li conosciate a menadito un po’ tutti. Slave Machine è devastante, un fiume in piena, una portata quasi mestruale, concedetemi il termine, un pezzo che non concede tregua alcuna e che senza alcun ritegno infiammerà i loro infernali show. Ghost Notes rilassa l’andamento in favore di passaggi che mi hanno ricordato gli Hypocrisy, anzi, direi un upgrade degli Hypocrisy.

Non ci sono cali di tensione. Il death metal che apre Beast of Burden gareggia con le Crypta in una sfida che non annuncia vincitori netti. La produzione è moderna e ficcante, alcuni la definirebbero plasticosa, priva di dinamiche, soprattutto sulla batteria della divina e deliziosa suffragette Michaela Naydenova. Io la definirò il nuovo standard, perché di quello senza dubbio si tratta. Il groove di You’re Not a Hero un altro dei punti elevati di Slave Machine, il Pink Album che aspettavamo, il punto di rottura, il periodo storico che persino reduci e veterani avrebbero voluto vivere, il ricambio generazionale cui ci riferiamo da tempo.

L’inizio di Hate la costituisce come nuova Thunderstruck, un mai più senza in principio di ogni setlist. The New Empire: cervellotica, tecnica, i risultati finali di una line-up che ha fatto della stabilità, dell’amicizia indissolubile fra Donne e della continuità il suo Credo totale. 30 Seconds: dura sette volte tanto. Crawling for Your Pride: l’orgoglio di essere Donna e di definire, da capo, gli standard di Genere, spostando dalla parte giusta gli equilibri di Genere. Non ho capito se il discorso fila ma solitamente lo leggo scritto grossomodo così. Learn or Repeat: Rita Levi Montalcini, Simone de Beauvoir, Michelle Obama, Maria Montessori, Oriana Fallaci, Emmeline Pankhurst, Prika Amaral. Speak in Fire: granitica, tellurica, una marcia trionfale, riff che fanno deflagrare mine con le minne. Disco dell’anno, disco per una vita, tutta. (Marco Belardi)

19 commenti

  • Avatar di Epicmetal

    Credo di aver visto una loro foto qui e adesso per la prima volta. Pensavo che perlomeno fossero fighe visto il (suc)cesso inspiegabile, invece sono pure discretamente inchiavabili.

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  • Avatar di hieiolo

    Oh, per chi non l’avesse capito il buon Belardi è ironico eh… non sprecate il vostro tempo co sta roba..

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  • Avatar di weareblind

    Lo vedo, il Belardi che ascolta questo gran disco.

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  • Avatar di Old Roger

    Ma la tizia in mezzo è la donna gatto ? O per citare i DK un caso di “Plastic Surgery disaster ” ?!

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  • Avatar di Bacc0

    ma questo è il gruppo, pardon la gruppa della cozza che cercava di tirare su colletta per comprarsi i mobili Ikea oppure di quella che succhia i cazzi su onlyfans? Comunque è un mondo bellissimo

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  • Avatar di ignis

    Che mostri…

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  • Avatar di aijanai

    Non mi paiono troppo distanti dal miliardo di gruppi di plastica e AI che girano nell’ambiente nicchia major metal

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  • Avatar di Jim Bob Luke

    Delle Nervosa ho sempre letto sull’internet ma non ho mai ascoltato niente. Le ho viste dal vivo quando sono arrivati gli Obituary coi Testament e i Destruction.
    Le ho trovate grosso modo una sorta di tributo ai Destruction.
    Adesso dirò una cosa che mi farà piovere addosso qualche bestemmia… Per me i Destruction sono quelli a tre con Mike alla chitarra, con quel suono là che riconosci alla prima plettrata. Punto. Alla luce di questo, sempre nell’ottica della band tributo, ho trovato il live delle Nervosa a livello degli attuali Destruction.
    Non mi è venuta voglia di ascoltare ne gli ultimi dischi dei Destruction ne quelli delle Nervosa.

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  • Avatar di Epicmetal

    Quante su 5 hanno il cazzo?

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  • Metallaro scettico
    Avatar di Metallaro scettico

    vabbè dai, sta roba musicalmente è merda ma che bisogno c’è di buttarla tutta in polemica sul genere… il fatto che siano un po’ cozze le rende pure simpatiche
    capisco quando si infama Amott per la sua scelta delle cantanti, eh!

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  • Metallaro scettico
    Avatar di Metallaro scettico

    la musica fa cagare ma il fatto che siano cozze me le rende più simpatiche, almeno non è una operazione alla Amott!

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  • Avatar di Peril

    Doveroso fare un track by track per il Master of puppet degli anni ’20, all killer no filler.
    Minchia che cessi.

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  • Avatar di fabio rossi

    Il problema è che un gruppo mediocre non può essere sotto contratto per una major o il gossip sulla litigiosa Prika? Perché soffermarsi,nei commenti,sull’aspetto fisico quando a suonare Thrash sono spesso brutti ceffi?Comunque una di loro non è malaccio.

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  • Avatar di Ace72

    ma cosa sono le Nervosa se non un apostrofo rosa tra le parole “Che” e “Merda”.

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  • Avatar di damyanoman

    Boia, questa sezione commenti è “la cosa più cringe che leggerai oggi sul web” Molto bene che noi metallari ci si estingua con questa generazione se il nostro contributo è ridurci a commentare quanto sono cesse o meno delle musiciste. Il singolo spacca. Voi fate cacare la merda. love, Damiano

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