Avere vent’anni: ARGHOSLENT – Incorrigible Bigotry

Compie vent’anni anche il secondo album degli americani Arghoslent, autori in totale di tre full length accompagnati da una cospicua quantità di demo, split e collaborazioni varie. Adorati dai blackster di tutto il mondo, soprattutto americani, per via del loro legame a tripla mandata con i leggendari Grand Belial’s Key coi quali a più riprese hanno condiviso chitarristi e cantante, gli Arghoslent di black metal non hanno praticamente nulla nelle loro partiture, avendo sempre preferito dedicarsi ad un solido death metal anche discretamente tecnico, permeato da un certo gusto per riff poderosi comunque armonici e discretamente melodici, e non di rado interconnesso con reminiscenze speed/thrash metal che diversificano le composizioni, alleggeriscono il risultato finale e rendono l’ascolto piacevole. Alla produzione manca un po’ di pepe, se è vero che spesso i suoni sono accostabili a certo southern death/thrash tipo quello degli Agony Column. Se proprio bisogna mettersi a cercare qualcuno cui somiglino veramente direi che il primo nome sono gli storici Deceased, la cult band di King Fowley, un personaggio che per coerenza e passione si meriterebbe la Rock’n’roll Hall of Fame ma che ha anche dato alle stampe dischi non indimenticabili – diciamo così – specialmente negli anni più recenti.

Incorrigible Bigotry si sviluppa in sette brani per trentotto minuti giusti di musica. È un più che dignitoso dischetto death metal con riff adeguati agli schemi classici del genere, saltellanti quanto basta, di rado particolarmente veloci (occasionali blast beat si ritrovano in Archaic Invincibility o nella parte iniziale della title track strumentale, che tra l’altro è il pezzo più lungo), con buone digressioni nella melodia grazie al sapiente intreccio delle due chitarre e del basso. Alienchrist alle pelli è preciso ed efficace anche se non particolarmente fantasioso, e Von Demonicus sfoggia un discreto growling non particolarmente estremo, quasi un misto tra un cantante thrash metal ed uno più canonicamente death.

Ma perché, sarete giunti a domandarvi, i blackster di tutto il mondo adorano un gruppo che non ha alcun elemento black metal e che neppure in ambito death metal si può definire tra i più estremi mai esistiti? Per via dei testi e delle tematiche trattate, che sono quanto di meno politicamente corretto si sia potuto leggere in un booklet di qualsivoglia gruppo heavy metal dalla Creazione ai giorni nostri.

Supremazia bianca, razzismo contro gli afroamericani (ma anche i nativi americani non vengono trascurati), eugenetica, commercio di schiavi, imperialismo, misoginia, esaltazione della Guerra di Secessione e dei suoi “valori”… I nostri non si sono mai fatti mancare nulla, cosa che ai blackster che tutt’oggi si abbeverano alla fonte dell’NS black metal risulta particolarmente gradita. Nei CD si pregiano di indicare come loro luogo di provenienza “south of the line Mason-Dixon” e più volte sono stati accostati al Ku Klux Klan e a organizzazioni di guerriglia di estrema destra. Quanto ci sia di vero non è dato saperlo ma, come ben potrete immaginare, tutto questo li ha portati a essere banditi da quasi tutti i siti di musica del Pianeta: su Discogs i loro dischi sono blocked-for-sale da tempo immemore, iTunes li ha cancellati, su Bandcamp penso non siano mai nemmeno approdati. Stupisce che si trovino ancora su Youtube, visto che anche lì le pulsioni censorie si fanno più vigorose ogni giorno che passa, però per il momento non li hanno ancora rimossi. Detto ciò, la Drakkar records ha ristampato quasi tutto il catalogo in tempi recenti, quindi, cercando nelle distro meno propense al bigottismo, le edizioni fisiche si dovrebbero trovare ancora senza particolari patemi, giusto per ricordare a Discogs e compagnia che, se qualcuno desidera veramente acquistare un disco, ci può riuscire anche senza coinvolgere loro che sono convinti di essere il sale della terra e di poter stabilire chi possa ascoltare cosa e cosa no. Innegabile però il fatto che, quando e se mai gli Arghoslent passeranno alla Storia (al momento risultano ancora attivi e si parla da anni di un quarto LP ma al momento tutto tace dai tempi dello split con i Martial Barrage del 2009), lo faranno principalmente per i loro testi e per le storie personali dei membri del gruppo piuttosto che per la proposta musicale, sicuramente apprezzabile ma lontana da qualunque definizione anche edulcorata di eccellenza. (Griffar)

8 commenti

  • E benedetta sia la Drakkar records, li ho appena ordinati. In culo ai vari discogs, tubi e piattaforme varie che me lo possono succhiare durissimo

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  • Metallaro scettico

    Chiedetevi in tutta onestà se li caghereste anche solo di striscio se non fossero „controversi“ (in parole povere neonazisti).

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    • Non c’è bisogno che me lo chieda vista l’importanza (insignificante) che do ai testi. Li ho letti comunque, come quelli (a modo loro provocatoriamente ricercati, dico sul serio) dei GBK. E mi scuserai ma non riesco a prenderli sul serio. Mi sentirei ritardato.

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    • Sono una buona band, sicuramente non imprescindibile ma se piace il genere hanno un loro perché. Per quanto riguarda l’aspetto politico non lo condivido, ma è calato in un contesto di tale ignoranza che va preso per quello che… Del resto le magnifiche menti e progressive del libero Occidente hanno ormai sdoganato la figura del NazistaBuono®, purché nemico dei terribili russi mangiatori di bambini. Bisognerebbe chiedere cosa ne pensano gli Arghoslent.

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  • Dove l’hai ordinato Griffar? W.t.c.?

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  • non so, a me musicalmente sembrano un po’ sgangherati, ma ammetto che preferisco di gran lunga altri generi a questo death americano scolastico. Per dire, prima mi stavo ascoltando heresy di Lustmord (quello si che mette davvero paura e ti riempe di emozioni…) e quando ho messo su questi arghoslent dopo 10 minuti ho iniziato a sbadigliare.
    Pure io penso che attirino la gente principalmente per i testi (e lo stesso discorso si potrebbe fare a molti gruppi che stanno ideologicamente dalla parte opposta), anche se onestamente non vedo nell’argomento nessun interesse, a meno di essere dei redneck imbottiti di crack e whisky con la harley in garage e il mantello bianco col cappuccio nell’armadio.

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