Avere vent’anni: DEATHSPELL OMEGA – Inquisitors of Satan

Faccio parte della moltitudine di adulatori che considerano i Deathspell Omega come geni che hanno rivoluzionato il black metal nel 2004 con il capolavoro Si Monvmentvm Reqvires, Circvmspice, disco che non dovrebbe mancare in nessuna collezione di ogni blackster che si rispetti e che ha portato alla luce un modo del tutto nuovo di concepire e comporre il black metal, il primo disco religious black in assoluto, imitato e preso ad ispirazione più o meno consapevolmente dalla maggior parte delle band venute dopo. Il fatto che abbia anche dei detrattori mi causa genuino stupore ma si sa: non tutti i gusti sono alla menta, non si può piacere a tutti, i gusti sono gusti e via andare.

Tutto ciò premesso, prima di quel disco i Deathspell Omega erano sostanzialmente un’altra band, che suonava cose completamente diverse. Inquisitors of Satan è il loro ultimo album prima della fase rivoluzionaria, ed è solo ed unicamente black metal ortodosso senza fronzoli e senza divagazioni, il black metal come dovrebbe essere e come avrebbe sempre dovuto essere secondo quanto mi disse lo stesso Hasjarl in quell’epoca, quando io e lui eravamo “amici di penna” per dirla alla matusa, i social non esistevano e a mio parere non se ne sentiva neanche la mancanza. In seguito ci siamo persi di vista e francamente un po’ mi spiace, sono le cose della vita.

Per i pochi che non lo sanno, i Deathspell Omega nacquero quando Hasjarl (chitarre) e Shaxul (voce) sciolsero gli Hirilorn (enorme band black metal francese) per via dell’alto tradimento degli altri due componenti (batteria e chitarra solista) accusati di aver infamato la band avendo essi un side-project di stampo hardcore punk o qualcosa del genere. Non è solo peculiarità della scena italiana quella di scazzare e serbarsi rancore per decenni per i motivi più futili, anche in Francia stanno bene ma penso un po’ ovunque. Sarà celodurismo o troppe birre nel gargarozzo, fatto sta che più o meno ovunque c’è chi si accusa reciprocamente di sgarbi, torti, vilipendi, prese in giro e via discorrendo. Ci andò bene (a noi ascoltatori, avulsi da queste beghe) che i due ex-Hirilorn più intransigenti formarono il gruppo del quale si parla, perché di musica eccellente da allora ne abbiamo potuta ascoltare parecchia. Dal 1998 al 2002 hanno pubblicato la demo Disciples of the Ultimate Void, i tre split con Clandestine Blaze, Moonblood e Mütiilation,  i due full Infernal Battles e il qui presente Inquisitors of Satan. Tutti, ma proprio tutti, dedicati al verbo del Male tramite carneficine sonore che definire intransigenti è un eufemismo. Per scelta registrati in lo-fi, con suoni diretti, spogli di ogni orpello e dedicati alla valorizzazione del riff in quanto tale, tutti i sette pezzi che l’album si pregia contenere sono ai vertici del black metal più satanico umanamente immaginabile e sono – a detta dello stesso Hasjarl –  quello che lui avrebbe voluto fossero gli Hirilorn, a suo avviso “fin troppo melodici” (uh!). Un tributo ai maestri nordici in primis, alle sonorità delle Black Legions per altri versi, un manifesto di quanto possa essere enorme l’odio contenuto nell’anima di certe persone e di come la musica aiuti ad esternarlo. Non è necessario indicare un brano specifico: l’amalgama dei pezzi è perfetto e l’album va ascoltato per intero per entrare nel suo mondo malvagio ed essere trasportati in un maelstrom di puro astio, rancore, disprezzo fino al più inaccessibile abisso.

Tutti i dischi di questa fase “acerba” dei Deathspell Omega sono pezzi da Collezione con la C maiuscola, qualcosa vorrà pur dire. Le prime stampe originali Northern Heritage hanno prezzi che fanno spavento, oltre che introvabili sono vendute a peso d’oro, casomai qualcuno in giro per il mondo ne mettesse in vendita una copia.A proposito, occhio: se li cercate fate riferimento ai numeri di serie su Discogs, perché circolano anche dei bootleg russi messi in giro da truffatori in trepidante attesa di turlupinare gli sprovveduti, e fatevi mandare delle fotografie del pezzo con la data in evidenza. Esistono comunque anche delle ristampe molto più a buon mercato che consiglio vivamente perché questi sono dischi che vale davvero la pena avere in versione fisica.

Non molto tempo dopo l’uscita di Inquisitors of Satan Hasjarl e Shaxul scazzarono pure loro, il secondo dei due meno propenso a seguire tematiche di satanismo estremo, sicché le strade si divisero. Alle voci entrò Mikko Aspa dei Clandestine Blaze (non è mai stato ufficialmente confermato ma è il segreto di Pulcinella, bisogna essere sordi per non riconoscere lo stesso timbro vocale nei dischi delle due band) e il corso della storia del black metal cambiò significativamente due anni dopo appena. Shaxul invece si dedicò agli Annthennath (altra band black metal puro grandiosa, imho), agli Arphaxat ed ad altri progetti minori, mentre Hasjarl ha continuato la sua opera nel progetto musicale di cui si parla, oltre che con la sua etichetta End All Life (poi ribattezzata Norma Evangelium Diaboli). È da poco fuori l’ottavo album The Long Defeat, ve ne parlo quanto prima. (Griffar)

2 commenti

  • Mi ero preso una pausa lunga come il periodo intercorso tra i precedenti due full. Stavano prendendo una piega eccessivamente cervellotica (vedasi a proposito di cose contorte, alla cazzo di cane, l’ultimo Blut Aus Nord) e mi avevano rotto i marroni. The Long Defeat invece mi è piaciuto tantissimo. Ma proprio tanto.
    P.s. Ma quanto spacca il culo il nuovo Lord Belial? Quanto???

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    • Hai ragione. Erano diventati troppo cervellotici, poi da Drought in avanti hanno ridimensionato il tutto. Credo abbiano avuto l’intelligenza di comprendere che l’estrema complessità della musica stava terminando in un vicolo cieco. The Furnace of Palingenesia è un disco impressionante, questo nuovo appena uscito anche, non ha difetti. Non è nemmeno semplicissimo, eh.

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