Echi di Falkenbach: HORN – Verzet

È arrivato il momento anche qui a Metal Skunk di dare il giusto tributo a Niklas ‘Narrath’ Thiele e la sua creatura Horn, one man ban tedesca attiva oramai da due decenni e che ha all’attivo ben nove dischi, compreso questo nuovissimo Verzet. Nonostante questa grande prolificità e, soprattutto, una serie di lavori sempre sopra la media, degli Horn si è sempre parlato pochino nei vari blog e webzine metal, probabilmente anche perché Narrath ha sempre voluto tenere un profilo piuttosto basso e aggiungiamoci pure che il genere poi proposto, un purissimo pagan black metal, non è esattamente una tra le cose più in voga al momento. La menzione di Falkenbach nel titolo della recensione non è assolutamente a sproposito, non solo perché il genere suonato, la zona di provenienza (Westfalia) e il fatto di essere una one man band coincidono tutte, ma anche perché in quelle atmosfere epiche e melanconiche la musica di Horn ricorda un po’ alla lontana quella del genio Vratyas Vakyas, che tra l’altro sarebbe ora si metta a lavorare ad un nuovo disco.

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Andando più nello specifico, questo nuovo Verzet prosegue un po’ sulla scia di quello che era stato l’eccellente Mohngang, abbandonando quasi del tutto il grezzume black un po’ troppo cacofonico dei primi lavori e lasciando molto più spazio ad atmosfere epico-pagane, che si tramutano in brani che prediligono molto di più il lato cadenzato alle tipiche sfuriate black, con un gusto per la melodia davvero unico. I brani presenti sono tutti di livello altissimo, dall’incedere battagliero di Alpenrekorder, alla cupa malinconia di Galgenblech ( i cori su questo pezzo sono una roba clamorosa), o alla spettacolare A Hill To Die On, che rappresenta un po’ il compendio della musica dell’artista tedesco. Tra l’altro, il cantato in lingua madre, che per questo genere è assolutamente perfetto.

In definitiva un disco che non può non accontentare tutti gli appassionati di questo tipo di sonorità. Per carità, nulla di particolarmente innovativo ma sicuramente nuova linfa vitale per un genere un po’ vetusto come il pagan black metal. Una piccola curiosità: il bellissimo interludio acustico ha un titolo in italiano, Parole sono Pietre. (Michele Romani)

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