In tempo per le grigliate: SENTIENT HORROR – Rites of Gore

È arrivata la primavera e, come avevamo anticipato in uno speciale scritto a inizio anno, il 22 aprile è uscito Rites of Gore, il nuovo disco dei Sentient Horror, edito dalla Testimony Records in Europa. Così è stato ed ecco l’immancabile recensione, in concomitanza con le vostre grigliate di questi fine settimana lunghi. Prima dell’uscita del disco erano state rese disponibili in anteprima tre canzoni in tempi diversi: Till Death do us Rot, Descend to Chaos e Rites of Gore, che avevano dato un saggio del disco che avremmo ricevuto.

Quanto promesso è stato sostanzialmente mantenuto, magari anche migliorato: come di consueto, le canzoni si rivelano energiche e potenti, con velocità mediamente sostenute, ma mai troppo e con pochissimo blast beat, di cui tra l’altro il gruppo è sempre stato parsimonioso. Ricordatevi inoltre che la sezione ritmica non è mai stata troppo esaltata nei Sentient Horror, anche se le canzoni hanno sempre un ottimo groove, che è uno dei pregi indiscussi del gruppo fin da suoi esordi. I suoni scelti per l’incisione sono saturi, scuri e grassi. Il basso è tragicamente in secondo piano, la batteria è naturale, il cantato mostra un gore di media altezza e intelligibile, mai troppo cavernoso, anche se a volte sembra rifarsi a certi maestri cannibali

Come aveva poi anticipato il buon Matt Moliti, la produzione ha evitato volutamente l’alta definizione e ha preferito suoni più impastati, e spesso anche la voce sembra inglobata nel fiume sonoro. In effetti, il disco è stato mixato in Svezia da Jonny Pettersson (Studio Unbound) e masterizzato in Germania da Dan Swanö (Unisound Osterby). Si ritiene che questo dettaglio non sia un caso per il risultato finale. Ritornando alla registrazione della voce, un consiglio tecnico: con impianti o software che agiscono in automatico sull’equalizzazione, rischia di perdersi molto, affondata nei medio-bassi, per cui ascoltate questo disco senza troppi filtri o sistemi di miglioramento automatico del suono. Questo consiglio, in ogni caso, sarebbe valido per qualunque cosa ascoltiate, non solo per Rites of Gore.

Comunque ci sono i riff, riff a non finire, incalzanti, potenti e mutevoli, anche armonizzati, insomma uno stile con tanta bella Svezia dentro e tante belle idee, dall’America con amore. Riassumendo, Rites of Gore è un bel disco, al pari delle migliori composizioni del gruppo, che si rivolge a chi apprezza questo modo di intendere il death: uno stile ricco e maturo, che si fa ascoltare molto volentieri e, anzi, il gradimento aumenta con gli ascolti. Se ancora non lo avete notato, in copertina trionfano le figure macabre e incappucciate tipiche della estetica Skeletor, che era stata individuata nello speciale riassuntivo.

Rites of Gore in cassetta, edizione USA Redefining Darkness.

Rites of Gore è stato lanciato in anteprima su Bandcamp e chi lo ha acquistato in anteprima ha potuto ascoltarlo con qualche anticipo rispetto all’uscita ufficiale. La pubblicazione in Europa è della Testimony Records che lo rende disponibile in CD, vinili colorati in edizione limitata (giallo, rosso, viola, blu, 100 copie per ciascun colore). Ogni acquisto dà diritto anche alla versione digitale. Per il mercato USA l’editore è Redefining Darkness Records, che propone altre versioni, fra cui la cassetta, che da qualche tempo è tornata ad essere un tratto distintivo del nostro mondo.

Dopo l’uscita prioritaria su Bandcamp, il disco è già presente anche sulle altre piattaforme musicali. (Stefano Mazza)

 

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