Di post-doom, doomgaze, emoglobina ed altre amenità

Non dovrebbe in realtà sorprendere che la parola doomgaze potrebbe per certi versi essere applicata benissimo alla produzione dei Jesu di Justin Broadrick. Però fa ancora effetto quando la balcanizzazione dei sottogeneri, stili o sottostili del metal offre definizioni così letterali, come se al solo accostando due generi o stili diversi ti ritrovi un nuovo stile che prima non esisteva. Sarà… Comunque, dopo esserci sorbiti tutti i post- possibili, è tempo ora di tentare tutte le combinazioni a disposizione coi –gaze. Ovviamente sono tutte definizioni tirate per i capelli, come gli accostamenti di questo articolo. Ma siate indulgenti col sottoscritto.

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I DEATHBELL sono franzosi e da artwork, font, nome e titoli dei pezzi direste a occhio e croce che questo A Nocturnal Crossing dovrebbe essere qualcosa di rozzo Sword&Sorcery. Invece no. Somigliano tanto a dei Messa (la voce e la maniera di usarla) in cui increspature new wave e divagazioni spese a guardarsi le punte delle scarpe prendono il posto del lato più jazz e free. No, comunque non raggiungono il livello dei nostrani, e non per campanilismo, sia chiaro. Più che altro è roba post. Metallo propriamente inteso ce n’è poco. Non per forza un male, ché The Ladder ha un bel finale coinvolgente. Silent She Comes una romanticheria di cui non dovreste vergognarvi. Soprattutto Shifting Sands rievoca Jex Thoth (ma che fine ha fatto?) e ci mette quel po’ di guerresco che mancava al resto del disco, con tanto di organi funebri. A conti fatti, una buona uscita, che siate o meno di quelli che portano occhiali e mangiano soia. Li spaccia la Svart.

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È la benemerita Prophecy invece a propinarci gli E-L-R che suonano, diciamo, doomgaze. Il che, come immaginerete, non vuol dire praticamente un cazzo. O meglio vuol dire che il doom non c’è o quasi, sostituito da un blackgaze atmosferico senza black. Quindi melodie tipo un aaaaa continuo, “etereo”, riff di una sola nota ben armonizzata con sé stessa, suono perfetto e percussioni minimaliste quel tanto che basta da essere definite tribali. Siamo in Svizzera, ma non quella abissale di Fisher, Giger, Durrenmatt. No. Quella formalmente ineccepibile, pulita, non una cartaccia per strada. Buon per i nostri lontanissimi vicini, se a loro sta bene così. A me non rimane in mente una nota, un riff, manco nel momento esatto in cui l’ascolto. Puff, svanito. Peccato. Concettualmente avrebbero un loro perché, roba per cui accapigliarsi col Giardina. Copertina da feticisti silvani, per chi apprezza la mercanzia. Ma pure io di che vado in cerca, insomma. Ormai mi sa che il suffisso gaze nove volte su dieci nasconde una fregatura.

Proseguendo su questa china incontriamo però i più pazzarelli del lotto, “i” DISENCHANTRA, un’altra creatura post-davvero di tutto. Che però rinuncia del tutto alla forma canzone. Il doom diventa un fantasma inquietante, romantico, evanescente. La “sostanza” un dark ambient mischiato a shoegaze (rieccoci) e rafforzato da chitarroni e batteria. E tanto acido. Trip sensuale e demoniaco, decisamente andato a male. Cinematografico. Che è quello che dici in genere quando non sai che altro dire. Però questo Lovelorn Lust & Malediction, pur non essendo chiaramente roba da tutti i giorni, affascina mica poco. Dei My Bloody Valentine sanguinari per davvero, coi canini scoperti, gotici nelle atmosfere. Ad indagare un po’ (poco, a dire il vero), dietro c’è l’ennesimo polistrumentista logorroico che riempie Bandcamp con un disco al mese tra mille progetti analoghi, tale Matron Thorn, un incrocio tra Prince ed il chitarrista dei Suffocation. Io per ora non approfondisco troppo, ma Lovelorn… regala begli incubi.

Ci sono poi i MWWB, che sta per Mammoth Weed Wizard Bastard. Che hanno i riffoni, equalizzati da non far risaltare la mascolinità tossica tipica degli anni ‘90 (cit). E hanno i sussurri monocordi ed eterei, e per fortuna, che siamo tutta gente sensibile qua. The Harvest parte con un’atmosfera che richiama To Mega Therion, ma è solo un attimo, non vi preoccupate. Poi è tutto post-doom mischiato con doom-gaze, che viene quasi da credere sia un nuovo genere: il post-doom-gaze. Magnifico vivere in questo secolo. Poi ci sono tantissimi effettini ed effettacci space da film di fantascienza. Le note sulla loro pagina Bandcamp richiamano una qualche analogia con Dark Side of the Moon. Io, dato che Dark Side of the Moon mi ha sempre fatto cagare, vi dico che comunque preferisco questo qui. Non fosse altro perché c’è un brano intitolato Strontium. Ma è una palla pure quello. (Lorenzo Centini)

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