Avere vent’anni: TAKING BACK SUNDAY – Tell All Your Friends

Era l’anno 2004, avevo poco più di vent’anni e andavo all’università. Nel pieno dei postumi di una devastante delusione amorosa passavo le serate invernali a bere birra del discount e cazzeggiare col simpatico furetto, con cui condividevo un trilocale in zona piazza Bologna. Lui era salutare in quei frangenti perché continuava a ripetere le classiche cose che vuoi sentirti dire, tipo tutte le varie declinazioni di “il mare è pieno di pesci” o “apri un’altra birra e facciamoci un altro giro a Final Fantasy”. A un certo punto però lui andava a dormire e io, se non ero collassato prima, rimanevo solo con tutti i fantasmi delle mie delusioni, cercando un modo per esorcizzarli. Fu in una di queste notti che non riuscii a prendere sonno, riducendomi a guardare a ridosso dell’alba The Faculty di Robert Rodriguez che avevo scaricato da Emule qualche tempo prima nella qualità video che le connessioni internet dell’epoca ti permettevano. Finito il film, col sole che già cominciava a spuntare e completamente avvolto dall’atmosfera collegiale consolatoria in cui era ambientato, nei fumi di una notte che in questo momento non riuscirei più a rivivere senza finire in pronto soccorso cercavo disperatamente qualcosa che rievocasse quelle stesse atmosfere. Per qualche motivo mi venne alla mente la melodia di Popular dei Nada Surf, canzone che ossessionava un mio amico alle superiori e di cui non avevo mai letto il testo. La ascoltai col testo davanti, scoprii che parlava proprio di quello e la cosa mi prese benissimo e malissimo allo stesso modo. Tuttora ricordo perfettamente il mio stato d’animo mentre leggevo quel testo e la mia parte ancora post-adolescenziale del mio cuoricino andò in fiamme.

Il fatto è che per un lunghissimo periodo della mia vita sono stato fissato con qualsiasi cosa si richiamasse all’atmosfera da college americano. Questo periodo iniziò in età puberale e finì quando era giusto che finisse, diciamo poco prima dei trent’anni d’età. Era un modo come un altro per manifestare quel lato romantico adolescenziale e tardoadolescenziale che ognuno sviluppa a proprio modo. Ora non riuscirei più a guardare un college movie, ma all’epoca davvero li consumavo, da Breakfast Club a Freaks & Geeks con tutto quello che c’era in mezzo. Fu proprio conoscendo questa mia perversione che l’Azzeccagarbugli e il suo fido coinquilino Roberto Angolo mi consigliarono Tell All Your Friends dei Taking Back Sunday. “Il nome non mi convince. Che roba è?”. “Non spaventarti, ma è emocore”. Silenzio imbarazzato e sguardi accusatori. “Però emocore alla vecchia maniera”, si affannarono a precisare, “riprendono tutti i vecchi stilemi come in un bignamino e li rendono più accessibili per chi non è un appassionato del genere. Poi sono molto ironici. Diciamo che sono gli Hammerfall dell’emocore”. Per convincermi puntarono sul loro umorismo da stereotipo dello sfigato liceale americano, con titoli come There’s no “I” in Team, Cute without the “E” (Cut from the Team) o You’re so Last Summer, oppure linee come “you could slit my throat / and with my one last gasping breath / I’d apologize for bleeding on your shirt“. Non c’è che dire, mi conoscevano bene.

Così Tell All Your Friends diventò uno dei miei guilty pleasures da nascondere accuratamente. Avevano anche i capelli piastrati, ma di questo fortunatamente mi accorsi solo molto dopo. Non ho mai neanche più approfondito il genere, quindi di tutto quel movimento lì mi rimangono solo i Taking Back Sunday e poco altro. E Tell All Your Friends è un disco inevitabilmente legato a quel periodo: i miei twenty-something, la vita da fuorisede, le cottarelle estive, quelle invernali e quelle primaverili (le peggiori), le delusioni e le incazzature su cui rimuginare e da annegare in qualche gin lemon annacquato nelle uscite con gli amici, il futuro che sembrava così infinito e così lontano da immaginare. Tutte cose giocoforza lontanissime dal me stesso attuale e che pongono i Taking Back Sunday nella scatola dei ricordi e in quella serie di cose a cui rimango legato solo perché mi riportano indietro a un periodo. Non è un gruppo a cui potrei affezionarmi adesso e non è un gruppo che mi sentirei di consigliare a chicchessia nel 2022; ho anche provato l’altro giorno a farli sentire a Centini che per poco non mi toglie il saluto. Per cui spero che tutto questo discorso sia servito come agrodolce madeleine a qualcuno di voi; tutti quelli che invece non hanno mai sentito Tell All Your Friends probabilmente non dovrebbero neanche darsi la pena di provare a recuperarlo, perché quella magia è irrimediabilmente perduta. (barg)

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