Avere vent’anni: BLUT AUS NORD – The Mystical Beast of Rebellion

I Blut aus Nord non sono mai stati un ascolto facile: solo in apparenza hanno qualcosa in comune con un certo black metal nordico, ma in realtà presentano uno stile personale, arduo da decifrare e comprendere: anche in The Mystical Beast of Rebellion, che è il loro terzo disco ed è uno dei più significativi della loro carriera, il materiale sonoro che usano in ogni canzone è minimale, due o tre accordi di base, ed è ripetuto spasmodicamente, con pochissime variazioni. La batteria di rado serve a dare il ritmo, piuttosto è un metronomo che scandisce frazioni di battuta contribuendo a rendere ogni ascolto un vortice ipnotico e spesso angosciante. Ogni brano si sviluppa su pochi temi, per lo più separati in movimenti distinti. Esistono cadenze armoniche che sono separate da intervalli brevi, poco evidenti, ed è difficile individuare strofe e ritornelli.

Una situazione minimalista

Le canzoni, poi, non hanno titoli: si chiamano Capitolo I, Capitolo II, etc., scelta che va ad aumentare l’ineffabilità e la scarsa caratterizzazione di questo disco. Una cosa del genere per gruppi con le idee meno chiare sarebbe una debolezza, ma nel caso dei Blut aus Nord diventa un punto di forza, perché nasce da una precisa scelta stilistica: concedere pochi dettagli per concentrarsi sul timbro gelido degli strumenti e sulle armonie che, di fatto, servono ad accennare le melodie risultanti, che a loro volta sostengono il cantato straziato e incomprensibile. Questo modo di comporre è identico a quello dei compositori minimalisti del Novecento, i quali si basavano sull’estrema riduzione del materiale musicale, su estetiche uniformi, su cambi graduali, quasi impercettibili nella composizione, in modo da creare un tessuto musicale statico, ipnotico. Non sarà mica un’esagerazione paragonare i Blut aus Nord a Terry Riley, Steve Reich e Philip Glass?

Michael Nyman, che nel 1974 usò per primo il termine minimalismo, stava sempre a fotografare

Non è una domanda retorica per farvi rispondere: “No, certo!”; è un dubbio legittimo, che rimane tale, ma vi ricordo che il minimalismo delle avanguardie ha influenzato il rock in qualche maniera fin dagli anni Sessanta e ha portato a risultati interessanti. Non possiamo parlarne ora, lo spazio per la lezione di musica è già finito e dobbiamo ancora finire di parlare del disco in questione. The Mystical Beast of Rebellion ha avuto tre edizioni principali:

2001: la prima, Oaken Shield, 6 canzoni in CD.

Prima edizione Oaken Shield, 2001

2010: Debemur Morti Production, 2 CD e 2 vinili. 9 canzoni in tutto: le 6 originali più 3 nuove, con diversa illustrazione in copertina: il gargoyle grigio – seppia.

Edizione 2010 Debemur Morti Production, con diversa illustrazione

2021: Debemur Morti Production, ristampa limitata del ventennale, in cassetta, con le sei canzoni della prima edizione e la copertina della prima edizione.

Edizione in cassetta del ventennale, Debemur Morti Production

Per concludere, forse l’essenza di The Mystical Beast of Rebellion la si deve leggere in quelle voci rallentate e distorte fra Chapter IV e Chapter V, oppure in quei tre minuti e mezzo di silenzio assoluto alla fine di Chapter VI, che è la fine dell’opera, ultimo dettaglio che ci riporta con la mente a certe avanguardie musicali e ci fa tornare il dubbio di dove collocare i Blut aus Nord nel panorama artistico mondiale. (Stefano Mazza)

 

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